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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Con l’udienza generale di mercoledì 17 ottobre Benedetto XVI ha aperto un nuovo ciclo di catechesi legate all’Anno della Fede, per aiutare i cristiani a superare la “frattura tra fede e vita”, ritrovando “l’entusiasmo di credere in Gesù Cristo” ed il coraggio nell’annuncio, pur in contesti sociali che sembrano aver dissolto qualsiasi valore profondo.
“L’incontro con Cristo rinnova i nostri rapporti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, nella logica dell’amore (…) è un cambiamento che coinvolge la vita, tutto noi stessi: sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità, emozioni, relazioni umane”.
Dunque, la fede coinvolge tutta la persona. “Oggi è necessario ribadirlo con chiarezza, mentre le trasformazioni culturali in atto mostrano spesso tante forme di barbarie, che passano sotto il segno di ‘conquiste di civiltà’ (…) La fede cristiana, operosa nella carità e forte nella speranza, non limita, ma umanizza la vita, anzi la rende pienamente umana”.
Viviamo in un contesto segnato da relativismo, secolarizzazione e da “una diffusa mentalità nichilista” dove “la vita è vissuta spesso con leggerezza, senza ideali chiari e speranze solide, all’interno di legami sociali e familiari liquidi, provvisori.”
Spesso oggi la “fede è vissuta in modo passivo e privato”; esiste un “rifiuto all’educazione alla fede” e, in definitiva, “una frattura tra fede e vita” ed il cristiano spesso “non conosce neppure il nucleo centrale della propria fede cattolica, del Credo, così da lasciare spazio ad un certo sincretismo e relativismo religioso, senza chiarezza sulle verità da credere e sulla singolarità salvifica del cristianesimo.”
Di qui la necessità che “il Credo sia meglio conosciuto, compreso e pregato” e così “scoprire il legame profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana”.
Domenica 21 ottobre il Papa ha celebrato (nella Giornata Mondiale Missionaria) l’Eucaristia in piazza San Pietro con la Canonizzazione di Giacomo Berthieu, Pietro Calungsod, Giovanni Battista Piamarta, Maria Carmen Sullés y Barangueras, Marianna Cope, Caterina Tekakwitha, Anna Schäffer.
Ha ricordato come il cristiano sia “chiamato a testimoniare e annunciare il messaggio cristiano conformandosi a Gesù Cristo, seguendo la sua stessa via.” Ed è ciò che hanno fatto i sette nuovi Santi con “eroico coraggio”, “totale consacrazione a Dio” e “generoso servizio ai fratelli”, ricordandoli uno ad uno. Jacques Berthieu, nato nel 1838, in Francia, gesuita, in Madagascar “ha lottato contro l’ingiustizia, mentre recava sollievo ai poveri e ai malati”: per questo “sia un incoraggiamento e un modello per i sacerdoti, affinché siano uomini di Dio come lui!”
Il filippino Pedro Calungsod, vissuto nella seconda metà del ‘600, è stato catechista con i missionari Gesuiti. Vicino al popolo Chamorro, tra “persecuzioni a causa di invidie e calunnie” si è distinto per “fede e carità profonde”: sia ispirazione “ad annunciare il Regno di Dio con forza e guadagnare anime a Dio!”
Giovanni Battista Piamarta, sacerdote della diocesi di Brescia, “fu un grande apostolo della carità e della gioventù … per ricondurli alle sorgenti della vita con sempre nuove iniziative pastorali”.
La spagnola Maria del Carmelo Sallés y Barangueras, nata nel 1848, si è distinta per l’impegno nell’insegnamento: la cui “opera educativa, affidata alla Vergine Immacolata, continua a portare frutti abbondanti in mezzo alla gioventù.”
Marianne Cope, nata nel 1838 ad Heppenheim, in Germania, è stata religiosa impegnata in particolare a prendersi cura dei lebbrosi delle Hawaii, dimostrando “l’amore, il coraggio e l’entusiasmo più alti.”
Pure tedesca è Anna Schäffer di Mindelstetten, che, costretta a letto per un grave incidente sul lavoro non ha impoverito la sua vocazione; “possa il suo apostolato di preghiera e di sofferenza, di sacrificio e di espiazione costituire un esempio luminoso per i fedeli!”
E poi c’è la figura particolarissima di Kateri Tekakwitha, nata nell’odierno stato di New York nel 1656 da padre Mohawk e da madre cristiana algonchina. E’ la prima santa amerinda. “In lei, fede e cultura si arricchiscono a vicenda!” A lei il Papa affida “il rinnovamento della fede nelle prime nazioni e in tutta l’America del Nord!”
Il Pontefice ha concluso augurandosi che “la testimonianza dei nuovi Santi, della loro vita generosamente offerta per amore di Cristo” possa “parlare oggi a tutta la Chiesa, e la loro intercessione possa rafforzarla e sostenerla nella sua missione di annunciare il Vangelo al mondo intero.”
Al momento della recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero a Lourdes, colpita dall’esondazione del fiume Gave ed una preghiera per i missionari e per i vescovi riuniti in Assemblea sinodale: affidandoli “alla materna protezione della Vergine Maria”.
Gian Paolo Cassano

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