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Archivio di Marzo 2017

Avvisi Parrocchia San Valerio Occimiano

Martedì 28 Marzo 2017

******** DOMENICA 26 marzo 2017

* S. Messe nella settimana:
Lunedì 27 marzo: ore 18,00
Martedì 28 marzo: ore 18,00
Mercoledì 29 marzo: ore 18,00
Giovedì 30 marzo: ore 15,30
Venerdì 31 marzo: 18,00

* Domenica 26 marzo:
Uova pasquali a pro Oftal
Battesimo Victoria De Luca (ore 15)

* Vespri
Lunedì 27 marzo (ore 17,45) - segue: S. Messa

* Mercoledì 29 marzo:
Catechesi del Vescovo (Auditorium S. Filippo, ore 21)

* Giovedì 30 marzo:
Ricette di pace (Siria, Ghana, Armenia): Oratorio Valentino, ore 20

* Venerdì 31 marzo:
Via crucis: ore 17,15
S. Messa: ore 18,00
Astinenza (dal 14 anni in su)

* Domenica 2 aprile:
Al Carmelo Mater Unitatis

Telecomando

Martedì 28 Marzo 2017

TELECOMANDO
a cura di Gian Paolo Cassano

Torna REPORT (ari tre, lunedì, ore 21,30) con la nuova guida di Sigfrido Ranucci, da dieci anni co-autore del programma, affiancato dalle firme storiche Giovanna Boursier, Michele Buono, Bernardo Iovene e Paolo Mondani, mentre Milena Gabanelli (storica conduttrice del programma) è richiamata in Rai per riorganizzare l’informazione sul web. Ha il merito di essere stata la prima trasmissione che ha trasferito in tv l’inchiesta di taglio economico, ed aver reso comprensibile al pubblico trame e intrighi complessi che normalmente occupano le pagine specializzate dei quotidiani. Oggi è fra i programmi di prima serata con il più basso rapporto “costo-ascolto”, ed è considerato un punto di riferimento nel giornalismo d’inchiesta televisivo italiano.
La storia dell’umanità è costellata di grandi e piccole invenzioni; alcune hanno segnato un’epoca, altre hanno solo facilitato alcuni aspetti del lavoro e della vita delle persone. L’Invenzione è il tema del nuovo appuntamento con “ARGO”, in onda mercoledì 5 aprile alle 21.10 su Rai Storia.
Inventare è una attitudine connaturata all’uomo e Valerio Massimo Manfredi compie un  viaggio partendo dal genio creativo di Leonardo fino alla creazione distruttiva della bomba atomica, attraverso tante altre variazioni sul tema.  Si parla di inventori celebri e di inventori dilettanti, e per quanto riguarda il campo artistico ricorderemo la lingua inventata del “Mistero buffo” di Dario Fo e l’invenzione della musica dodecafonica. Ma Argo parlerà anche di quella straordinaria invenzione napoletana che è la pizza e di una macchina per la trascrizione fonetica che venne adottata più di un secolo fa dal Senato italiano ed è ancora in funzione, per finire con un approfondimento del concetto storiografico di “invenzione della tradizione”.
Gian Paolo Cassano

