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Archivio di Maggio 2011

Telecomando

Martedì 24 Maggio 2011

TELECOMANDO

a cura di Gian Paolo Cassano

Analizzare criticamente la TV . E’ quanto promette TV TALK, in onda su Rai tre, un programma di Rai Educational in onda al sabato pomeriggio alle 14,55.

Condotto da Massimo Berardini si avvale di un gruppo di analisti, sia professionisti (come Giorgio Simonelli, docente all’Università Cattolica di Milano, storico opinionista di Tv Talk e Andrea Bellavita, professore di linguaggi televisivi) che giovani (laureandi e laureati in Comunicazione dalle Università di tutta Italia) che dibatte sulla settimana televisiva appena conclusa. Tra le rubriche, quella dedicata all’analisi qualitativa e “culturale” degli ascolti, curata da Silvia Motta, per comprendere, ogni settimana, il complesso meccanismo dell’Auditel.

ATLANTIDEStorie di uomini e di mondi”, il programma di approfondimento storico e culturale condotto da Natascha Lusenti, in onda su La 7, anticipa la sua programmazione al mattino (ore 11,35), tutti i giorni feriali, dal lunedì al venerdì.

Da questa settimana è completamente rinnovato il sito della TGR Rai, la Testata Giornalistica Regionale (www.tgr.rai.it) che permetterà di avere le migliaia di ore di produzione all’anno delle varie sedi su tutte le piattaforme disponibili compresi smartphone e tablets. Ogni appuntamento con le news potrà essere seguito in diretta o disponibile negli archivi delle pagine di ciascuna regione, che diventeranno così dei veri e propri mini siti. Ampio spazio ad approfondimenti, inchieste, speciali e rubriche. Sull’homepage dossier tematici indicheranno percorsi informativi agli utenti e un’intera sezione sarà destinata al racconto delle celebrazioni in tutta Italia del 150° anniversario dell’Unità.

Gian Paolo Cassano

Unità

Martedì 24 Maggio 2011

OCCIMIANO – (gpc) Sabato 28 maggio i componenti del consiglio comunale dei bambini e dei ragazzi andranno a Torino ad ”incontrare le istituzioni”, organizzando il viaggio del capoluogo piemontese capitale del Risorgimento. I ragazzi, accompagnati dal sindaco e da alcuni loro familiari, visiteranno al mattino la Mostra italiana del futuro presso le Officine grandi riparazioni ed una delegazione sarà accolta a palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte. L’iniziativa si pone il quadro dei festeggiamenti per il 150º dell’unità d’Italia promosso congiuntamente dal Comune e dalla sezione casalese dell’ANA.

Giovedì 2 giugno poi, festa della Repubblica, a partire dalle 9,30, nella tensostruttura allestita in piazza Carlo Alberto, avrà la proiezione su maxischermo della parata militare da Roma. Nel corso della manifestazione ci sarà anche la premiazione del concorso provinciale “Le 10 immagini che rappresentano l’unità d’Italia”, bandito dalla provincia è rivolto ai ragazzi del triennio delle superiori.

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Falcone

Martedì 24 Maggio 2011

OCCIMIANO – (gpc) Anche quest’anno gli studenti Occimiano i mesi hanno partecipato alla manifestazione della Nave della legalità a Palermo. Un folto gruppo guidato dal sindaco prof. Ernesto Berra è partito domenica 22 maggio in mattinata per imbarcarsi a Civitavecchia alle 16,00 verso Palermo. Centrale è stata la giornata di lunedì 23 con gli incontri ufficiali e il corteo verso l’Albero di Falcone; i giovani sono rientrati in paese da Napoli martedì 24 maggio.

Il gruppo, guidato dal sindaco, insieme ai consiglieri comunale Mauro Aceto, Carmen Inglese, Francesco Perracino, era costituito da un gruppo di consiglieri del Consiglio comunale dei ragazzi: Paolo Berra (presidente), Luca Baldasso (vice presidente), Alessia Delodi, Clarissa Delodi, Olimpia Deambrosis, Stefania Cappa, Paola Casalone, Marco Bongiorno, Marco Lupano, Simone Masiero e Lorenzo Zoccola, oltre alla giovane Arianna Delodi.

