La bellezza nella Parola

“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».” (Mt 17,1-9)

Sopra il presbiterio della Chiesa parrocchiale di Occimiano è raffigurata la Trasfigurazione di Gesù, opera di Paolo Maggi (1810-1890), detto “il Raffaello della Lomellina”, pittore originario di Sannazzaro de’ Burgondi, molto attivo tra Lomellina, Alessandrino e Novarese nella seconda metà dell’800 che ad Occimiano affrescò la volta, negli anni 1867‑69. Un’opera, quella di Paolo Maggi che va inserita nell’attività di quei pittori che seppero farsi interpreti del gusto della società italiana del XIX secolo, lavorando per 60 anni con una produzione di centinaia di metri quadrati di affreschi, senza risparmiarsi.

Al centro (dentro una cornice polilobata) c’è Gesù, trasfigurato con splendide vesti bianche (“le sue vesti divennero candide come la luce” – Mt 17,2), circondato da un’aurea luminosa, mentre si eleva verso il Cielo. Accanto a Lui, anch’essi più elevati da terra, sono presenti Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge ed i Profeti. Il primo (a destra), è riconoscibile perché porta tra le mani le tavole dei Comandamenti, mentre a sinistra c’è Elia. Sotto, in basso, prostrati a terra, abbagliati della luce divina, su un tappeto verde (simbolo di speranza) di una spianata del monte Tabor, ci sono i tre apostoli che il Signore aveva condotto con sé: da sinistra Giacomo, poi Pietro (al centro), mentre prende la parola per esprimere lo stupore di ciò che sta vivendo e Giovanni a destra (il più giovane).

L’opera presenta una sua relativa dinamicità, perché cerca di cogliere il momento dell’evento cristologico e, contestualmente realizza un esempio di simmetria nella posizione dei due rappresentanti dell’Antico Testamento a lato di Cristo trionfante, come suoi testimoni.