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Archivio di Novembre 2015

La parola di Papa Francesco

Lunedì 23 Novembre 2015

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Si nota a tavola l’unità o la disunità di una famiglia: “una famiglia che non mangia quasi mai insieme, o in cui a tavola non si parla ma si guarda la televisione, o lo smartphone, è una famiglia ‘poco famiglia’. Quando i figli a tavola sono attaccati al computer, al telefonino, e non si ascoltano fra loro, questo non è famiglia, è un pensionato (…) Dobbiamo trovare il modo di recuperarla : a tavola si parla, a tavola si ascolta. Niente silenzio, quel silenzio che non è il silenzio delle monache, è il silenzio dell’egoismo: ognuno ha la sua, o la televisione o il computer… e non si parla. No, niente silenzio. Recuperare quella convivialità familiare pur adattandola ai tempi”.
E’ il richiamo del Papa nella sua catechesi familiare durante l’udienza di mercoledì 11 novembre.
Oggi sembra che la convivialità “sia diventata una cosa che si compra e si vende”. E lo stesso nutrimento, poi, “non è sempre il simbolo di una giusta condivisione dei beni, capace di raggiungere chi non ha né pane né affetti”. Infatti “quando non c’è convivialità c’è egoismo, ognuno pensa a se stesso. Tanto più che la pubblicità l’ha ridotta a un languore di merendine e a una voglia di dolcetti. Mentre tanti, troppi fratelli e sorelle rimangono fuori dalla tavola. E’ una vergogna un po’ vergognoso, no?”. Al contrario “e tutti lo sanno”, chi possiede una “speciale vocazione” alla convivialità è proprio il cristianesimo. Fu “a cena” che Gesù consegnò il suo “testamento spirituale”, condensato “nel gesto memoriale del suo sacrificio” per tutti. “Davvero non c’è divisione che possa resistere a questo Sacrificio di comunione; solo l’atteggiamento di falsità, di complicità con il male può escludere da esso. Ogni altra distanza non può resistere alla potenza indifesa di questo pane spezzato e di questo vino versato, Sacramento dell’unico Corpo del Signore”. Da questo modello discende l’“icona” più bella della famiglia, quella riunita attorno alla “mensa domestica” che sperimenta la condivisione delle vite dei propri membri: “quali miracoli possono accadere quando una madre ha sguardo e attenzione, accudimento e cura per i figli altrui, oltre che per i propri !” Ora si può “ben dire che la famiglia è ‘di casa’ alla Messa, proprio perché porta all’Eucaristia la propria esperienza di convivialità e la apre alla grazia di una convivialità universale, dell’amore di Dio per il mondo”, segnato “da tante chiusure e troppi muri”. E’ proprio “l’Eucaristia di una Chiesa di famiglie, capaci di restituire alla comunità il lievito operoso della convivialità e dell’ospitalità reciproca” a diventare “una scuola di inclusione umana che non teme confronti! Non ci sono piccoli, orfani, deboli, indifesi, feriti e delusi, disperati e abbandonati, che la convivialità eucaristica delle famiglie non possa nutrire, rifocillare, proteggere e ospitare”.
All’Angelus domenica 15 novembre il Papa ha espresso il suo “profondo dolore per gli attacchi terroristici” che venerdì 13 “hanno insanguinato la Francia”. Lascia sgomenti l’uso di “tanta barbarie” e “ci si chiede come possa il cuore dell’uomo ideare e realizzare eventi così orribili, che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero. Dinanzi a tali atti intollerabili, non si può non condannare l’inqualificabile affronto alla dignità della persona umana. Voglio riaffermare con vigore che la strada della violenza e dell’odio non risolve i problemi dell’umanità e che utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada è una bestemmia!”. Ha poi esortato a pregare chiedendo a Maria di proteggere la Francia e il mondo intero.
Riferendosi al Vangelo domenicale, ha ricordato che “la nostra meta finale è l’incontro con il Signore risorto”, poiché “non attendiamo un tempo o un luogo, ma andiamo incontro a una persona: Gesù. Pertanto, il problema non è ‘quando’ accadranno i segni premonitori degli ultimi tempi, ma il farsi trovare pronti all’incontro. E non si tratta nemmeno di sapere ‘come’ avverranno queste cose, ma ‘come’ dobbiamo comportarci, oggi, nell’attesa di esse. Siamo chiamati a vivere il presente, costruendo il nostro futuro con serenità e fiducia in Dio”.
Di qui il richiamo alla speranza “la più piccola delle virtù, ma la più forte”, che  ha “il volto del Signore risorto, che viene ‘con grande potenza e gloria’, che cioè manifesta il suo amore crocifisso trasfigurato nella risurrezione. Il trionfo di Gesù alla fine dei tempi sarà il trionfo della Croce, la dimostrazione che il sacrificio di sé stessi per amore del prossimo, ad imitazione di Cristo, è l’unica potenza vittoriosa e l’unico punto fermo in mezzo agli sconvolgimenti e alle tragedie del mondo”.
Gesù è accanto noi, sempre ci accompagna, ci vuole bene, perché “è una presenza costante nella nostra vita” e per questo quando parla del futuro “è sempre per ricondurci al presente”. Così “si pone contro i falsi profeti, contro i veggenti che prevedono vicina la fine del mondo, e contro il fatalismo. Vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, gli oroscopi, e concentra la nostra attenzione sull’oggi della storia… Ci richiama all’attesa e alla vigilanza, che escludono tanto l’impazienza quanto l’assopimento, tanto le fughe in avanti quanto il rimanere imprigionati nel tempo attuale e nella mondanità”.
E’ necessario soltanto guardare Gesù e Lui ci cambia il cuore: “tutto passa; soltanto la sua Parola rimane come luce che guida e rinfranca i nostri passi e ci perdona sempre perché è accanto a noi”.
Anche nella visita (nel pomeriggio di domenica) alla Comunità Luterana di Roma il Papa ha fatto riferimento agli attentati di Parigi, invitando a guardare a Cristo e al comune Battesimo come via per superare lo scandalo della divisione.
Conversando con i presenti ha confidato di amare di “fare il Papa con lo stile del parroco: come servizio. Mi sento bene quando visito gli ammalati, quando parlo con le persone che sono un po’ disperate, tristi. Parlare con i carcerati. Ogni volta che io entro in un carcere, domando a me stesso: perché loro e io no?”. Chiedendo perdono per “lo scandalo della divisione”, ha invocato la “grazia di una diversità riconciliata nel Signore, quel Dio che è venuto da noi per servire e non per essere servito (…) alla riscoperta del perdono di Dio e della bellezza dell’amore per i fratelli.”
Gian Paolo Cassano

