Un tempo di conversione: ecco così è la Quaresima. Lo scrive Leone XIV nel suo messaggio per questo tempo forte dell’anno liturgico. Conversione che si attua se “ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito.” Un itinerario in cui “prestare l’orecchio alla voce del Signore”, rinnovando la decisione di seguirlo che il Pontefice coglie in tre passaggi: ascoltare, digiunare, insieme.
In primo luogo c’è l’ascolto della Parola e del grido di chi soffre; l’ascolto, infatti, è un tratto distintivo di Dio, che ha udito il grido del suo popolo oppresso in Egitto. E’ un “Dio coinvolgente”, che ci raggiunge con pensieri “che fanno vibrare il suo cuore”. Così ascoltare la sua Parola nella Liturgia “ci educa a un ascolto più vero della realtà”, riconoscendo, tra le molte voci “quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta.” Se ci lasciamo istruire da Dio ad ascoltare la sua Parola potremo riconoscere che “la condizione dei poveri (come scriveva nella Dilexit te, n.9) rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa”.
Il secondo passaggio riguarda il digiuno come pratica concreta “che dispone all’accoglienza della Parola di Dio”, per “discernere e ordinare gli appetiti”, mantenendo “vigile la fame e la sete di giustizia, (…) istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo.” Il digiuno disciplina il desiderio, lo purifica, lo rende più libero e lo espande nel rivolgersi a Dio ed orientando al bene (come ricordava anche s. Agostino). Il digiuno “dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà, radicato nella comunione con Dio”, facendoci “acquisire uno stile di vita più sobrio”. Per questo ci invita “a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo”. Si tratta di “disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.”
Tutto ciò però si fa “insieme”; ecco il terzo passaggio, “la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno”. Come il popolo d’Israele si radunava “per ascoltare la lettura pubblica del libro della Legge” e praticare il digiuno, “in modo da rinnovare l’alleanza con Dio”, così
“le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale.”
