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La Parola di Papa Francesco

MAGISTERO DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

E’ stata dedicata all’unità dei cristiani la riflessione del Pontefice nel corso dell’Udienza generale di mercoledì 20 gennaio. Francesco ha affermato che in virtù del Sacramento del Battesimo, cattolici, ortodossi e protestanti sono “fratelli” e formano “una nazione santa”. Infatti “il Battesimo costituisce il vincolo sacramentale dell’unità che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono stati rigenerati”. Ora “quando noi cristiani diciamo di condividere un solo Battesimo, affermiamo che tutti noi – cattolici, protestanti e ortodossi – condividiamo l’esperienza di essere chiamati dalle tenebre impietose e alienanti all’incontro con il Dio vivente, pieno di misericordia. Tutti infatti, purtroppo, facciamo esperienza dell’egoismo, che genera divisione, chiusura, disprezzo. Ripartire dal Battesimo vuol dire ritrovare la fonte della misericordia, fonte di speranza per tutti, perché nessuno è escluso dalla misericordia di Dio. Nessuno è escluso dalla misericordia di Dio”.
Per la “condivisione di questa grazia (…) possiamo considerarci tutti realmente fratelli”. E ne consegue che come “cristiani possiamo annunciare a tutti la forza del Vangelo impegnandoci a condividere le opere di misericordia corporali e spirituali”. Ricordando la 1Pt 2 (testo biblico della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani) ha ricordato che “tutti, cattolici, ortodossi e protestanti, formiamo un sacerdozio regale e una nazione santa. Questo significa che abbiamo una missione comune, che è quella di trasmettere la misericordia ricevuta agli altri, partendo dai più poveri e abbandonati”.
Domenica 24 gennaio, all’Angelus, ha posto in evidenza l’equivalenza tra essere cristiano ed essere missionario, la “priorità” dell’evangelizzazione, soprattutto verso gli “scartati della società”. Infatti il cristianesimo è una questione di prossimità con i deboli, come dimostra Gesù che appare sulla scena a iniziare la sua missione. Il Signore si staglia subito sugli altri per l’originalità della sua parola, “che rivela il senso delle Scritture”, e per la “potenza” che impone l’obbedienza anche agli “spiriti impuri” né come il Battista ”proclama il giudizio imminente di Dio”, ma “annuncia il suo perdono di Padre”. Nella Sinagoga di Nazareth si attualizza la Parola: “oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Qui si condensa per il Papa tutta l’esperienza cristiana: “evangelizzare i poveri: questa è la missione di Gesù, secondo quanto Lui dice; questa è anche la missione della Chiesa, e di ogni battezzato nella Chiesa. Essere cristiano ed essere missionario è la stessa cosa. Annunciare il Vangelo, con la parola e, prima ancora, con la vita, è la finalità principale della comunità cristiana e di ogni suo membro”. Per Gesù i destinatari privilegiati della Buona Novella sono “i lontani, i sofferenti, gli ammalati, gli scartati della società” ed evangelizzarli “significa avvicinarli, servirli, liberarli dalla loro oppressione”. Questo non significa tanto assistenza sociale o attività politica, ma “offrire la forza del Vangelo di Dio, che converte i cuori, risana le ferite, trasforma i rapporti umani e sociali secondo la logica dell’amore. I poveri, infatti, sono al centro del Vangelo”.
Gian Paolo Cassano

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