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Archivio di Settembre 2020

Annuale assemblea dei soci della Pro loco bozzolese

Venerdì 25 Settembre 2020

BOZZOLE – (gpc) Si è tenuta domenica scorsa 20 settembre l’annuale assemblea dei soci della Pro loco bozzolese. In realtà l’assemblea si sarebbe dovuta tenere in primavera, ma le misure di chiusura a causa della pandemia, avevano consigliato il suo rinvio. E’ stata così l’occasione per fare il punto del sodalizio che rappresenta un punto fermo nella vita sociale del paese. La Pro Loco conta quasi 150 soci e, nel triennio iniziato lo scorso anno, vede come presidente Cesare Baldi, vice presidente Pier Luigi Cape e tesoriere Margherita Bergia.
L’assemblea ordinaria ha approvato il bilancio consultivo 2019, in ritardo a causa del covid, che ha costretto ad annullare due tradizionali appuntamenti, quali la Sagra della patata e il pranzo degli anziani.
Domenica 13 settembre, invece, era stato organizzato un pranzo sociale; in questa occasione è stato festeggiato Dante Renzo Zemide per i suoi 90 anni. Era presente anche il sindaco Ugo Baldi (che ha ringraziato ed evidenziato il ruolo di Zemide nella vita dell’associazione); il presidente della Pro Loco Cesare Baldi si è fatto interprete di tutta la popolazione per consegnare una targa di riconoscimento per il suo operato a favore dell’associazione che lo ha vista tra i soci fondatori e a lungo presidente (per ben 18 anni !).

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Referendum confermativo costituzionale

Venerdì 25 Settembre 2020

OCCIMIANO (gpc) – Si è conclusa da poco la tornata elettorale con il referendum confermativo costituzionale che ha coinciso con una novità storica per gli occimianesi. Mi riferisco infatti alla nuova collocazione. del seggio che è cambiata, passando dalla scuola elementare (dove tradizionalmente gli elettori si sono recati per esprimere il proprio voto) alla palestra del Centro sportivo comunale di piazza Grande Torino. “Come Amministrazione comunale - ha spiegato il sindaco Valeria Olivieri - ritenevamo importante garantire agli alunni della scuola primaria un avvio regolare delle lezioni, riprese solo da una settimana. Così abbiamo individuato la palestra come soluzione ideale, anche per il futuro: è stato un notevole sforzo, sia a livello burocratico per l’Ufficio Elettorale che operativo per cantonieri e volontari, oltre che economico, visto che si è reso necessario completare la dotazione che costituiva l’arredo dei seggi da molti anni”.

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Concerto annuale della benemerita Banda musicale “La Filarmonica”

Venerdì 25 Settembre 2020

OCCIMIANO – (gpc) Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con il Concerto che annualmente la benemerita Banda musicale “La Filarmonica” offre al paese. Il prestigioso sodalizio, nato nel 1903, ha ottenuto in oltre un secolo di vita (compie quest’anno 117 anni !) numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.
Il concerto si inserisce in un pomeriggio ricco di eventi; appuntamento dunque domenica prossima 27 settembre, presso l’Antica Corte dei Marchesi Da Passano, alle ore 15,30.
Sarà inoltre l’occasione per la consegna delle Borse di studio che come ogni anno la “Fondazione Ernesto e Carla Rota” assegna ai migliori studenti che si sono resi protagonisti con le loro performances ai diversi livelli di studio (dalla scuola media alla laurea) oltre che alla Banda musicale.

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NESSUNO NE PARLA (O QUASI) news quasi sconosciute a cura di Gian Paolo Cassano

