Nell’udienza giubilare di sabato 20 dicembre 2025, a chiusura dell’anno santo, il Papa ha evidenziato la virtù della speranza come generativa, guardando a Maria, nostra speranza.
Ora se il Giubileo finisce, “non finisce però la speranza”, per cui “rimarremo pellegrini di speranza!” Infatti “senza speranza, siamo morti; con la speranza, veniamo alla luce”, perché “è una virtù teologale, cioè una forza di Dio, e come tale genera, non uccide ma fa nascere e rinascere.” Si comprende allora che la vera forza non è quella minaccia e uccide (che è prepotenza, “è male che non genera niente”), ma è quella di Dio che fa nascere.
Rifacendosi all’immagine paolina della creazione che “geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi” (Rm 8,22), ha esortato “ad ascoltare e a portare in preghiera il grido della terra e (…) dei poveri.” E’ il grido della creazione che non è ascoltato da molti potenti, per cui “la ricchezza della terra è nelle mani di (…) pochissimi,” che non vogliono spesso “ascoltare il gemito della terra e dei poveri.” E i beni del creato sono destinati a tutti e “nella fede il dolore della terra e dei poveri è quello di un parto.”
Ora se “Dio genera sempre” e “crea ancora” e “noi possiamo generare con Lui, nella speranza”, perché “non c’è solo chi ruba, c’è soprattutto chi genera”. E’ ciò che vediamo in Maria di Nazaret (per cui la nostra preghiera è profondamente mariana) che Dio ha reso feconda e che “ci è venuto incontro coi suoi tratti, come ogni figlio somiglia alla madre.” Così noi “somigliamo a questa Madre che ha dato volto, corpo, voce alla Parola di Dio” e “trasformare il grido che ascoltiamo in un parto”.
Di qui l’invito a dare corpo e voce a Gesù che “vuole nascere ancora”: è ciò “che la creazione attende,” perché il Signore è vicino e ci “rivela che Dio ha viscere di misericordia, attraverso le quali genera sempre.”
Allora “sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio: il mondo in cui Dio, gli esseri umani e tutte le creature passeggiano di nuovo insieme, nella città-giardino, la Gerusalemme nuova. Maria, speranza nostra, accompagni sempre il nostro pellegrinaggio di fede e di speranza.”
Chiediamoci:
- Vivo la virtù della speranza come generativa?
- Accolgo l’invito a rimanere pellegrini di speranza?
- Comprendo che la forza non è quella minaccia, ma è quella di Dio che fa nascere?
- Ascolto e porto in preghiera il grido della terra e dei poveri?
- Prendo coscienza che i beni del creato sono destinati a tutti?
- Leggo nella fede il dolore della terra e dei poveri come quello di un parto?
- Intuisco che noi possiamo generare con Dio, nella speranza?
- Capisco che sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio
- Mi affido a Maria, speranza nostra, perché accompagni sempre il nostro pellegrinaggio di fede e di speranza?
