Il Sudan detiene il triste primato globale della fame estrema. E’ ciò che emerge dalla denuncia di Azione contro la Fame, ripresa da Vatican news. Oltre 375.000 persone sono a rischio immediato di morte, mentre la risposta umanitaria resta gravemente sottofinanziata e ostacolata dal conflitto
Dai dati dell’Ipc (Integrated food security phase classification), la carestia è stata ufficialmente dichiarata in due nuove aree del Darfur settentrionale: Um Baru e Kernoi, entrambe a nord di El Fasher. “Dobbiamo ricordare – spiega Simone Garroni, Direttore generale di Azione Contro la Fame – Italia – che carestia non è un termine generico per indicare una mancanza di cibo. È una definizione tecnica che si utilizza solo quando si verificano condizioni precise: almeno il 30% dei bambini in stato di malnutrizione acuta e almeno due morti al giorno ogni 10.000 persone. Sono dati che descrivono una situazione incredibilmente difficile”.
La situazione nutrizionale è particolarmente drammatica tra i più piccoli. A Um Baru oltre la metà dei bambini soffre di malnutrizione acuta, mentre a Kernoi la percentuale raggiunge il 34%. La diffusione della carestia si inserisce nella più grande crisi di sfollamento al mondo: 9,6 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case all’interno del Sudan, mentre circa 4 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi confinanti. Nonostante la gravità della situazione, la risposta internazionale resta largamente insufficiente. Rispetto ai bisogni umanitari del 2026, i finanziamenti sono oggi soltanto al 5%. In questa situazione “il 95% è scoperto – aggiunge Garroni – Senza un immediato cessate il fuoco e senza accesso umanitario, che oggi è difficilissimo in molte zone colpite dalle violenze, migliaia e migliaia di persone verranno lasciate morire”.