Venerdì 25 Settembre 2020

Le vocazioni sacerdotali e religiose in Vietnam sono in aumento. Il Paese asiatico conta circa 7 milioni di fedeli pari a circa il 7% della popolazione, con 5.000 sacerdoti. Ne riferisce Vatican news. A mancare sono le strutture per formare gli aspiranti sacerdoti. Attualmente la Chiesa gestisce 11 seminari maggiori, con 2.624 studenti da 27 diocesi che non sono tuttavia sufficienti ad accogliere tutti i candidati, soprattutto nel nord del Paese. Basti pensare che il Seminario Maggiore di San Giuseppe ad Hanoi ha potuto accettare quest’anno solo 6 candidati su un totale di 40, una parte dei quali sono stati inviati ad altri seminari, mentre quelli rimanenti non hanno avuto la possibilità di iniziare la loro formazione sacerdotale.
La buona notizia è che l’autorità vietnamita ha dato via libera alla costruzione del nuovo Seminario Maggiore del Sacro Cuore nella diocesi di Thai Binh in nord Vietnam. A dirigerlo sarà padre Dominic Dang Van Cau, 58 anni. Il nuovo seminario, potrà accogliere fino a 200 studenti non solo locali, ma anche da altre diocesi e congregazioni, ha spiegato all’agenzia Ucanews padre Thomas Doan Xuan Thoa, responsabile del consiglio diocesano e parroco della parrocchia di Trung Dong.
Il precedente Seminario Minore del Sacro Cuore era stato chiuso tra il 1970 e 1971 in piena guerra del Vietnam. L’allora vescovo di Thai Binh, Dominique-Marie Ðình Ðức Trụ, scomparso nel 1982, aveva lanciato un filosofato e un teologato che era stata tuttavia chiuso dal Governo fino al 2008 quando il successore alla guida della diocesi aveva ottenuto dalle autorità il permesso di riprendere i corsi quinquennali per ex seminaristi, L’attuale vescovo di Thai Binh, monsignor Peter Nguyen Van De, ha organizzato un nuovo corso per 25 studenti, ora diaconi, che saranno ordinati sacerdoti il prossimo mese di dicembre.

