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LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO - EPIFANIA 2010

La troppa sicurezza in se stessi, la pretesa di conoscere perfettamente la realtà, la presunzione di avere già formulato un giudizio definitivo sulle cose rendono chiusi ed insensibili i loro cuori alla novità di Dio.” Lo affermato il Papa celebrando l’Eucaristia in San Pietro per l’Epifania, constatando l’indifferenza e l’incapacità a riconoscere la luce di Cristo. E’ l’assenza della “capacità evangelica di essere bambini nel cuore, di stupirsi, e di uscire da sé per incamminarsi sulla strada che indica la stella, la strada di Dio”.
All’Angelus poi ha parlato dei Magi “autentici cercatori della verità”, ricordando che “erano dei sapienti che scrutavano gli astri e conoscevano la storia dei popoli”, ma il loro sapere – ha sottolineato - lungi dal ritenersi autosufficiente, era aperto ad ulteriori rivelazioni ed appelli divini”.
Essi “ascoltano le profezie e le accolgono” realizzando “una perfetta armonia tra la ricerca umana e la Verità divina” e “da veri sapienti sono aperti al mistero che si manifesta in maniera sorprendente”, confermando “l’unità tra intelligenza e fede”.
Domenica 10 gennaio, nella festa del Battesimo di Gesù, Benedetto XVI ha celebrato la S.Messa nella Cappella Sistina ed ha amministrato il Battesimo a 14 bambini, spiegando il senso del Battesimo di Gesù nel Giordano ed il significato del sacramento per noi. Ha sottolineato il ruolo determinante dei genitori, dei padrini e delle madrine, la cui fede rappresenta “la premessa necessaria perché la Chiesa conferisca il Battesimo ai loro bambini”, ricordando l’impegno. di educare i propri figli nella fede.
Questi – ha aggiunto il Pontefice - dovranno impegnarsi ad alimentare con le parole e la testimonianza della loro vita le fiaccole della fede dei bambini, perché possa risplendere in questo nostro mondo, che brancola spesso nelle tenebre del dubbio, e recare la luce del Vangelo che è vita e speranza”.
All’Angelus l’attenzione del Papa è andata alla condizione di persone immigrate, “che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza”, e alle “situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti”, come i casi nell’Italia del Sud in Egitto e Malaysia.
Bisogna ripartire dal cuore del problema! – ha affermato Benedtto XVI - Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me”.
Similmente vale anche “per ciò che riguarda l’uomo nella sua diversità religiosa”.  Infatti “la violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili”.  

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