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LA BELLEZZA NELLA PAROLA a cura di gpc

“Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore“ (Lc. 2,19). Iniziando un nuovo anno la Liturgia ci invita a guardare a Colei che con il suo sì, ha reso possibile che il Verbo si facesse carne e venisse ad abitare in mezzo a noi (cfr. Gv.1,14). Maria è Colei ha custodito nel suo cuore la Parola che in Lei ha scelto di entrare nel nostro mondo.
Colpisce per la sua delicatezza la tavola che Sandro Botticelli realizzò nel 1467 e che ora è conservata al Musée du Petit Palais ad Avignone. Gesù e Maria sono sotto una piccola loggia, rappresentati voltati di tre quarti verso sinistra, mentre Maria tiene il piccolo Gesù su un ginocchio. Emerge tutta la delicatezza della Madre che con la mano destra accarezza il bambino, mentre con l’altra si appresta ad allattarlo. In questa composizione (dove si nota l’influenza di Donatello e Filippi Lippi per la composizione e le forme e del Pollaiolo per l’uso dei colori) si allude al tema della Madonna del latte, richiamandosi al mistero dell’Incarnazione ed al ruolo di Maria Mediatrice.
Il paesaggio che si intravede dietro la piccola loggia è roccioso e ripido, con un albero presente proprio sul limite della montagna. L’uso dell’azzurro ottenuto con i lapislazzuli, particolarmente pregiato, nel manto di cui è rivestita la Vergine, allude alla divinità del Figlio di Dio di cui è Madre, che è invece è rivestito con un panno bianco pure segno della divinità). Entrambi sono segnati dal nimbo, mentre la capigliatura di Maria è particolarmente curata, secondo il gusto rinascimentale. I due voi si si incrociano con uno sguardo malinconico e pensieroso (come Botticelli fece nella Madonna dell’Eucaristia).
All’inizio di quest’anno affidiamo alla Madonna i nostri propositi di pace e, come il Papa ci indica nel suo Messaggio per la giornata mondiale della pace, impegniamoci per una “cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente.”
“Vergine benedetta,/che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni./Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,/ senza fine o beata,/già coronata nel superno regno.” (Petrarca, Canzoniere, Preghiera alla Vergine).

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