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Venerdì 25 Settembre 2020

Proseguendo il ciclo di catechesi sulla pandemia, all’udienza generale di mercoledì 16 settembre, nel Cortile di san Damaso, il Papa ha riaffermato che “chi vive per sfruttare la natura, finisce per sfruttare la gente”. Come scriveva nella Laudato si’, Francesco ha ricordato che “il prendersi cura è una regola d’oro del nostro essere umani, e porta con sé salute e speranza”, ripensando a quanti quotidianamente si occupano dei più deboli, spesso senza adeguato riconoscimento sociale, perché prendersi cura di chi è ammalato è una ricchezza umana e anche cristiana. Ora “tutte le forme di vita sono interconnesse e la nostra salute dipende da quella degli ecosistemi che Dio ha creato e di cui ci ha incaricato di prenderci cura. Abusarne, invece, è un peccato grave che danneggia e che fa male, che fa ammalare.”
L’antidoto contro “questo uso improprio della nostra casa comune” sta nella contemplazione della bellezza del creato. Non c’è un vaccino per questo, per la cura della casa comune, ma c’è bisogno di silenzio e di ascolto per scoprire il bello che ci circonda e il valore di ciascuna creatura, che riflette un raggio della sapienza di Dio, perché la contemplazione guarisce anche l’anima. “Senza contemplazione, è facile cadere in un antropocentrismo squilibrato e superbo, l’io al centro di tutto, che sovradimensiona il nostro ruolo di esseri umani, posizionandoci come dominatori assoluti di tutte le altre creature. (…). Sfruttare il creato, questo è il peccato. Crediamo di essere al centro, pretendendo di occupare il posto di Dio; e così roviniamo l’armonia del creato, l’armonia del disegno di Dio.” Noi invece siamo chiamati ad essere custodi della terra che “possiamo e dobbiamo lavorare” per svilupparci. “Non possiamo pretendere di continuare a crescere a livello materiale, senza prenderci cura della casa comune che ci accoglie. I nostri fratelli più poveri e la nostra madre terra gemono per il danno e l’ingiustizia che abbiamo provocato, e reclamano un’altra rotta. Reclamano da noi una conversione, un cambio di strada, prendersi cura anche della terra, del creato.”
Occorre “recuperare la dimensione contemplativa”, saper guardare al creato come a un dono, non per il profitto. Contemplare è andare oltre l’utilità: “qui è il nocciolo del problema: contemplare è andare oltre l’utilità di una cosa. (…). E’ gratuito”. Tra i tanti maestri spirituali hanno insegnato che tutta la natura ci conduce a Dio, cita “ad esempio, Sant’Ignazio di Loyola, alla fine dei suoi Esercizi spirituali, invita a compiere la ‘Contemplazione per giungere all’amore’, cioè a considerare come Dio guarda le sue creature e gioire con loro; a scoprire la presenza di Dio nelle sue creature e, con libertà e grazia, amarle e prendersene cura.” Contemplare significa riconoscersi parte integrante del creato. “Chi non sa contemplare la natura e il creato, non sa contemplare le persone nella propria ricchezza. E chi vive per sfruttare la natura, finisce per sfruttare la gente e trattarla come schiavi. Questa è una legge universale.” Chi non sa “contemplare la natura,” difficilmente saprà “contemplare la gente, la bellezza delle persone.” Invece “chi sa contemplare, più facilmente si metterà all’opera per cambiare ciò che produce degrado e danni alla salute. Si impegnerà a educare e promuovere nuove abitudini di produzione e consumo, a contribuire ad un nuovo modello di crescita economica che garantisca il rispetto per la casa comune, il rispetto per le persone. Il contemplativo in azione tende a diventare custode dell’ambiente, cercando di coniugare saperi ancestrali di culture millenarie con le nuove conoscenze tecniche, affinché il nostro stile di vita sia sostenibile.” Per questo motivo Francesco ha indicato due atteggiamenti che ci possono far cambiare direzione nel rapporto con la nostra casa comune: contemplare e prendersi cura. Chi sfrutta il creato a proprio profitto, pagherà caro. Dice un detto spagnolo: “Dio perdona sempre; noi perdoniamo a volte; la natura non perdona mai”. Se invece abbiamo un rapporto “fraternale con il creato, diventeremo custodi della casa comune, custodi della vita e custodi della speranza.” C’è chi già lo fa; il Papa si è riferito in particolare ai popoli indigeni, “verso i quali abbiamo tutti un debito di riconoscenza, anche di penitenza, per riparare il male che abbiamo fatto loro”, ma anche a tanti movimenti, associazioni, gruppi popolari che si impegnano pensando alle generazioni future. Di qui l’invito ad ognuno a “diventare un ‘custode della casa comune’, capace di lodare Dio per le sue creature, di contemplarle e di proteggerle”: spetta a ognuno di noi farlo.
Domenica 20 settembre, all’Angelus, commentando la parabola dei lavoratori chiamati dal padrone della vigna, il Papa ha spiegato che Dio dà il massimo della ricompensa anche agli ultimi, come al buon ladrone sulla croce. Come il padrone della Vigna, che rappresenta Dio, “esce continuamente alla ricerca delle persone, perché vuole che nessuno sia escluso dal suo disegno d’amore”, così è chiamata a fare la Chiesa, altrimenti si ammala. “La Chiesa deve essere come Dio: sempre in uscita; e quando la Chiesa non è in uscita, si ammala di tanti mali che abbiamo nella Chiesa.” Ora, nell’uscire si affrontano rischi e pericoli ma “è meglio una Chiesa incidentata, per uscire, annunziare il Vangelo, che una Chiesa ammalata da chiusura”. Il Papa ha colto poi “due atteggiamenti” del padrone della vigna che sono, poi, caratteristiche di Dio: la chiamata per tutti e il modo di ricompensare. Dio “chiama tutti e chiama sempre. Dio agisce così anche oggi: continua a chiamare chiunque, a qualsiasi ora, per invitare a lavorare nel suo Regno. Questo è lo stile di Dio, che a nostra volta siamo chiamati a recepire e imitare.”
In secondo luogo ricompensa i lavoratori con una modalità slegata dalla logica umana “dei meriti acquistati con la propria bravura”, perché “non guarda al tempo e ai risultati, ma alla disponibilità e alla generosità con cui ci mettiamo al suo servizio. Il suo agire è più che giusto, nel senso che va oltre la giustizia e si manifesta nella Grazia.” Il Signore, infatti, vuole dare a tutti il massimo della ricompensa, “anche a quelli che sono arrivati per ultimi”. Gesù non sta parlando del lavoro e del giusto salario, “ma del Regno di Dio e della bontà del Padre celeste”. Ecco perché chi rimane ancorato alla logica del mondo da primo si trova ultimo “mentre chi si affida con umiltà alla misericordia del Padre, da ultimo si trova primo”. Donandoci la Grazia “Egli ci elargisce più di quanto noi meritiamo”. La ricompensa di Dio è dunque il nostro tutto, “è il suo amore, l’amicizia di Gesù per noi”.