Nuovi Santi

Martedì 28 Marzo 2017

NUOVI SANTI
a cura di Gian Paolo Cassano

La Chiesa si arricchisce di 115 nuovi beati martiri. Sono quelli che sono stati proclamati sabato 25 marzo ad Almería, in Spagna. Il Papa, all’Angelus di domenica 26 marzo li ha ricordati: “questi sacerdoti, religiosi e laici sono stati testimoni eroici di Cristo e del suo Vangelo di pace e di riconciliazione fraterna. Il loro esempio e la loro intercessione sostengano l’impegno della Chiesa nell’edificare la civiltà dell’amore”.
Il rito è stato presieduto dal card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Sono 115 martiri della guerra civile spagnola: sacerdoti e laici, uomini e donne, torturati e uccisi nel 1936 per la loro fede, perdonando i loro assassini. Tra di loro il sacerdote Álvarez­ Benavides y de la Torre, decano della cattedrale di Almería.
“In quegli anni, in Spagna – ha detto il card. Amato alla Radio vaticana - si scatenò contro la Chiesa, i suoi ministri e i suoi fedeli, la grande persecuzione, che costò la vita a migliaia di persone, uomini e donne, laici e consacrati, uccisi solo perché cattolici. Tutte le diocesi diedero il loro contributo martiriale.”
Occorre ricordarli per il dovere della memoria, per non disperdere un patrimonio incomparabile di obbedienza al Dio della vita e alla sua parola di carità, poiché “il cristianesimo – ricrda il prefetto - è la religione della carità e della vita e si oppone a ogni forma di prevaricazione e di violenza.”
Tra tutti emerge don José Álvarez- Benavides de la Torre, decano della cattedrale di Almería, capofila di questo gruppo di martiri, che era un pastore di grande personalità, di eccezionale prestigio e di specchiata virtù. “Preso negli ultimi giorni di luglio del 1936 – racconta il card. Amato - la sua prigione fu una barca per il trasporto del ferro. I suoi vestiti e quelli degli altri prigionieri erano diventati neri come il carbone e il clima, data la stagione estiva, era asfissiante. Ciononostante don José riuscì a creare tra i prigionieri un clima di raccoglimento e di preghiera. Richiesto, sotto innumerevoli e crudeli forme di tortura, di rinnegare la fede e di bestemmiare il nome di Cristo, egli si oppose fino alla fine. Mori fucilato, confessando Cristo Re e perdonando i suoi aguzzini.”
C’erano anche dei laici in questo gruppo di martiri, come Luis Belda y Soriano de Montoya, di 34 anni, appartenente all’Azione cattolica e avvocato di stato: era “una persona pia – aggiunge il cardinale - preoccupata di aiutare i bisognosi che si rivolgevano a lui. Era di messa e comunione quotidiana. Aveva un grande spirito apostolico: visitava gli ammalati, teneva conferenze sulla famiglia, sull’educazione dei figli, sulla difesa dei non nati. Educava tutti al rispetto del prossimo. Devoto della Beata Vergine, recitava quotidianamente il Rosario. Amava la Chiesa, era fedele al Papa e obbediente al Vescovo. Si consegnò volontariamente ai miliziani, per non compromettere la sua famiglia. L’unico motivo della sua prigionia era quello di essere cattolico. Le sue ultime parole, gridate alla moglie dalla barca, prima della fucilazione, furono: «Perdono di cuore tutti coloro che mi hanno offeso e coloro che mi possono far male». I suoi resti mortali furono trovati che galleggiavano sulle onde vicino alla spiaggia.”
C’erano anche delle donne, come Carmen Godoy Calvache, di 49 anni, persona caritatevole, che utilizzava il denaro in opere di carità e lo faceva con generosità che venne prima privata dei suoi beni, poi sottoposta a ogni possibile maltrattamento, soprattutto da parte delle miliziane, che si divertivano a torturarla, condannandola alla fame e alla sete.
Gian Paolo Cassano

