La bellezza nella Parola

“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.” (Lc 2,16-21)

La liturgia ci invita a fissare i nostri occhi ed il nostro cuore su Maria SS., chiamata ad essere Madre di Dio, (accompagnata dal suo sposo Giuseppe).

La colgo nell’icona della  Blachernitissa (detta Platytera, o Madre di Dio del segno) è uno dei temi iconografici più replicati dell’arte bizantina, che prende il nome dalla Basilica delle Blacherne a Costantinopoli. L’immagine originale è andata persa, ma è nota attraverso numerose riproduzioni, come quella dell’icona slava del XIII secolo conservata nella Galleria Tret’jakov di Mosca, una delle più grandi collezioni di belle arti russe al mondo.

Rappresenta Maria in atteggiamento di orante, con le braccia aperte, e con l’immagine del Bambino Gesù benedicente, racchiusa in un clipeo posto all’altezza del suo ventre. E’ vestita con la porpora, dell’omophoriòn (il manto) che con il rosso del tappeto dal ricco disegno a fogliame si accordano armoniosamente con il verde scuro dell’abito. L’oro caldo del fondo traspare anche sulle pieghe degli abiti. Maria è raffigurata con le mani alzate a forma di “U” in segno di preghiera che simboleggia la reverenza verso Dio, diventando formula iconografica per rappresentare il vero credente che da Cristo aspetta la vita.

Il gesto della mano con il palmo rivolto verso l’alto esprime l’attesa del dono da parte di Dio e al tempo stesso la totale disponibilità a essere “colmati dall’Alto”; le mani alzate rinunciano ad intervenire autonomamente nella storia e formano al tempo stesso un ricettacolo invisibile che Dio potrà riempire e dal quale si effonderà, come dal bacino di una fonte, l’acqua della vita.

L’Orante con il Bambino nel medaglione non è dunque una raffigurazione storica della Madre con il Figlio, bensì la “Vergine del Segno”.