TELECOMANDO a cura di Gian Paolo Cassano

Venerdì 25 Settembre 2020

“MARE FUORI” è la nuova serie con la regia di Carmine Elia, in prima serate in onda su Rai2 da mercoledì racconta le storie in un carcere minorile. Tra minacce, amori, fughe, esami di scuola, partite di pallone, risse, cadute all’inferno e inaspettate resurrezioni si scopre che l’Istituto Penitenziario Minorile ha le sue regole, le sue alleanze, le sue leggi. Quando vivi in una cella che si affaccia sul mare e quel mare ogni giorno ti regala il vento e i suoi profumi, è molto più difficile dire addio alla libertà. E’ ambientato all’IPM (Istituto di Pena Minorile) di Napoli che ospita i ragazzi che sbagliano. L’Istituto Minorile è a picco sul mare e ospita 70 detenuti: 50 ragazzi e 20 ragazze. Quando entrano, hanno sempre meno di 18 anni. Melodramma, storie d’amore e ‘coming of age’ (il passaggio dalla giovinezza all’età adulta) si mescolano in questa serie, che restituisce al carcere la figura di rieducatore e non di giustiziere. Infatti “‘Mare fuori’ è la speranza - ha detto Francesco Nardella, vicedirettore di Rai Fiction - di poter rientrare nella vita, grazie all’amicizia, all’amore, alla scuola e all’attenzione per l’altro. Rispondendo alla domanda sull’affinità con ‘Gomorra’, ha aggiunto: “è una serie che mi piace molto ma non l’avrei mai fatta perché fornisce un solo punto di vista, ovvero quello del sistema criminale. ‘Mare fuori, invece, fornisce più punti di vista”.
Ritorna la collaborazione tra la TGR Rai e Legambiente per l’iniziativa “Puliamo il mondo”, con collegamenti speciali: giovedì 24 e venerdì 25 settembre alle 15.10, sabato 26 settembre alle 13.30 e domenica 27 dalle 8.30 fino alle 12. La XXVIII edizione di Puliamo il Mondo sarà la prima grande iniziativa di volontariato ambientale in programma nell’Italia post coronavirus e attraverso la quale Legambiente, insieme ai suoi volontari lancerà un messaggio di speranza e futuro sostenibile al Paese in forte difficoltà.

TELECOMANDO a cura di Gian Paolo Cassano

Martedì 15 Settembre 2020

“DALLE ALPI AL TETTO DEL MONDO”. Su Focus (alla domenica, alle ore 21,15) viene proposto un emozionante viaggio, tra vette himalayane e Valfurva, un viaggio nella storia e nel cuore di un grande innamorato della vita e della natura, come Mario Confortola, un “cacciatore di Ottomila” che ha conquistato 11 delle 14 super-vette presenti sulla Terra, senza fare uso di bombole d’ossigeno. Infatti Confortola è un uomo che dal 2008 arrampica con i piedi semi-amputati, dopo un congelamento sulle pendici del K2, e che a un anno di distanza è stato capace di riprendere tutte le sue attività.
“TUTTO SU MIA MADRE”, il nuovo docu-reality prodotto da Stand By Me per Rai3, in onda alle 20.25 - dal lunedì al venerdì per sei settimane - racconta le vite ordinarie e allo stesso tempo straordinarie delle mamme italiane, restituendo un ritratto emozionante e sorprendente di quella che è, da sempre, la figura fondamentale nella vita di ciascuno e la spina dorsale su cui si regge la nostra società: la madre. Il programma fa conoscere trenta donne di età, storie, provenienze, caratteri ed estrazioni sociali differenti. Ex sportive, attiviste, imprenditrici, casalinghe, donne scampate alla persecuzione nazista o che hanno dovuto affrontare gravi problemi di salute del proprio figlio.
A partire dal 19 settembre, su Tv2000 segnaliamo “LE PIETRE PARLANO” (sabato, ore 21,20), il viaggio di Alessandro Sortino per scoprire la nascita delle prime chiese domestiche fino all’arrivo degli Apostoli a Roma.