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La parola di Papa Francesco

Martedì 28 Marzo 2017

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Seminare speranza e consolare i fratelli; è ciò che ci chiede il Signore. Lo ha evidenziato il Papa all’udienza generale di mercoledì 22 marzo, proseguendo il ciclo sulla speranza cristiana, nel suo legame con la perseveranza e la consolazione.
La perseveranza è la capacità di rimanere fedeli pur vivendo un peso che sembra insostenibile, mentre la consolazione è quella di mostrare l’azione compassionevole di Dio anche nella sofferenza. Nel brano della Lettera ai Romani proclamato (Rom. 15) ha rilevato come il Signore sia “davvero ‘il Dio della perseveranza e della consolazione’, che rimane sempre fedele al suo amore per noi, cioè che è perseverante nell’amore con noi, non si stanca di amarci! E’ perseverante: sempre ci ama! E anche si prende cura di noi, ricoprendo le nostre ferite con la carezza della sua bontà e della sua misericordia, cioè ci consola. Non si stanca neanche di consolarci”. Seguendo l’insegnamento dell’Apostolo (”Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli”), comprendiamo la logica del Vangelo, che la forza non viene da noi, ma dal Signore: chi sperimenta la consolazione di Dio si sente in dovere di farsi carico delle fragilità dei più deboli. “Se noi stiamo vicini al Signore, avremo quella fortezza per essere vicini ai più deboli, ai più bisognosi e consolare loro e dare forza a loro. Questo è quello che significa. Questo noi possiamo farlo senza autocompiacimento, ma sentendoci semplicemente come un ‘canale’ che trasmette i doni del Signore; e così diventa concretamente un ‘seminatore’ di speranza. E’ questo che il Signore chiede a noi, con quella fortezza e quella capacità di consolare e essere seminatori di speranza. E oggi serve seminare speranza, ma non è facile”.
Il frutto di questo stile è una comunità dove non ci sono persone “di serie A”, cioè i forti, e altri di “serie B”, i deboli, ma dove si hanno gli stessi sentimenti “gli uni verso gli altri”: “è una comunità così che ‘con un solo animo e una voce sola rende gloria a Dio’. Ma tutto questo è possibile se si mette al centro Cristo, la sua Parola, perché Lui è il ‘forte’, Lui è quello che ci dà la fortezza, che ci dà la pazienza, che ci dà la speranza, che ci dà la consolazione. Lui è il ‘fratello forte’ che si prende cura di ognuno di noi: tutti infatti abbiamo bisogno di essere caricati sulle spalle dal Buon Pastore e di sentirci avvolti dal suo sguardo tenero e premuroso”.
All’Angelus di domenica 26 marzo Francesco ha invitato ad affidarsi a Gesù, vera “luce del mondo” e non alle luci false che ci allontanano dal prossimo, ringraziando i milanesi per la straordinaria accoglienza a Milano che l’hanno fatto “sentire a casa”.
Soffermandosi sul Vangelo domenicale ha osservato come ci induca “a riflettere sulla nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio:” il testo “al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede”, il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante “la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo”. Infatti “il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è ‘la luce del mondo’, quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati illuminati da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce”.
Questo “esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio”. Il Battesimo “esige una scelta” di “vivere come figli della luce e camminare nella luce”, cioè “innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello.” Il Papa ha portato poi degli esempi: “quando si chiacchiera degli altri si cammina non nella luce, si cammina nelle ombre. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre”.
Gian Paolo Cassano