NESSUNO NE PARLA (O QUASI)

Lunedì 23 Novembre 2015

NESSUNO NE PARLA (O QUASI)
news quasi sconosciute
a cura di Gian Paolo Cassano

Domenica 15 novembre, a Parigi, per 15 lunghissimi minuti le campane della cattedrale Notre-Dame hanno suonato a morte. Nella giornata di lutto nazionale, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha presieduto una S. Messa per le vittime degli attentati. Alla Messa - riferisce l’agenzia Sir - erano presenti i presidenti del Senato e dell’Assemblea nazionale, il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, l’ex Presidente della Repubblica Valéry Giscard d’Estaing e rappresentanti delle diverse religioni. Il nunzio apostolico Luigi Ventura ha dato lettura del messaggio del Papa inviato alla Francia in seguito agli attentati parigini. 
“Come è possibile – si è domandato il card. Vingt-Trois - che giovani formati nelle nostre scuole e nelle nostre città possono conoscere un disagio tale che il fantasma del califfato e la sua violenza morale e sociale possano rappresentare un ideale per cui dare la vita?” Una domanda “terribile in quanto instilla un clima di sospetto in molte famiglie” e “la risposta sulle difficoltà d’integrazione non è sufficiente a spiegare l’adesione di un certo numero al jihad”. Per cui occorre rispondere all’interrogativo su “come sia possibile che questo cammino di barbarie possa diventare un ideale”. Il cardinale si è anche interrogato sul vivere sociale: “in che cosa il nostro stile di vita ha potuto provocare un’aggressione così barbara. A questa domanda noi rispondiamo spesso con l’affermazione del nostro attaccamento ai valori della Repubblica ma gli avvenimenti ci obbligano a interrogarci e forse a esaminare ciò che realmente mettiamo sotto il titolo ‘valori della Repubblica’”.
​L’entrata a Notre Dame è avvenuta da un accesso laterale e i fedeli erano stati invitati a non portare borse per favorire i controlli, ma non tutti sono potuti entrare e sono rimasti fuori. “Sono passate 48 ore – ha detto all’inizio della celebrazione il card. Vingt-Trois -. Parigi ha vissuto uno dei periodi più critici della sua storia, uno degli episodi più drammatici. Uomini e donne sono stati selvaggiamente assassinati” e noi “siamo qui per condividere il dolore dei loro familiari, per pregare per chi si trova negli ospedali nelle mani dei medici che cercano di salvare ancora qualcuno, per la nostra città e il nostro Paese”.
Gian Paolo Cassano

