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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Credere in Dio vuol dire non aver paura di andare controcorrente “per vivere la propria fede, resistendo alla tentazione di ‘uniformarsi’”, in una realtà sociale in cui spesso “Dio è diventato il ‘grande assente’ e al suo posto vi sono molti idoli, diversissimi idoli e soprattutto il possesso e l’‘io’ autonomo.” Lo ha ricordato il Papa nell’ udienza generale di mercoledì 23 gennaio, iniziando una serie di catechesi attorno sul “Credo”.
Il primo riferimento è ad Abramo, il “padre” dei credenti che accetta di compiere, per fede, quel “paradossale cammino” che Dio gli chiede. “Si tratta, infatti, di una partenza al buio, senza sapere dove Dio lo condurrà; è un cammino che chiede un’obbedienza e una fiducia radicali, a cui solo la fede consente di accedere. Ma il buio dell’ignoto – dove Abramo deve andare – è rischiarato dalla luce di una promessa; Dio aggiunge al comando una parola rassicurante che apre davanti ad Abramo un futuro di vita in pienezza: ‘Farò di te una grande nazione’”.
Credere, come Abramo, significa “sentire sempre la propria povertà, vedere tutto come dono. Questa è anche la condizione spirituale di chi accetta di seguire il Signore, di chi decide di partire accogliendo la sua chiamata, sotto il segno della sua invisibile ma potente benedizione”.
Allora “dire ‘Io credo in Dio’ significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso (…) ‘Credo’, perché è la mia esistenza personale che deve ricevere una svolta con il dono della fede, è la mia esistenza che deve cambiare, convertirsi.”
Con il credere in Dio, i cristiani si rendono “portatori di valori che spesso non coincidono con la moda e l’opinione del momento”, adottando criteri ed assumendo “comportamenti che non appartengono al comune modo di pensare”.
Domenica 27 gennaio, all’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato le tante vittime dell’“immane tragedia” della Shoah affinché “non si ripetano gli orrori del passato, si superi ogni forma di odio e di razzismo e si promuovano il rispetto e la dignità della persona umana”. Un pensiero è andato anche ai malati di lebbra ed ai ragazzi dell’ACR con la loro Carovana della pace.
Ha quindi parlato del modo cristiano di vivere la domenica, che è il “giorno del riposo e della famiglia”, ma prima ancora” è “giorno da dedicare al Signore, partecipando all’Eucaristia”. E’, infatti, “prima di tutto un giorno per Lui”, in un’attenzione capace di ascolto: “prima di poter parlare di Dio e con Dio, occorre ascoltarlo, e la liturgia della Chiesa è la scuola di questo ascolto del Signore che ci parla”.
Per il cristiano “ogni momento può diventare un oggi propizio per la nostra conversione”; per questo occorre sapere cogliere “l’oggi in cui Dio ti chiama per donarti la salvezza”.
Gian Paolo Cassano

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