La parola di Papa Francesco

Martedì 28 Marzo 2017

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

E’ stata una visita ricca ed intensa quella che il Papa ha vissuto a Milano lo scorso 25 marzo. Egli ha voluto significativamente iniziare dalla periferia, dal quartiere di Case Bianche, una zona caratterizzata da disoccupazione ed emarginazione ma che comunque ha tanta voglia di rinascere, entrando “in Milano come sacerdote”, incontrando la popolazione, ma anche visitando tre famiglie. Poi si è trasferito nel carcere di San Vittore, dove si è intrattenuto con i detenuti e pranzato con un centinaio di loro.
Nel Duomo, nel dialogo con i religiosi, rispondendo alle domande di un sacerdote, di un diacono e di una suora, ha sottolineato che le sfide non devono mai essere temute dalla Chiesa, ma viste come opportunità per un rinnovato annuncio del Vangelo a tutti. Al termine dell’incontro, il card. Angelo Scola ha “donato” al Papa a nome dell’arcidiocesi di Milano (grazie alla Caritas ambrosiana), 50 case per i poveri della città. Ora quando gettiamo le reti dell’evangelizzazione, non siamo noi a prendere i pesci, “è il Signore a prendere i pesci”. Così le sfide della società plurale sono positive per la Chiesa, “perché ci fanno crescere”: esse “sono segno di una fede viva, di una comunità viva che cerca il suo Signore e tiene gli occhi e il cuore aperti. Dobbiamo piuttosto temere una fede senza sfide, una fede che si ritiene completa, tutta completa: non ho bisogno di altre cose; tutto fatto. Questa fede è tanto annacquata che non serve. Questo dobbiamo temere. E si ritiene completa come se tutto fosse stato detto e realizzato. Le sfide ci aiutano a far sì che la nostra fede non diventi ideologica”. Occorre però stare in guardia dalle ideologie che “crescono quando uno crede di avere la fede completa”, come non dobbiamo temere le diversità, nella consapevolezza che la Chiesa è una, ma è “un’esperienza multiforme”. Questa è “la ricchezza della Chiesa” e “lo Spirito Santo è il Maestro delle differenze” ma anche “il Maestro dell’unità. Quel grande artista, quel grande Maestro dell’unità nelle differenze è lo Spirito Santo”. Francesco ha così messo l’accento sull’importanza del “discernimento” delle cose buone in una “cultura dell’abbondanza”. Infatti “i nostri giovani sono esposti a uno zapping continuo. Possono navigare su due o tre schermi aperti contemporaneamente, possono interagire nello stesso tempo in diversi scenari virtuali. Ci piaccia o no, è il mondo in cui sono inseriti ed è nostro dovere come pastori aiutarli ad attraversare questo mondo. Perciò ritengo che sia bene insegnare loro a discernere, perché abbiano gli strumenti e gli elementi che li aiutino a percorrere il cammino della vita senza che si estingua lo Spirito Santo che è in loro”. Francesco ha poi risposto sulla particolarità del servizio del diaconato, che è molto importante nella vita della Chiesa, mettendo in guardia da due pericoli: il clericalismo e il funzionalismo. Il diacono “è il custode del servizio nella Chiesa”, parola chiave da cui “viene tutto lo sviluppo del vostro lavoro, della vostra vocazione, del vostro essere nella Chiesa. (…) In sintesi: non c’è servizio all’altare, non c’è liturgia che non si apra al servizio dei poveri, e non c’è servizio dei poveri che non conduca alla liturgia; non c’è vocazione ecclesiale che non sia familiare. Questo ci aiuta a rivalutare il diaconato come vocazione ecclesiale”. Il Papa ha poi sottolineato che l’essere minoranza non deve portarci alla “rassegnazione”, ricordandosi che sempre serve il lievito, “piccolo”, per “far crescere la farina”. Bisogna avviare processi piuttosto che occupare spazi: “oggi, la realtà (…) ci chiama ad avviare processi più che occupare spazi, a lottare per l’unità più che attaccarci a conflitti passati, ad ascoltare la realtà, ad aprirci alla ‘massa’, al santo Popolo fedele di Dio, al tutto ecclesiale. Aprirci al tutto ecclesiale”.
Incontrando i ragazzi cresimati e cresimandi, con i loro educatori (quasi 80.000) allo Stadio Meazza, in una festa di colori e di preghiera, ha risposto ad alcune domande in un dialogo vivace. Ha messo in rilievo la figura dei nonni e l’amicizia in parrocchia ed in oratorio, con un forte monito a non fare mai del bullismo e a promettere questo a Gesù: “in silenzio, ascoltatemi. In silenzio. Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna al quale o alla quale voi fate beffa, voi prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per l’altro? Pensate. E a voi piace fargli passare vergogna e anche picchiarli per questo? Pensate. Questo si chiama bullying. Per favore, per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa al Signore di mai fare questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito?” Non è mancato l’invito alla testimonianza per trasmettere la fede ai figli e a leggere Amoris laetitia, specialmente i primi capitoli: “mostrare loro come la fede ci aiuta ad andare avanti, ad affrontare tanti drammi che abbiamo, non con un atteggiamento pessimista ma fiducioso, questa è la migliore testimonianza che possiamo dare loro. C’è un modo di dire: ‘Le parole se le porta il vento’, ma quello che si semina nella memoria, nel cuore, rimane per sempre”.
Il momento culminate è stato però quello dell’Eucaristia nel Parco di Monza, con un milione di fedeli. Qui ha lodato i carismi e i missionari delle terre ambrosiane che hanno generato nei secoli ricchezza per la vita della Chiesa. Ora l’incontro di Dio può avvenire in contesti insoliti, ma sempre Egli sceglie di entrare nelle nostre case, nelle lotte quotidiane colme di ansie e desideri. “Come avverrà questo in tempi così pieni di speculazione? Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque”.
Il Papa si è domandato come sia possibile, con i ritmi vertiginosi di oggi, che rubano tempo alla famiglia e alla comunità, vivere la gioia del Vangelo, mantenendo viva la speranza cristiana. “Tutto ciò che accade esige da noi che guardiamo al presente con audacia”. Di fronte ai nostri smarrimenti, il Papa ha ripetuto che la gioia della salvezza prende forma nella vita quotidiana, proponendo tre chiavi per aiutarci ad accettare la missione che ci è stata affidata. Innanzitutto occorre evocare la memoria, come l’Angelo quando ricorda alla Vergine la promessa fatta a Davide, guardando il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo e conservare l’eredità che ci è stata lasciata dai nostri nonni: “la memoria ci aiuta a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti. Evocare la memoria è il migliore antidoto a nostra disposizione di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento”. Poi bisogna sentire e vivere costantemente l’appartenenza al popolo di Dio chiamato a non avere paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno, perché sa che in quel volto, in quella storia, è presente il Signore. Siamo “un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri”, un “popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere”. Infine occorre ricordarsi che nulla è impossibile a Dio! Quando crediamo che tutto dipenda dalle nostre forze rimaniamo prigionieri delle nostre capacità e dei nostri miopi orizzonti, quando invece ci lasciamo aiutare da Dio ci apriamo alla grazia e l’impossibile diventa realtà.
Gian Paolo Cassano

