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LA BELLEZZA NELLA PAROLA a cura di gpc

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.” (Mc.1,12-13)
Fermandoci ancora una volta in quello scrigno d’arte che è la Cappella Sistina, vi inviato a contemplare la scena evangelica delle tentazioni nel deserto così come ce la descrive Sandro Botticelli. In realtà il riferimento più completo è al testo parallelo di Matteo (cfr. Mt. 4,1-11) o di Luca (Lc.4,1-13), mentre Marco si limita ad una breve annotazione.
La Tentazione del Cristo forma una piccola parte soltanto dell’affresco; infatti, la parte principale è occupata dalla rappresentazione della purificazione del lebbroso, secondo il rito mosaico, così che nella stessa scena c’è quel sincretismo fra il Nuovo e il Vecchio Testamento, che doveva essere la regola e la norma di tutta la decorazione della cappella. E’ la conferma del dialogo tra antico e nuovo testamento nella scelta delle rappresentazioni. Nell’affresco il richiamo è dovuto alla presenza di due narrazioni parallele. Al di sopra le tentazioni di Cristo, al di sotto la scena della purificazione del lebbroso che avviene al tempio e al di fuori, sull’altare, è pronto il sacrificio da offrire per ringraziare il Signore della guarigione. Sopra c’è il tempio, luogo fisico che nella rappresentazione unisce le due narrazioni che invece sono separate dal punto di vista cronologico. Sul pinnacolo Gesù sta vivendo la seconda tentazione. Il “tempio” richiama l’Ospedale di S. Spirito in Saxia (poco distante dalla Sistina) e la città che il diavolo mostra a Gesù e che gli offre è la Roma del tempo. A sinistra la prima tentazione e a destra l’ultima.
Il grande artista affresca le tre tentazioni e ritrae il diavolo che indossa un saio con cappuccio, forse vestito da francescano o da eremita, con un bastone a forma di tau, ma (come si rivela nella terza sulla destra) ha piedi con artigli e ali di pipistrello. Cristo fa precipitare il tentatore ormai smascherato il cui corpo, rimasto completamente nudo dal saio svolazzante, rivelando chiaramente l’aspetto diabolico; alle spalle di Cristo tre angeli preparano un pasto sopra un tavolo. Questo anacronismo nel vestito sembra di una ingenuità sconcertante, ma agli occhi di un fiorentino del XV sec. questo travestimento evidenziava bene la malizia del diavolo, che si faceva frate per meglio ingannare.
Commenta S. Agostino: “Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.”(Commento sui Salmi)

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