Parigi

Lunedì 23 Novembre 2015

OCCIMIANO (gpc) – Solidarietà con la Francia per i gravi atti di terrorismo che hanno sconvolto la capitale francese venerdì scorso 13 novembre. infatti bandiere a mezz’asta in Comune in segno di lutto e altre cinque bandiere francesi esposte nella bacheca informativa di piazza Carlo Alberto: un gesto semplice, senza parole, come lo stato d’animo di ogni donna e uomo civili di fronte agli attentati terroristici che venerdì sera hanno sconvolto Parigi. Così l’Amministrazione comunale ha voluto manifestare solidarietà al popolo d’Oltralpe per l’ennesima strage senza senso perpetrata dal fanatismo islamico.
gpc

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Incontro

Lunedì 23 Novembre 2015

OCCIMIANO – (gpc) Si terrà lunedì 23 novembre, alle ore 21,00 presso l’info point di piazza Oratorio don Bosco l’incontro sulla Legge di stabilità, organizzato dal circolo Giarole- Mirabello- Occimiano del PD. L’incontro, già previsto per lunedì 16, è stato rimandato per i fatti di Parigi e vedrà intervenire i parlamentari locali on. Cristina Bargero e sen. Daniele Borioli.
gpc

Gita

Lunedì 23 Novembre 2015

OCCIMIANO – (gpc) Dopo il successo dello scorso anno, anche questa volta la Biblioteca Comunale “m.o. Angelo Debernardis” organizza una gita a Milano domenica 6 dicembre, con partenza da piazza Carlo Alberto, alle ore 7. L’occasione è quella della festa di Sant’Ambrogio, il santo Patrono della città e l’atteso e tradizionale appuntamento con la fiera degli Oh Bej! Oh Bej! che prende il suo particolare nome dalle esclamazioni di entusiasmo che avevano i bambini davanti ai ricchi banchi di fiori, libri e stampe, artigianato e dolciumi. Nel pomeriggio si svolgerà il tradizionale corteo storico con decine di figuranti in abiti cinquecenteschi.
Il costo del viaggio è fissato in € 15 (con pranzo libero). Occorre prenotarsi entro il 2 dicembre (con versamento di un acconto di € 10,00), rivolgendosi a: Lucia Perracino 320 1791064 – Stefano Zoccola 335 8068038 - Valeria Amisano 333 1068661 - Giorgio Mazzucco 393 4524599.
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Albero

Lunedì 23 Novembre 2015

OCCIMIANO – (gpc) Si rinnoverà lunedì prossimo 23 novembre la festa dell’albero, promosso dal Comune in collaborazione con Lega ambiente e con l’Istituto comprensivo don Milani.
Protagonisti infatti saranno i bambini ed i ragazzi delle scuole (accompagnati dai loro insegnanti) che si ritroveranno all’area camper (in Largo Baden Powell) alle ore 10,00 per celebrare gli alberi ed il loro indispensabile contributo alla vita, piantando un albero come simbolo della lotta ai mutamenti climatici e strumento di difesa del territorio e delle specie che lo abitano.
Il tema principale di questa edizione, infatti, è il clima (con i suoi cambiamenti) che sempre più spesso è segnato da grandi catastrofi, con terribili conseguenze per l’ambiente, gli animali e l’uomo.
gpc

Avvisi Parrocchia San Valerio Occimiano

Lunedì 23 Novembre 2015

******** DOMENICA 8 novembre 2015

* S. Messe in settimana
Lunedì 9 novembre: ore 18,00
Martedì 10 novembre: ore 18,00
Mercoledì 11 novembre: ore 18,00
Giovedì 12 novembre: ore 9,00
Venerdì 6 novembre: ore 18,00