NESSUNO NE PARLA (O QUASI)

Martedì 28 Marzo 2017

NESSUNO NE PARLA (O QUASI)
news quasi sconosciute
a cura di Gian Paolo Cassano

Fa parte dell’Unione Europea, anche se è lo stato più povero ed in qualche modo anche il Paese con i tassi più alti di disuguaglianza sociale.
Domenica 26 marzo ci sono state le elezioni politiche del Parlamento, passate quasi sotto silenzio dai media nazionali ed internazionali. Ha vinto il partito conservatore Gerb con il 32,55 per cento delle preferenze. A seguire il partito Socialista (Bsp) con il 27,02 per cento e la coalizione nazionalista Patrioti Uniti con il 9,12 per cento dei voti. In parlamento entrano anche il partito della minoranza turca Dps con l’8,94 per cento e il partito Volia (Volontà) dell’imprenditore Vesselin Mareshki con il 4,16 per cento dei voti. 
Dopo che la commissione elettorale avrà annunciato le percentuali definitive e la ripartizione dei 240 seggi del parlamento unicamerale di Sofia, il presidente della repubblica Rumen Radev dovrà incaricare il leader del Gerb, Boyko Borissov, di formare un nuovo governo. 
Il Gerb non avrà seggi sufficienti per formare da solo un nuovo esecutivo e la leader dei socialisti, Kornelia Ninova, sembra voler escludere una grande coalizione tra le due maggiori forze politiche del paese. 
Le previsioni sul futuro politico della Bulgaria sono aperte. La instabile situazione politica che da almeno quattro anni contraddistingue l’andamento del Paese, si rispecchia anche nelle caratteristiche di questo voto anticipato. Il governo che si andrà a formare dovrà farsi carico di altre importanti sfide per il Paese, fra cui spiccano i turbolenti rapporti con la Turchia e la sfida dello sviluppo economico.
Gian Paolo Cassano

Monastero Invisibile

Martedì 28 Marzo 2017

CASALE - (gpc) Sono aperte le iscrizioni del pellegrinaggio ad Alba, in occasione del XVIII Convegno annuale degli amici del “Monastero Invisibile” che quest’anno si terrà domenica 30 aprile. A questa iniziativa che sta sempre più raccogliendo adesioni in tutto il Piemonte - Val d’Aosta (in diocesi siamo più di 300, quasi 4.000 in regione) si può aderire semplicemente danno la propria disponibilità di offerta di un’ora di preghiera al mese per le vocazioni segnalandola al CDV.
Una volta all’anno, infatti, gli amici del Monastero invisibile si danno appuntamento ad un santuario mariano del Piemonte; si era iniziato dodici anni fa a Crea, poi a Re, quindi a Fontanelle di Boves, a Pinerolo, Ivrea, Oropa, Vicoforte di Mondovì, Aosta, Valmala, ancora a Vicoforte, a Moncrivello, a Bra, a Castellazzo Bormida, a Tortona, a Colle don Bosco, Varallo ed Alba (lo scorso anno).
Il programma comprende la partenza da Ticineto (ore 7,30), con tappa ad Occimiano (7,45) e Casale (ore 8,00),
A Cannobio, al Santuario della S.S. Pietà si parteciperà alla S. Messa (ore 11,00), alla presentazione della storia del Santuario; al termine sarà possibile una visita della città, in una splendida posizione sul lago maggiore, prima del confine con la Svizzera. Il costo del viaggio è di € 20; si può prenotare il pranzo (€ 20) oppure pranzare al sacco. L’arrivo previsto è per le 18,30/19.
Occorre però prenotarsi al più presto presso don Cassano (0142.809120- 348.4501986), o don Marco Durando (tel. 339.5747610)
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Teatro

