La parola di Papa Leone

Mercoledì 31 dicembre 2025, nell’ultima udienza generale dell’anno, il Papa ha tracciato un po’ il bilancio dell’anno, segnato dal Giubileo, nella luce del Natale, esortando a meditare sui doni del Signore con un esame di coscienza per chiedere perdono “per tutti i momenti in cui non abbiamo saputo far tesoro delle sue ispirazioni e investire al meglio i talenti che ci ha affidato”. Il 2025 è stato segnato da una serie di avvenimenti importanti: la morte di papa Francesco, “gli scenari di guerra che continuano a sconvolgere il pianeta” ed “il pellegrinaggio di tanti fedeli in occasione dell’Anno Santo”. E’ questo il senso del Te Deum, segnato dall’atmosfera “della lode, dello stupore, della riconoscenza” (come diceva in quest’occasione Papa Francesco nel 2023), mentre la gratitudine mondana è appiattita sui propri interessi.

Il pellegrinaggio giubilare, poi, ci “ricorda (si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica al n. 1024) che tutta la nostra vita è un viaggio, la cui meta ultima trascende lo spazio e il tempo, per compiersi nell’incontro con Dio e nella piena ed eterna comunione con Lui.” Il Giubileo (diceva S. Paolo VI il 17 dicembre 1975) è stato “un grande atto di fede” in “attesa di futuri destini”. L’Anno santo ci ha rivelato l’amore di Dio, con l’indulgenza, col perdono e con la sua pace: “Dio è Amore! (diceva sempre papa Montini) Dio mi ama! Dio mi aspettava e io l’ho ritrovato! Dio è misericordia! Dio è perdono! Dio è salvezza! Dio, sì, Dio è la vita!”

In questa “luce escatologica di incontro fra finito e infinito” si può cogliere il segno del passaggio della Porta Santa, che “esprime il nostro ‘sì’ a Dio,” invitandoci “a varcare la soglia di una vita nuova, animata dalla grazia, modellata sul Vangelo”, infiammata dall’amore al prossimo. “È il nostro ‘sì’ a una vita vissuta con impegno nel presente e orientata all’eternità.”

Segni da meditare nella luce del Natale, che è “l’annuncio di una gioia che è per tutti”. Per questo san Leone Magno invitava a esultare per il premio al santo, per il perdono al peccatore, per la chiamata alla vita (Primo discorso per il Natale del Signore, 1).

Di qui l’esortazione ad accogliere l’invito “rivolto a tutti noi, santi per il Battesimo, perché Dio si è fatto nostro compagno nel cammino verso la Vita vera; a noi peccatori, perché, perdonati, con la sua grazia possiamo rialzarci e rimetterci in marcia; infine a noi, poveri e fragili, perché il Signore, facendo propria la nostra debolezza, l’ha redenta e ce ne ha mostrato la bellezza e la forza nella sua umanità perfetta.”

Chiediamoci:

  • Ho saputo far tesoro delle ispirazioni di Dio?
  • Ho investito al meglio i talenti che Dio mi ha affidato?
  • Ripenso alla vita come ad un viaggio la cui meta è la piena ed eterna comunione con Dio?
  • Ho vissuto l’Anno santo come un grande atto di fede in attesa di futuri destini che fin d’ora noi pregustiamo e prepariamo?
  • Mi lascio guidare dalla lode, dallo stupore e dalla riconoscenza al Signore?
  • Mi ricordo che Dio mi ama, è misericordia, è perdono, è salvezza, è la vita?
  • È il nostro ‘sì’ a una vita vissuta con impegno nel presente e orientata all’eternità.
  • Colgo nel Natale un annuncio di una gioia che è per tutti?
  • Ringrazio Dio perché, facendo propria la nostra debolezza, l’ha redenta e ce ne ha mostrato la bellezza e la forza nella sua umanità?