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La Parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

“Per me, è l’immagine più bella della Chiesa: la Chiesa madre”. Così Papa Francesco ha sviluppato la catechesi nell’udienza generale di mercoledì 11 settembre. Dopo aver parlato della duplice maternità, della Chiesa e di Maria, ha aggiunto: “un cristiano non è un’isola! Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nella Chiesa e attraverso la Chiesa. Quello è il momento in cui ci fa nascere come figli di Dio, il momento in cui ci dona la vita di Dio, ci genera come madre”.
L’appartenenza ecclesiale allora non può essere “un fatto esteriore, formale, non è riempire una carta che ci danno e poi … no, no: non è quello! E’ un atto interiore e vitale; non si appartiene alla Chiesa come si appartiene ad una società, ad un partito o ad una qualsiasi altra organizzazione. Il legame è vitale, come quello che si ha con la propria mamma, perché la Chiesa è realmente madre dei cristiani”.
Di qui l’invito a ricordare “la data del proprio Battesimo” che è “la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la mamma Chiesa ci ha partorito.” Ne nasce un compito che affida a tutti i fedeli, “a cercare bene” la data del proprio battesimo, “per festeggiarlo, per ringraziare il Signore per questo dono”. Per questo motivo bisogna amare “la Chiesa come si ama la propria mamma, sapendo anche comprendere i suoi difetti.” E come una mamma aiuta i figli a crescere così la Chiesa lo fa con i Sacramenti, che accompagnano ogni persona nell’arco della vita, anche nei momenti più difficili o cruciali.
Ma il Papa indica ancora un’altra caratteristica tipica della Chiesa: “la Chiesa, mentre è madre dei cristiani, mentre ‘fa’ i cristiani, è anche ‘fatta’ da essi (…) La Chiesa siamo tutti. E se tu dici che credi in Dio e non credi nella Chiesa, stai dicendo che non credi in te stesso, e questa è una contraddizione. La Chiesa, siamo tutti!”.
Infatti “tutti partecipiamo della maternità della Chiesa, tutti siamo Chiesa: tutti; affinché la luce di Cristo raggiunga gli estremi confini della terra”.
Domenica 15 settembre, all’Angelus, ha parlato della misericordia di Dio (rifacendosi al vangelo di Lc. 15) della gioia di Dio nel perdonare. “E’ la gioia di un pastore che ritrova la sua pecorella; la gioia di una donna che ritrova la sua moneta; è la gioia di un padre che riaccoglie a casa il figlio che si era perduto, era come morto ed è tornato in vita, è tornato a casa. Qui c’è tutto il Vangelo … c’è tutto il Cristianesimo!” Questo “non è sentimento, non è ‘buonismo’! Al contrario, la misericordia è la vera forza che può salvare l’uomo e il mondo dal ‘cancro’ che è il peccato, il male morale, il male spirituale. Solo l’amore riempie i vuoti, le voragini negative che il male apre nel cuore e nella storia. Solo l’amore può fare questo, e questa è la gioia di Dio!”
Ed “ognuno di noi è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto” perché “Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai. Ma, è un Padre paziente: ci aspetta sempre! Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele. E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore. E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché è gioia! Dio ha questa gioia, quando uno di noi, peccatore, viene da Lui e chiede il Suo perdono”.
Il pericolo è presumere di essere giusti, giudicando gli altri; così “giudichiamo anche Dio, perché pensiamo che dovrebbe castigare i peccatori, condannarli a morte, invece di perdonare”. Infatti “se nel nostro cuore non c’è la misericordia, la gioia del perdono, non siamo in comunione con Dio, anche se osserviamo tutti i precetti, perché è l’amore che salva, non la sola pratica dei precetti.”
Se noi viviamo secondo la legge “occhio per occhio, dente per dente … mai usciamo dalla spirale del male”, perché il Maligno “ci illude che con la nostra giustizia umana possiamo salvarci e salvare il mondo. In realtà, solo la giustizia di Dio ci può salvare!” E Dio ci giudica “dando la vita per noi!” Infine un proposito affidato a tutti, di pregare per una persona con cui ci si è “arrabbiati, alla quale non vogliamo bene.”
Un ultimo pensiero è stato per il nuovo beato (proclamato sabato 14 settembre) argentino José Gabriel Brochero, sacerdote della diocesi di Córdoba, vissuto tra il 1800 e il 1900. Un prete “esemplare che ha percorso instancabilmente in groppa ad una mula gli aridi sentieri della sua parrocchia, cercando, casa per casa, le persone che gli erano state affidate per portarle a Dio”.
Gian Paolo Cassano

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