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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Continua la catechesi sulla preghiera: parlando della seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi mercoledì 13 giugno Benedetto XVI l’ha definita “respiro dell’anima”, oasi di pace in cui possiamo attingere “l’acqua che alimenta la nostra vita spirituale e trasforma la nostra esistenza”.
E’ bello infatti veder come San Paolo per legittimare il suo apostolato, non elenchi “le comunità che ha fondato, i chilometri che ha percorso”, ma indichi “il suo rapporto con il Signore, un rapporto così intenso da essere caratterizzato anche da momenti di estasi, di contemplazione profonda; quindi non si vanta di ciò che ha fatto lui, della sua forza, delle sua attività e successi, ma si vanta dell’azione che ha fatto Dio in lui e tramite lui”.
Infatti “l’incontro quotidiano con il Signore e la frequenza ai sacramenti” permettono di aprire mente e cuore “alla sua presenza, alle sue parole, alla sua azione ….” e “Dio ci attira verso di sé, ci fa salire il monte della santità, perché siamo sempre più vicini a Lui, offrendoci lungo il cammino luci e consolazioni”.
All’Apostolo il Risorto rivela che la “la forza si manifesta pienamente nella debolezza”. San Paolo è cosciente che in lui dimora “la potenza di Cristo” e che “ogni difficoltà nella sequela di Cristo e nella testimonianza del suo Vangelo può essere superata aprendosi con fiducia all’azione del Signore”.
Egli sa come affrontare e vivere ogni evento: “nel momento in cui si sperimenta la propria debolezza, si manifesta la potenza di Dio, che non abbandona, non lascia soli, ma diventa sostegno e forza (…) Questo vale anche per noi. Il Signore non ci libera dai mali, ma ci aiuta a maturare nelle sofferenze, nelle difficoltà, nelle persecuzioni. La fede, quindi, ci dice che, se rimaniamo in Dio, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, ci sono tante difficoltà, quello interiore invece si rinnova, matura di giorno in giorno proprio nelle prove”.
Se cresce “la nostra unione con il Signore e si fa intensa la nostra preghiera”, capiamo che non sono i nostri mezzi “…ma è Dio che opera meraviglie proprio attraverso la nostra debolezza, la nostra inadeguatezza all’incarico. Dobbiamo, quindi, avere l’umiltà di non confidare semplicemente in noi stessi, ma di lavorare, con l’aiuto del Signore, nella vigna del Signore, affidandoci a Lui come fragili vasi di creta”.
“Solo la fede, il confidare nell’azione di Dio è la garanzia di non lavorare invano”. E questo vale particolarmente oggi, in un mondo in cui il rischio è di confidare solamente “sull’efficienza e la potenza dei mezzi umani”.
Per questo si deve riscoprire “la potenza della preghiera”, preservando “la fedeltà del rapporto con Dio”, soprattutto nelle situazioni di aridità, di difficoltà, di apparente assenza di Dio. “Quanto più spazio diamo alla preghiera, tanto più vedremo che la nostra vita si trasformerà e sarà animata dalla forza concreta dell’amore di Dio”.
Domenica 17 giugno, all’Angelus, ricordando la parabola del granello di senape, ha parlato della grandezza dell’amore di Dio che “trasforma ciò che sembra insignificante”.
E’ una metafora del Regno che “anche se esige la nostra collaborazione è innanzitutto dono del Signore”. E’ “una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante”.
Da qui l’invito a fare esperienza di questo miracolo di Dio: “la nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore. È il miracolo dell’amore di Dio, che fa germogliare e fa crescere ogni seme di bene sparso sulla terra”.
Così “ogni cristiano sa bene di dover fare tutto quello che può, ma che il risultato finale dipende da Dio: questa consapevolezza lo sostiene nella fatica di ogni giorno, specialmente nelle situazioni difficili. A tale proposito scrive Sant’ Ignazio di Loyola: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio»”
Il Papa ha poi ricordato la beatificazione di Cecilia Eusepi, morta a soli 18 anni “che visse con fede incrollabile, dimostrando grande capacità di sacrificio per la salvezza delle anime.”
Gian Paolo Cassano

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