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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Nell’udienza di mercoledì 5 dicembre il Papa ha richiamato il progetto di amore che Dio ha per tutti gli uomini: “Egli vuole entrare nel mondo sempre di nuovo e vuol sempre di nuovo far risplendere la sua luce nella nostra notte”. E’ un “disegno di benevolenza, (..) di misericordia e di amore” verso l’umanità. Nell’Avvento questo disegno d’amore si “manifesta nella Persona e nell’opera di Cristo”: ce lo fa conoscere “entrando in relazione con l’uomo, al quale non ha rivelato solo qualcosa, ma Sé stesso”.
Infatti “piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso [non solo qualcosa di sé, ma se stesso] e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura” (Dei Verbum, n.. 2).
Dio “rivela il suo grande disegno di amore, entrando in relazione con l’uomo, avvicinandosi a lui fino al punto di farsi uomo”. Poiché l’uomo “con la sola intelligenza e le sue capacità … non avrebbe potuto raggiungere questa rivelazione così luminosa dell’amore di Dio” è Dio stesso “che ha aperto il suo Cielo e si è abbassato per guidare l’uomo nell’abisso del suo amore”. Di qui l’atto di fede che è la risposta dell’uomo a Dio. “Per questo san Paolo sottolinea come a Dio, che ha rivelato il suo mistero, si debba «l’obbedienza della fede» (Rm 16,26)” che “non è un atto di costrizione”, ma “un abbandonarsi all’oceano della bontà di Dio”.
Ora “tutto questo porta ad un cambiamento fondamentale del modo di rapportarsi con l’intera realtà; tutto appare in una nuova luce; si tratta quindi di una vera ‘conversione’, fede è un ‘cambiamento di mentalità’, perché il Dio che si è rivelato in Cristo e ha fatto conoscere il suo disegno di amore, ci afferra, ci attira a Sé, diventa il senso che sostiene la vita, la roccia su cui essa può trovare stabilità”.
Sabato 8 dicembre, solennità dell’Immacolata, all’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato che Maria è un “dono gratuito della grazia di Dio” che ha trovato in Lei “perfetta disponibilità e collaborazione”. In Maria la “Parola di Dio trova ascolto, ricezione, risposta, trova quel ‘sì’ che le permette di prendere carne e venire ad abitare in mezzo a noi”; in Lei “l’umanità, la storia si aprono realmente a Dio, accolgono la sua grazia, sono disposte a fare la sua volontà. Maria è espressione genuina della Grazia”.
La festa dell’Immacolata ci aiuta anche “a comprendere il vero senso del peccato originale”, poiché in Maria “è pienamente viva e operante quella relazione con Dio che il peccato spezza”. Infatti “in lei, non c’è alcuna opposizione tra Dio e il suo essere: c’è piena comunione, piena intesa. C’è un ‘sì’ reciproco, di Dio a lei e di lei a Dio. Maria è libera dal peccato perché è tutta di Dio, totalmente espropriata per Lui. E’ piena della sua Grazia, del suo amore”. Possiamo così esprimere la “certezza di fede che le promesse di Dio si sono realizzate: che la sua alleanza non fallisce, ma ha prodotto una radice santa” da cui è germogliato Gesù, dimostrando che la Grazia “è capace di suscitare una risposta, che la fedeltà di Dio sa generare una fede vera e buona”.
Domenica 9 dicembre, all’Angelus, il Pontefice è andato con il pensiero a tutti i migranti lontani dalle proprie case, cosi spesso incompresi nelle loro sofferenze, richiamando il senso del Natale perché “sia vissuto non solo come una festa esteriore, ma come la festa del Figlio di Dio che è venuto a portare agli uomini la pace, la vita e la gioia vera”. E’ l’ insegnamento del Battista “a vivere in maniera essenziale”, voce che proclama la Parola di Dio che precede. “A noi il compito di dare oggi ascolto a quella voce per concedere spazio e accoglienza nel cuore a Gesù, Parola che ci salva,” ad affidare “il nostro cammino incontro al Signore che viene, per essere pronti ad accogliere, nel cuore e in tutta la vita, l’Emmanuele, il Dio-con-noi”.
Gian Paolo Cassano

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