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Martedì 15 Settembre 2020

All’udienza generale di mercoledì 9 settembre tenuta nel Cortile di San Damaso, in Vaticano, il Papa ha indicato nella politica del bene comune la risposta sociale alla pandemia. Infatti il coronavirus ha mostrato l’intreccio profondo che esiste fra il bene comune e il bene di ciascuno, che “la salute, oltre che individuale, è anche un bene pubblico”, per cui una società sana “si prende cura della salute di tutti”. Il Papa così ha proseguito le catechesi su come guarire il tessuto personale e sociale ferito ancor più profondamente dalla pandemia, con frequenti richiami al prezioso tesoro della Dottrina sociale della Chiesa. Egli ha posto la sua attenzione sull’amore come strada per il bene comune perché “il vero bene per ciascuno è un bene comune non solo individuale”. Infatti “per costruire una società sana, una società inclusiva, giusta e pacifica, dobbiamo farlo sopra la roccia del bene comune. Il bene comune è una roccia. E questo è compito di tutti noi, non solo di qualche specialista.” Oggi, invece, si assiste all’emergere di interessi di parte, come nel caso di “chi vorrebbe appropriarsi di possibili soluzioni, come nel caso dei vaccini e poi venderli agli altri”, oppure approfittando “della situazione per fomentare divisioni” in cerca di vantaggi economici o politici, o semplicemente imboccano la strada dell’indifferenza, “i devoti di Ponzio Pilato”. In questo orizzonte, invece, “la risposta cristiana alla pandemia e alle conseguenti crisi socio-economiche si basa sull’amore”: è l’amore di Dio, da accogliere per poter rispondere in maniera simile. “Il punto più alto della santità” è “amare i nemici” anche se non è facile. E’ “un’arte” che si può imparare e migliorare.
Francesco si è così riallacciato al Catechismo e al cammino dei suoi predecessori Citando la Sollicitudo rei socialis di San Giovanni Paolo II, ha evidenziato che una delle “più alte espressioni di amore è proprio quella sociale e politica”, decisiva per affrontare ogni tipo di crisi, per costruire una “civiltà dell’amore”, come amava dire San Paolo VI. Altrimenti prevale la cultura dello scarto, dell’egoismo, portando ad esempio due genitori che hanno un figlio disabile a cui dedicano tutta la loro vita. “Questo è amore. E i nemici, gli avversari politici, anche al nostro parere, sembrano essere disabili politici, sociali, ma sembrano. Solo Dio sa se lo sono o no. Ma noi dobbiamo amarli, dobbiamo dialogare, dobbiamo costruire questa civiltà dell’amore, questa civiltà politica, sociale, dell’unità di tutta l’umanità. Al contrario, le guerre, le divisioni, le invidie, anche le guerre in famiglia: perché l’amore inclusivo è sociale, è familiare, è politico… l’amore pervade tutto.” L’amore, poi, è espansivo. Quanto bene fa una carezza di perdono più di tanti argomenti per difendersi ! “Un virus che non conosce barriere, frontiere o distinzioni culturali e politiche deve essere affrontato con un amore senza barriere, frontiere o distinzioni. (…) Il vero amore non conosce la cultura dello scarto, non sa cosa sia. Infatti, quando amiamo e generiamo creatività, quando generiamo fiducia e solidarietà, è lì che emergono iniziative concrete per il bene comune. E questo vale sia a livello delle piccole e grandi comunità, sia a livello internazionale”. Se si comincia con l’amore, sarà il perdono per tutti. “Se ognuno ci mette del suo, e se nessuno viene lasciato fuori, potremo rigenerare relazioni buone a livello comunitario, nazionale, internazionale e anche in armonia con l’ambiente. Così nei nostri gesti, anche quelli più umili, si renderà visibile qualcosa dell’immagine di Dio che portiamo in noi, perché Dio è Trinità d’Amore. Con il suo aiuto, possiamo guarire il mondo lavorando tutti insieme per il bene comune. Dio è amore, Dio è amore. (…) Con il suo aiuto, possiamo guarire il mondo lavorando sì, tutti insieme per il bene comune, non solo per il mio bene, per il bene comune di tutti.” Al riguardo san Tommaso d’Aquino ricordava come la promozione del bene comune fosse “un dovere di giustizia” che ricade su ogni cittadino e sant’Ignazio di Loyola esortava a orientare gli sforzi quotidiani verso il bene comune come un modo per “diffondere la gloria di Dio”.
