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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Nell’Udienza generale di mercoledì 16 gennaio il Papa ha dedicato la catechesi ad evidenziare la ricerca del volto di Dio, che potrebbe essere considerata la madre di tutte le ricerche.
Ricercare il volto divino: “da una parte si vuole dire che Dio non si può ridurre ad un oggetto, come un’immagine che si prende in mano, ma neppure si può mettere qualcosa al posto di Dio; dall’altra parte, però, si afferma che Dio ha un volto, cioè è un ‘Tu’ che può entrare in relazione, che non è chiuso nel suo Cielo a guardare dall’alto l’umanità. Dio è certamente sopra ogni cosa, ma si rivolge a noi, ci ascolta, ci vede, parla, stringe alleanza, è capace di amare”.
Ora nel Nuovo Testamento questa ricerca “riceve una svolta inimmaginabile, perché questo volto si può ora vedere: è quello di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo. In Lui trova compimento il cammino di rivelazione di Dio iniziato con la chiamata di Abramo, Lui è la pienezza di questa rivelazione perché è il Figlio di Dio, è insieme ‘mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione’, in Lui il contenuto della Rivelazione e il Rivelatore coincidono. Gesù ci mostra il volto di Dio e ci fa conoscere il nome di Dio”.
Infatti Gesù “inaugura in un nuovo modo la presenza di Dio nella storia, perché chi vede Lui, vede il Padre, come dice a Filippo. Il Cristianesimo – afferma san Bernardo – è la ‘religione della Parola di Dio’; non, però, di ‘una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente’”. Per i cristiani vedere Dio si realizza nel seguire Cristo, vedendolo attraverso i volti del povero e del sofferente.
Ha concluso invocando da Dio “il grande dono dell’unità” tra tutti i cristiani, perché “la forza inesauribile dello Spirito Santo ci stimoli ad un impegno sincero di ricerca dell’unità, perché possiamo professare tutti insieme che Gesù è il Salvatore del mondo”.
Sull’impegno ecumenico è tornata domenica 20 gennaio, all’Angelus, incoraggiando “a camminare con decisione verso l’unità visibile tra tutti i cristiani e a superare, come fratelli in Cristo, ogni tipo di ingiusta discriminazione”, con l’appello a far sì che “nei diversi conflitti purtroppo in atto, cessino le stragi di civili inermi, abbia fine ogni violenza, e si trovi il coraggio del dialogo e del negoziato”.
Soffermandosi sul brano evangelico domenicale del miracolo delle “nozze di Cana”, ne ha evidenziato il significato profondo come manifestazione al mondo e segno sponsale verso la Chiesa, da Cristo resa “santa e bella”. Essa “formata da esseri umani, è sempre bisognosa di purificazione. E una delle colpe più gravi che deturpano il volto della Chiesa è quella contro la sua unità visibile, in particolare le storiche divisioni che hanno separato i cristiani e che non sono state ancora del tutto superate.”
Gian Paolo Cassano

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