La parola di Papa Francesco

La virtù della prudenza è stata l’oggetto della riflessione catechistica del Papa all’udienza generale di mercoledì 20 marzo, il cui testo è stato letto (per non affaticare il Pontefice) dal rosminiano padre Pierluigi Giroli della Segreteria di Stato.

Con la giustizia, la fortezza e la temperanza è una delle cosiddette virtù cardinali, che appartengono al patrimonio della sapienza antica, quindi non solo dei cristiani, diventando così “uno dei temi più interessanti nell’opera di incontro e di inculturazione”. Nella Bibbia si legge: “la stoltezza è una gioia per chi è privo di senno; chi è prudente cammina diritto. Falliscono le decisioni prese senza consultazione, riescono quelle suggerite da molti consiglieri. (Proverbi 15,21-22)” Parlare di virtù (come insegnano gli scrittori medioevali) non significa semplicemente elencare qualità positive dell’anima. I teologi “hanno immaginato il settenario delle virtù (le tre teologali e le quattro cardinali) come una sorta di organismo vivente, dove ogni virtù ha uno spazio armonico da occupare.” Alcune sono essenziali e altre accessorie, come pilastri, colonne e capitelli. “Niente quanto l’architettura di una cattedrale medievale può restituire l’idea dell’armonia che c’è nell’uomo e della sua continua tensione verso il bene.”

Ora la prudenza “non è la virtù della persona timorosa, sempre titubante circa l’azione da intraprendere,”  né è da confondersi solo con la cautela. “Accordare un primato alla prudenza significa che l’azione dell’uomo è nelle mani della sua intelligenza e libertà.” Chi è prudente è creativo: “ragiona, valuta, cerca di comprendere la complessità del reale”, senza lasciarsi travolgere da emozioni, pigrizia, illusioni. “In un mondo dominato dall’apparire, dai pensieri superficiali, dalla banalità sia del bene che del male, l’antica lezione della prudenza merita di essere recuperata.” La prudenza è la “recta ratio agibilium” (come la chiama San Tommaso d’Aquino), cioè “la capacità di governare le azioni per indirizzarle verso il bene”, per cui è soprannominata il “cocchiere delle virtù”. Prudente è chi è capace di scegliere: “finché resta nei libri, la vita è sempre facile, ma in mezzo ai venti e alle onde del quotidiano è tutt’altra cosa, spesso siamo incerti e non sappiamo da che parte andare”, per cui non sceglie a caso, ma sa che cosa vuole. Sa ponderare le situazioni, facendosi consigliare per scegliere con libertà interiore, quale sentiero imboccare.

Incorrere nell’errore è una possibilità, ma con la prudenza si possono evitare “grosse sbandate“, soprattutto per chi ha responsabilità, chi è chiamato a governare, non guardando con superficialità ai problemi. “Sa che amministrare è difficile, che i punti di vista sono tanti e bisogna cercare di armonizzarli, che si deve fare non il bene di qualcuno ma di tutti.” Ora “l’ottimo è nemico del bene”, perché il troppo zelo, in qualche situazione può combinare disastri!

Chi è prudente “sa custodire la memoria del passato, non perché ha paura del futuro, ma perché sa che la tradizione è un patrimonio di saggezza”. Il mondo non comincia da noi e la “vita è fatta di un continuo sovrapporsi di cose antiche e cose nuove”. Per questo è anche previdente, perché sa che una volta “decisa la meta a cui tendere, bisogna procurarsi tutti i mezzi per raggiungerla.”

Il Vangelo ci aiuta a educarci alla prudenza, insegnando che “è prudente chi costruisce la sua casa sulla roccia e imprudente chi la costruisce sulla sabbia” (cfr Mt 7,24-27), lodando le vergini sagge che non si fanno trovare prive di olio per le loro lampade (cfr Mt 25,1-13), perché “la vita cristiana è un connubio di semplicità e di scaltrezza“. Così, “preparando i suoi discepoli per la missione, Gesù raccomanda: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16). Come dire che “Dio non ci vuole solo santi, ci vuole santi intelligenti, perché senza la prudenza è un attimo sbagliare strada!”

Chiediamoci:

  • Ripenso alle virtù come ad un patrimonio che appartiene alla sapienza del mondo?
  • Rifletto sulle virtù come una sorta di organismo vivente, dove ogni virtù ha uno spazio armonico da occupare?
  • Penso in positivo alla prudenza, senza confonderla con la cautela?
  • Accordo un primato alla prudenza sapendo che l’azione dell’uomo è nelle mani della sua intelligenza e libertà?
  • Sono prudente e quindi so scegliere?
  • So, come persona prudente, custodire la memoria del passato?
  • Mi ricordo che Dio non ci vuole solo santi ma anche intelligenti?