* Vespri
Lunedì 9 novembre (ore 17,45) - segue: S. Messa

* S. Evasio 2015:
Mercoledì 11 novembre: Primi Vespri (ore 18,00)
Giovedì 12 novembre: S. Messa Pontificale (ore 18,00)

* Domenica 8 novembre: S. Messa ore 11,00: Giornata dell’Unità
d’Italia: segue corteo e commemorazione dei caduti

Telecomando

Lunedì 23 Novembre 2015

TELECOMANDO
a cura di Gian Paolo Cassano

OLTRE LE COLLINE è il film diretto dal regista rumeno Cristian Mungiu e interpretato da Cosmina Straten e Cristina Flutur, che Rai Cultura propone in prima Tv, martedì 17 novembre alle 21.15 su Rai 5. E’ la storia di Alina che, dopo essere tornata dalla Germania, in un isolato convento in Romania ritrova l’amica Voichita, che ama dai tempi in cui erano bambine in un orfanotrofio. Alina vorrebbe convincere l’amica a seguirla in Germania, ma Voichita ha ormai trovato conforto nella fede e considera le suore e il sacerdote come una famiglia. Il film ha vinto il Premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Cannes del 2012.
RACCONTARE L’AMORE: è questo il nuovo programma con fr. Enzo Bianchi in onda al martedì su Tv 2000 (ore 21,10) in cui il Priore del Monastero di Bose propone una lettura attuale delle più note parabole evangeliche: il Buon Samaritano, il Figliol Prodigo, il Ricco Epulone, il Fariseo e il Pubblicano. Enzo Bianchi è l’autore del libro a cui il programma si ispira: “Raccontare l’amore”, tra le letture preferite di Papa Francesco, in cui racconta attraverso gli esempi concreti del Vangelo lo sguardo amorevole di Gesù verso gli uomini. Ogni parabola rimanda a uno dei diversi aspetti dell’amore: la gratuità, la misericordia, la dedizione verso i poveri, la preghiera.
Sempre su Tv 2000 c’è IL RESPIRO DI DIO (ogni domenica, ore 11,10), una serie di documentari in cui si raccontano le esistenze di uomini e donne che hanno deciso di consegnarsi ai bisogni e alle necessità del prossimo attraverso la scelta della vita consacrata. Nelle loro storie si incontra un’umanità ferita, spesso in condizione di grande povertà, consolata dalla prossimità di eroi per caso, profeti e testimoni della Misericordia di Dio.
Gian Paolo Cassan

