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La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Chi nella vita ha scelto di seguire la strada dell’amore, non può avere paura del giudizio finale di Dio; si questo si è soffermato il Papa nell’udienza generale di mercoledì 11 dicembre, concludendo la catechesi sul Credo. Il giudizio sarà un “abbraccio”, perché Dio è un Padre che ama i suoi figli, non li vuole sul banco degli imputati. “Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”.
Ma (è la seconda certezza) se Dio non giudica, la condanna sarà una “auto-condanna”, che l’uomo che rifiuta Dio avrà inflitto a sé stesso. Ora il giudizio finale “è già in atto, incomincia adesso”: pertanto “non stanchiamoci” di “vigilare sui nostri pensieri”, anzi pregustiamo fin d’ora “il calore e lo splendore del volto di Dio”, consapevoli che, se avremo aperto il cuore a Dio, nel momento del giudizio avremo attorno “l’abbraccio di Gesù”. Allora “se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo, come di una veste nuziale, ed essere condotti al banchetto, immagine della piena e definitiva comunione con Dio”. Ma c’è di più: “potremo contare sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, che hanno offerto la loro vita per noi e che continuano ad amarci in modo indicibile! (…) Quanta consolazione suscita nel nostro cuore questa certezza!”
Al termine il Papa è tornata sulla lotta alla fame nel mondo (citando la Campagna di Caritas Internationalis “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”): “lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame non deve paralizzarci, ma spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia. Il Vangelo di Gesù ci mostra la strada: fidarsi della provvidenza del Padre e condividere il pane quotidiano senza sprecarlo. Incoraggio la Caritas a portare avanti questo impegno, e invito tutti ad unirsi a questa ‘onda’ di solidarietà”.
Domenica 15 dicembre, all’Angelus, ha evidenziato come “il messaggio cristiano” sia la ‘buona notizia’ “per tutto il popolo”; infatti “la Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia”, ma non “una gioia qualsiasi. Trova la sua ragione nel sapersi accolti e amati da Dio”, che “viene a salvarci, e presta soccorso specialmente agli smarriti di cuore”. E’ la venuta di Gesù che “irrobustisce, rende saldi, dona coraggio, fa esultare e fiorire il deserto e la steppa, cioè la nostra vita quando diventa arida: e quando diventa arida la nostra vita? Quando è senza l’acqua della Parola di Dio e del suo Spirito d’amore”.
Anche ci sentiamo fragili non dobbiamo temere: “grazie al suo aiuto noi possiamo sempre ricominciare da capo. (…) Perché Lui ti aspetta, Lui è vicino a te, Lui ti ama, Lui è misericordioso, Lui ti perdona, Lui ti dà la forza di ricominciare da capo! A tutti! Siamo capaci di riaprire gli occhi, superare tristezza e pianto e intonare un canto nuovo”. E’ una “gioia vera” che “rimane anche nella prova, anche nella sofferenza (…) perché non è superficiale, ma scende nel profondo della persona che si affida a Dio e confida in Lui”.
Infatti “quanti hanno incontrato Gesù lungo il cammino, sperimentano nel cuore una serenità e una gioia di cui niente e nessuno potrà privarli (…) Perciò, quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù. Ma allora non bisogna lasciarlo solo! Dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità”.
Gian Paolo Cassano

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