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In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». (Gv.1,29-31)

Ancora una volta la Liturgia domenicale ci presenta Giovanni intento ad indicare Gesù come l’Agnello di Dio. Lo colgo in quest’opera (datata 1645) del pittore francese Philippe de Champaigne (1602-1674), conservato al Musée des Beaux-Arts di Grenoble.
Giganteggia la figura del Battista, intento ad indicare in Gesù che sta avvicinandosi (lo si vede più in fondo, sulla sinistra) il Messia. Dalla bocca semi aperta si intuiscono le parole (riportate nel cartiglio che avvolge la croce astile (allusiva sia alla propria morte, sia a quella di Gesù), tenuta con l’altra mano: “Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccatum mundi (Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo !).”
Giovanni è ritratto secondo l’iconografia tradizionale, vestito con ruvidi peli di cammello ed una cintura, ha il volto provato dell’asceta, di uno che si nutre di “cavallette e miele selvatico”, mentre Gesù, in secondo piano, è in piccolo, indicato dal cartiglio come l’agnello il cui sangue salvava gli israeliti dalla morte, l’agnello condotto al macello muto davanti ai tosatori (Is. 53,7).
Da notare nell’olio su tela il gioco del gesto e dello sguardo del Battista, che, dimostrando e richiamando, cerca di guidare lo spettatore nel suscitare la sua empatia nei confronti della scena rappresentata; mentre infatti gli occhi sono rivolti a chi guarda, la mano destra è diretta verso il Cristo sullo sfondo. Giovanni, guardando direttamente lo spettatore gli chiede di preparare la via al Signore ed al suo “gioioso inizio” (cfr. Marco 1,1).
Splendido è il paesaggio naturale, dove, sullo sfondo, si distinguono un monte, il fiume Giordano ed una città, certamente Gerusalemme.

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