Il Papa poi si è soffermato sulla politica che “spesso non gode di buona fama”. Questo non vuol dire che “i politici tutti siano cattivi”. Non bisogna rassegnarsi ad una visione negativa, ma occorre reagire, mostrando che “è doverosa una buona politica” che metta al centro bene comune e persona umana. Infatti, nella storia, ci sono “tanti politici santi”. E’ ciò che sono chiamati a fare in particolare i fedeli laici, dando buona testimonianza: “è dunque tempo di accrescere il nostro amore sociale, contribuendo tutti, a partire dalla nostra piccolezza. Il bene comune richiede la partecipazione di tutti.”
Domenica 13 settembre, all’Angelus, ha messo in rilievo come perdono e misericordia, traccino uno stile di vita improntato alla pace. Commentando il vangelo domenicale della parabola del Re misericordioso e del servo spietato, ha rilevato come “nell’atteggiamento divino la giustizia è pervasa dalla misericordia, mentre l’atteggiamento umano si limita alla giustizia”. Ora “il cuore della parabola è l’indulgenza che il padrone dimostra verso il servo con il debito più grande. L’evangelista sottolinea che ‘il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito’. Un debito enorme, dunque un condono enorme!” Quella stessa indulgenza, quella stessa compassione, però, il servo condonato non la dimostra verso un altro servo di quel padrone, un suo pari, che ha un debito con lui molto più piccolo di quello che egli aveva con il padrone. Ripercorrendo questi passaggi, il Papa ha chiarito la differenza di atteggiamento tra il padrone e il servo spietato, che è spesso la stessa differenza di atteggiamento che c’è tra Dio e l’uomo: “Gesù ci esorta ad aprirci con coraggio alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia”, ma “c’è bisogno di quell’amore misericordioso” che ci dimostra il Padre e che è alla base della risposta che Gesù dà alla domanda di Pietro: Non dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. “Nel linguaggio simbolico della Bibbia, questo significa che noi siamo chiamati a perdonare sempre!” E’ un amore misericordioso verso il prossimo da vivere nel matrimonio, tra genitori e figli, nelle famiglie troppo spesso distrutte dall’odio tra fratelli, all’interno delle comunità, nella Chiesa e anche nella società e nella politica. “Quanta sofferenza, quante lacerazioni, quante guerre potrebbero essere evitate, se il perdono e la misericordia fossero lo stile della nostra vita!”
Se non si perdona, “il rancore torna come una mosca fastidiosa”: meglio, quindi, perdonare, per essere a nostra volta perdonati, perché il perdono non è un impeto di un momento, ma uno stile di vita che deve durare per sempre… “Perdonare non è soltanto una cosa di un momento, è una cosa continua contro questo rancore, questo odio che torna. Pensiamo alla fine, smettiamola di odiare.”
Non bisogna dimenticare il legame tra la parabola del Vangelo e ciò che diciamo nel Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. “Queste parole contengono una verità decisiva. Non possiamo pretendere per noi il perdono di Dio, se non concediamo a nostra volta il perdono al nostro prossimo. È una condizione: pensa alla fine, al perdono di Dio, e smettila di odiare; caccia via il rancore, quella mosca fastidiosa che torna e torna. Se non ci sforziamo di perdonare e di amare, nemmeno noi verremo perdonati e amati.”

