“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».” (Mt 5,13-16)

Per aiutarci a cogliere l’invito del Signore ad essere sale della terra e luce del mondo mi servo di quest’opera di Rembrandt Harmenszoon van Rijn (databile 1634) conservata al Teylers Museum di Haarlem (Paesi Bassi), il più antico museo olandese.
Rembrandt è un maestro nell’utilizzo della luce, nello scontro tra luce ed oscurità. In uno spazio totalmente oscuro e “fumoso” c’è Gesù, sulla destra, con i suoi discepoli disposti a cerchio attorno a Lui. Lo spettatore è colpito innanzitutto dell’intensa luce che Cristo emana. E’ Lui la luce del mondo, ma questa luce investe i suoi discepoli che dalla sua luce sono illuminati. Il cristiano, infatti, è luce del mondo non per virtù propria, ma nella misura in cui lascia trasparire la luce di Cristo. Pochi e semplici espedienti sono usati dall’artista, ma con grandissimo effetto; ciò è tipico dell’arte barocca che ricorre spesso a soluzione formali di forte tensione. Rembrandt non definisce moltissimo e si affida al gioco della luce per creare un pathos, una verità che pochi altri nella storia dell’arte sono stati capaci di interpretare.
I contorni dei personaggi sono appena accennati e non ben definiti. Ciò che importa è la Luce di Cristo che li illumina. Ciò che è fuori (come ciò che è alle spalle dei discepoli) rimane nel buio.
E’ la Parola di Dio (che è Cristo stesso) che illumina la vita dei suoi apostoli che lo ascoltano mentre (siamo nella continuazione del cosiddetto Discorso della montagna) li sta istruendo.
Scriveva Santa Teresa Benedetta della Croce: “Ogni cristiano dovrebbe essere come un vetro, attraverso il quale la luce dell’amore di Dio discende sul mondo. Il vetro non può essere opaco o sporco, altrimenti ostacola la luce”.