La parola di Papa Francesco

Lunedì 23 Novembre 2015

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano
  
Il perdono in famiglia rende più “solida” la famiglia stessa “e meno crudele la società”; lo ha ribadito con forza il Pontefice nell’udienza generale di mercoledì 4 novembre, auspicando che il prossimo Giubileo insegni sempre più alle famiglie “a costruire strade concrete di riconciliazione”.
In mezzo all’aridità odierna di società che sono un deserto piuttosto esteso di malanimo, di visioni negative, ecco l’oasi di quelle famiglie che, insegnando il perdono al loro interno, lo esportano come un antidoto al di fuori, migliorando il vissuto degli altri.Esse sono “una grande palestra di allenamento al dono e al perdono reciproco, senza il quale nessun amore può durare a lungo”. Infatti “non si può vivere senza perdonarsi, o almeno non si può vivere bene, specialmente in famiglia. Ogni giorno ci facciamo dei torti l’uno con l’altro. Dobbiamo mettere in conto questi sbagli, dovuti alla nostra fragilità e al nostro egoismo. Quello che però ci viene chiesto è di guarire subito le ferite che ci facciamo, di ritessere immediatamente i fili che rompiamo nella famiglia. Se aspettiamo troppo, tutto diventa più difficile”.Non è difficile invece il “segreto” del sapersi perdonare perché si basa su una semplice parola di cinque lettere, che mamme, papà, figli, nonni possono imparare a scambiarsi quando serve, un semplice “scusa”. Così si “guariscono le ferite, il matrimonio si irrobustisce, e la famiglia diventa una casa sempre più solida, che resiste alle scosse delle nostre piccole e grandi cattiverie. E per questo non è necessario farsi un grande discorso, ma è sufficiente una carezza: una carezza ed è finito tutto e rincomincia.” Il perdono non è “un’esagerazione”, non è costituito da “belle parole” impossibili da “metterle in pratica”, perché “è proprio ricevendo il perdono da Dio che, a nostra volta, siamo capaci di perdono verso gli altri”. Così “la pratica del perdono non solo salva le famiglie dalla divisione, ma le rende capaci di aiutare la società ad essere meno cattiva e meno crudele. Sì, ogni gesto di perdono ripara la casa dalle crepe e rinsalda le sue mura”. Allora “le famiglie cristiane possono fare molto per la società di oggi, e anche per la Chiesa. Per questo desidero che nel Giubileo della Misericordia le famiglie riscoprano il tesoro del perdono reciproco. Preghiamo perché le famiglie siano sempre più capaci di vivere e di costruire strade concrete di riconciliazione, dove nessuno si senta abbandonato al peso dei suoi debiti”.
All’Angelus domenica 8  novembre ha fatto riferimento alla scandalo dei documenti trafugati in Vaticano e pubblicati in particolare in due libri appena usciti; rubarli è stato “un reato” ed “un fatto deplorevole che non aiuta”, ma questo non “distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti”.
Francesco ha poi commentato come sempre il Vangelo della domenica, quello della vedova povera avvertendo che “anche oggi esiste il rischio di assumere” gli atteggiamenti che Gesù deplora, “ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a Lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto”. I ricchi che gettano nel tesoro monete in quantità, ma per loro superflue, sono ben lontani dal “bell’esempio” di generosità della vedova, che “nella sua povertà ha compreso che, avendo Dio, ha tutto”. Anche a noi il Signore dice “che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. C’è una differenza fra quantità e pienezza. Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto: non c’è pienezza nel tuo cuore. (…) Amare Dio ‘con tutto il cuore’ significa fidarsi di Lui, della sua provvidenza, e servirlo nei fratelli più poveri senza attenderci nulla in cambio”. Così incoraggia: “siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo”.
Gian Paolo Cassano

NESSUNO NE PARLA (O QUASI)

Lunedì 23 Novembre 2015

NESSUNO NE PARLA (O QUASI)
news quasi sconosciute
a cura di Gian Paolo Cassano

In Perù, cresce l’attesa per la Beatificazione (il prossimo 5 dicembre) dei tre sacerdoti uccisi nel 1991 dal gruppo terroristico “Sendero Luminoso”: sono Michael Tomaszek, Zbigniew Strzalkowski e Alessandro Dordi, uccisi a Pariacoto. La presentazione della cerimonia di beatificazione è avvenuta presso la sede del Congresso della Repubblica peruviana.
Nelle tormentata terra di Siria, nella città martire siriana di Aleppo, sotto assedio dal 2012, il 13 dicembre, pochi giorni dopo l’inizio ufficiale del Giubileo della Misericordia, verrà aperta una Porta Santa nella parrocchia di san Francesco. Il luogo scelto (ricorda il quotidiano Avvenire) è altamente simbolico perché la chiesa di San Francesco il 25 ottobre scorso è stata colpita e danneggiata da un lancio di granate che ha squarciato la cupola e ferito sette persone in maniera non grave. Poteva essere una strage se l’ordigno fosse esploso all’interno del struttura, dove si stava celebrando la Messa, invece che all’esterno. Si tratta dell’unica chiesa della zona ad essere ancora agibile, un rifugio per molti fedeli. Prima dell’inzio delle guerra civile ad Aleppo c’erano 30 chiese aperte, ma oggi metà sono distrutte o inaccessibili. Nonostante ciò, saranno centinaia i fedeli che attraverseranno la Porta Santa nella città siriana. Il vicario apostolico di Aleppo, il francescano Georges Abou Khazen, ha detto che questa guerra sarà vinta “con la preghiera, la solidarietà tra di noi e con la misericordia”. Ricardiamo poi come, in occasione del Giubileo, altre due Porte Sante saranno aperte in Siria, una a Damasco e una a Latakia. Segni di speranza in mezzo a tanta violenza e a tanto odio.
Gian Paolo Cassano