AVANA –Soggetta a un embargo commerciale statunitense dal 1962, Cuba vive una gravissima crisi economica caratterizzata da prolungate interruzioni di elettricità, carenza di carburante, medicinali e cibo. Il Paese caraibico, con i suoi 9,6 milioni di abitanti, ha perso il suo principale fornitore di petrolio dato che il governo degli Stati Uniti ha deciso che non avrebbe permesso la spedizione di greggio venezuelano. Nei giorni scorsi Trump ha firmato un ordine esecutivo in cui minaccia dazi ai Paesi che forniscono petrolio a Cuba
Di fronte all’aggravarsi della crisi, i vescovi cubani (come riporta Vatican news) mettono in guardia dal rischio di un peggioramento delle sofferenze nell’isola e chiedono riforme profonde, dialogo e rispetto della dignità umana, senza esclusioni né violenze. Essi esprimono una profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione sociale ed economica del Paese, avvertendo del rischio di un ulteriore collasso sociale e violenza. Il rischio tra i cittadini della stessa nazione è reale, sostengono, chiarendo che nessun cubano di buona volontà può rallegrarsi di un simile scenario. I vescovi sottolineano quindi che la Chiesa cattolica continuerà ad accompagnare il popolo cubano attraverso la propria missione: pregare, annunciare il Vangelo e servire soprattutto i più vulnerabili. Ribadiscono inoltre la loro disponibilità a collaborare, se richiesto, alla creazione di spazi di incontro e cooperazione per il bene comune.
