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La parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Durante la settimana (dal 18 al 23 febbraio) come ogni anno, il Papa ed i suoi collaboratori hanno partecipato in Vaticano agli esercizi spirituali predicati dal card. Gian Franco Ravasi sul tema “Arte di credere, arte di pregare”. Al termine nella mattinata di sabato 23 febbraio ringraziando il Predicatore ed i suoi collaboratori per aver condiviso in questi anni le responsabilità del ministero petrino, ha ricordato come il male sia all’opera per mettere in ombra, per sporcare la bellezza di Dio e come la fede ci faccia emergere da oscurità e fango. Essa è la bussola che aiuta a trovare, fra le tenebre, la mano di Dio, a riscoprirne l’amore e la verità. “E credere non è altro che, nell’oscurità del mondo, toccare la mano di Dio e così, nel silenzio, ascoltare la Parola, vedere l’amore”.
Domenica 24 febbraio Benedetto XVI ha incontrato i fedeli per l’ultima volta nell’Angelus. Per l’occasione piazza San Pietro era gremita di fedeli (si calcolano oltre 100.000) che il Papa ha ringraziato “per l’affetto e la condivisione” in questo “momento particolare”. Il vangelo domenicale della Trasfigurazione del Tabor, che come ogni domenica ha commentato ha offerto lo spunto per un’applicazione alla sua persona. “Il Signore mi chiama a ‘salire sul monte’, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui l’ho fatto fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze”.
Parlando di preghiera, ne ha messo il primato senza cui “tutto l’impegno dell’apostolato e della carità si riduce ad attivismo. Nella Quaresima impariamo a dare il giusto tempo alla preghiera, personale e comunitaria, che dà respiro alla nostra vita spirituale. Inoltre, la preghiera non è un isolarsi dal mondo e dalle sue contraddizioni, come sul Tabor avrebbe voluto fare Pietro, ma l’orazione riconduce al cammino, all’azione”. Nel volto di Benedetto XVI, nelle sue espressione e nei presenti era evidente la commozione. Tanti gli striscioni a testimoniare l’ affetto al “Cristo in terra”, come quello che portava scritto: “Noi ti abbiamo capito e continueremo ad amarti”.
Gian Paolo Cassano

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