Martedì 28 Marzo 2017

OCCIMIANO - (gpc) ”La Fiaba della Piume” è lo spettacolo che sabato prossimo 1 aprile alle ore 17.30 presso il salone parrocchiale di Occimiano in piazza Marconi (fronte ristorante) sarà realizzato a conclusione di un progetto che ha coinvolto e vede protagonisti bambini e ragazzi dagli 8 ai 14 anni dell’Istituto comprensivo don Milani. Infatti, attraverso il teatro e le arti circensi questa fiaba racconta ciò che durante gli incontri i ragazzi hanno comunicato essere importante per loro: essere liberi di esprimere se stessi ed accolti per ciò che sono.
Lo spettacolo si pone dunque come momento conclusivo della prima parte del progetto “Stiamo Tutti Bene:  Educare Bene, Crescere Meglio - Ritorno al futuro”. E’ il progetto che è stato organizzato da Passi di Vita Onlus, Eforum, Servizio pastorale Migranti di Casale in collaborazione con I.C. Don Milani, Comune ed Oratorio di Occimiano. E’ stato condotto da Marzia Righetti, Marco Lotti, Raffaele Pecoraro e realizzato grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e rivolto a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni che frequentano l’Istituto Comprensivo Don Milani di Occimiano ed alle loro famiglie.
Al termine dello spettacolo ci sarà poi l’esibizione di acrobatica e giocoleria degli adolescenti di Saltinspakka, compagnia di Teatro Circo sociale.
L’ingresso è libero e tutti sono invitati a partecipare. Per approfondimenti ed informazioni Marzia Righetti 3471258172 www.passidivita.it
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Dipartita

Martedì 28 Marzo 2017

OCCIMIANO (gpc) - Il Gruppo Alpini del paese piange la scomparsa di Dante Borgatta, classe 1930, mancato lo scorso 18 marzo. Socio da ben 63 anni, ha sempre partecipato con entusiasmo anche alle iniziative della sezione casalese delle penne nere, come ha ricordato il presidente Gian Luigi Ravera al funerale celebrato in una chiesa parrocchiale gremita. Insieme ai concittadini Giuseppe Cattana (oggi nel direttivo sezionale e capogruppo a San Maurizio) e al compianto Aldo Andreone, nell’agosto del 1976 raggiunse Moggio Udinese pre prestare un aiuto concreto nella ricostruzione delle case distrutte dal terremoto che il 6 maggio di quell’anno aveva devastato il Friuli. Fu un evento drammatico che diede impulso alla nascita della Protezione Civile ANA, costituitasi anche in seno alla sezione casalese e di cui è coordinatore il nipote Mauro Barbano. Dante Borgatta lascia anche le sorelle Giulia, Bruna, Renata, oltre a nipoti e pronipoti.
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Istituto Superiore Leardi

Martedì 28 Marzo 2017

ROMA – (gpc) Un tuffo nella città eterna. E’ ciò che hanno compiuto gli studenti del biennio dell’Istituto superiore Leardi che dal 20 al 23 marzo (ottimamente guidati dal tour leader Gloria della ditta STAT) hanno potuto entrare nel cuore della città che è il centro della cristianità e la capitale d’Italia.
Accompagnati dai docenti Liliana Osta, Maria Cristina Portinaro, Rosario Cannizzo e don Gian Paolo Cassano, gli studenti della 1° A e 1° B turistico, 1° A e 1° B grafico, 2° A commerciale, 2° A geometri hanno vissuto l’esperienza di un viaggio nella Capitale che offre l’opportunità di conoscere e verificare con i propri occhi quanto appreso con lo studio.
Così la visita ad alcuni luoghi cari alla fede, da San Pietro a San Paolo fuori le mura, fino alle catacombe di san Callisto, ha potuto aiutarli a compiere uno straordinario viaggio in alcuni momenti significativi di storia della Chiesa.
Come non restare poi ammirati dalla civiltà romana e delle sua vestigia, dal Colosseo, al Foro romano, dal Teatro di Marcello al Pantheon ? E poi il percorso attraverso ad alcune delle straordinarie bellezze romane, da Castel S. Angelo, a piazza Navona, da Fontana di Trevi i Palazzi della vita istituzionale (Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi) ……. Significativo è stata anche la tappa alle Fosse Ardeatina dove 73 anni fa oltre 300 persone innocenti sono state uccise per la libertà.
L’esperienza della gita scolastica a Roma, ha lasciato sicuramente nei ragazzi un magnifico ed indelebile ricordo che li accompagnerà per tutto il loro periodo formativo.
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