NESSUNO NE PARLA (O QUASI) news quasi sconosciute a cura di Gian Paolo Cassano

Martedì 15 Settembre 2020

L’ultimo rapporto della campagna Abiti Puliti, dal titolo “Stipendi negati” (ripresa da Vatican news) pone in evidenza come in Asia, gli stipendi, già molto bassi, siano calati tra il 38 e il 50%. durante i mesi del lockdown in seguito alla pandemia di Covid. Per questo “è indispensabile - afferma Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna - che le aziende si prendano le loro responsabilità e garantiscano i diritti dei lavoratori”.
Una parte sostanziale del giro d’affari è legata alla produzione di abbigliamento per l’esportazione, che secondo stime, rappresenta una forza lavoro di 13,8 milioni (se si esclude la Cina a causa di un maggiore sostegno governativo). La Campagna sottolinea che “i marchi e i rivenditori globali hanno la responsabilità di garantire che i lavoratori impiegati nelle proprie catene di fornitura siano pagati in conformità con le leggi locali e gli standard internazionali. I brand scelgono di localizzare le proprie produzioni in paesi con bassi salari e deboli protezioni sociali. Come sostengono da tempo i lavoratori, i sindacati e i gruppi della società civile, le filiere globali sono caratterizzate da un evidente squilibrio di potere tra, da un lato, marchi e distributori al vertice delle catene di approvvigionamento e, dall’altro, lavoratori impiegati nelle fabbriche”.

“Alleati per il futuro”.

Martedì 15 Settembre 2020

“Alleati per il futuro”. E’ questo lo slogan dell’96° Giornata dell’Università Cattolica del S. Cuore che si celebra in tutta Italia domenica prossima 20 settembre, rimandata dalla primavera (lo scorso 26 aprile, nella sua consueta collocazione), a causa dell’emergenza covid.
Da quasi un secolo la “Giornata per l’Università Cattolica” è tra i più significativi appuntamenti del calendario dei cattolici italiani. Una celebrazione che è sguardo di attenzione, stima profonda, sostegno reale. Oggi più che mai, perché le sfide globali sono sempre più impegnative.
Il tema di questa Giornata si ricollega al particolare momento che stiamo vivendo. Oggi tutti parlano di “ripartenza” dopo la crisi della pandemia e l’Università Cattolica sa di avere un grande e originale contributo da offrire alla Chiesa e al nostro Paese. La formazione e la ricerca, i nostri due essenziali compiti, diventano gli assi portanti di una alleanza tra le generazioni. Per fare tesoro di quel che abbiamo vissuto insieme e insieme aprire nuove strade. La Giornata allora vuole porre attenzione all’impegno culturale dei cattolici italiani che si concretizza nell’Università Cattolica del S. Cuore (il più grande ateneo libero d’Europa) che conferma così la sua vocazione al servizio della comunità ecclesiale come un’istituzione culturale quotidianamente impegnata a ricercare, nella sintesi tra verità e amore, il centro della cultura e della vita. Si tratta di un momento qualificato per confermare la propria vicinanza verso un’istituzione che ancor oggi genera e alimenta valori nel contesto della società italiana. Un appuntamento che si propone di confermare sempre più oggi una singolare passione e dedizione per i giovani. E’ guardare al futuro (scrivo nel Messaggio per la Giornata i Vescovi italiani) come “un’esigenza fondamentale per chiunque voglia dare compimento alle attese dell’umanità”, a “partire dai giovani”, investendo su di loro. Per questo “la Chiesa sente pertanto l’urgenza di porre basi solide per affrontare con spirito nuovo il futuro, investendo in modo speciale sulla formazione dei giovani.”
Sono passati più di 90 anni dalla sua fondazione e la Cattolica con le sue cinque sedi (Milano, Roma, Brescia, Piacenza-Cremona e Campobasso) 14 facoltà, oltre 42.000 studenti e più di 1400 docenti, 87 corsi di laurea, 53 scuole di specializzazione, quasi 100 master e 7 Alte Scuole, si presenta come un Ateneo completo e articolato, sia in ambito umanistico che scientifico, con la vocazione di essere all’avanguardia, aperta al mondo e alle sfide del proprio tempo.
Vale la pena ricordare che nell’anno passato sono state assegnate oltre 1100 borse di studio, Oltre a realizzare contri e seminari culturali e scientifici in gran parte delle diocesi italiane, promuovere corsi di aggiornamento, proporre decine di iniziative di orientamento in tutt’Italia.
Ecco perché è importante aiutare, sostenere l’Università Cattolica, anche con le offerte che si raccolgono in tutte le Parrocchie o con il contributo del 5 per mille nella dichiarazione dei redditi (indicando il C.F. dell’Università Cattolica n. 02133120150).
Gian Paolo Cassano

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