Con loro c’era anche un gruppo della 3° B della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Don Milani di Occimiano che durante l’anno ha lavorato sul progetto. Accompagnati dai docenti Donatella Muti e Valeria Olivieri c’erano gli studenti Lorenzo Racca, Ilenia Provera, Elena Deligia, Sara Ghietti Natasha Frizzarin, Mario Volpi, Francesco Mottola e Chiara Peduzzi.

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Prima Comunione

Martedì 24 Maggio 2011

PRIMA COMUNIONE

OCCIMIANO – (gpc) Alberto Ottone, Alessandro Caprioglio, Alessia Cuppari, Carlo Coppola, Kevin Guzzardo, Filippo Vettoretto, Francesco Acampora, Lara Ferraris, Marco Nardiello, Martina Ortolan e Tommaso Bolognini. Sono questi i bambini che domenica scorsa 22 maggio, hanno ricevuto per la prima volta la S. Comunione.

Nell’Omelia è stato posto in rilievo l’impegno a vivere l’amicizia con Gesù, che si concretizza particolarmente nell’appuntamento dell’Eucaristia domenicale, nel dono dello Spirito ricevuto sin dal giorno del Battesimo.

I ragazzi, con l’aiuto delle catechiste m. a Anna Imetti Bianco e Veronica Varzi, hanno portato all’altare i doni per l’Eucaristia, tra cui, oltre al pane e al vino, i fiori, il catechismo ed un’offerta per la Chiesa …

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Beato

Martedì 24 Maggio 2011

Un nuovo martire, vittima dell’odio del nazismo; è don Georg Häfner, morto a Dachau nel 1942 che è stato beatificato domenica 15 maggio nella sua città natale, Würzburg, dove era nato nel 1900. Fu un segno di vita in un campo di morte, come in quel luogo di sterminio, vicino a Monaco di Baviera dove venne deportato a causa della sua stessa missione pastorale e la sua opposizione al nazismo, ideologia anticristiana oltre che antiumana.

Fu parroco di Oberschwarzach dove volle essere amore per gli altri, rivelando amore e donando amore; appassionato catechista, sempre impegnato nella formazione dei giovani, con un’azione sempre caratterizzata dalla mitezza e dalla fortezza cristiana. Sacerdote esemplare, parroco coraggioso, fedele al suo ministero e interamente dedito alla difesa della verità evangelica anche a costo della persecuzione e della morte. A Dachau venne portato il 12 dicembre 1941 e marchiato nella carne con il n. 28 876; don Haefner si abbandonò completamente a Dio, in unione alla passione di Gesù, perdonando fino in fondo, sull’esempio di Cristo, i suoi aguzzini. “Non vogliamo né condannare né serbare rancore - disse poco prima di morire - nei confronti di nessuno, vogliamo solo essere buoni verso tutti”.

Autentico testimone della mitezza di Cristo, agnello immolato – ha detto nell’omelia di beatificazione il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi -. Dalle testimonianze apprendiamo che fu preso più volte a pugni e calci e che ripeteva sempre: «Tutto per Cristo Re». Sopportava con pazienza la dura fatica del lavoro quotidiano, della mancanza di cibo e della mancanza di cure per i suoi piedi gonfi. Pregava molto anche per i suoi aguzzini e non si lamentava mai. La sua passione e morte costituiscono una subdola modalità dei moderni persecutori: annientare le vittime sfinendole a poco a poco”.

non si abbassò mai a rispondere violenza a violenza; “a causa del pesante lavoro manuale e della scarsa nutrizione - ha ancora detto il card. Amato - don Georg si era ridotto in fin di vita. L’insorgenza, poi, di un’infiammazione purulenta al piede destro e la carenza di cure adeguate avevano ulteriormente infiacchito il suo fisico. Portato troppo tardi in infermeria, vi morì il 20 agosto 1942”.

Don Georg morì “in aerumnis carceris”, cioè a causa dei tormenti subiti durante la prigionia, e per questo Papa Benedetto XVI nel 2009 lo ha proclamato martire.

Gian Paolo Cassano

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Beato

Martedì 24 Maggio 2011

PIANURA - Una vita dedicata alla promozione delle vocazioni; così può essere sintetizzata la vita di don Giustino Russolillo, parroco di Pianura, a Napoli, e fondatore della Società delle Divine Vocazioni (in due rami, quello maschile e quello femminile) beatificato lo scorso 7 maggio.

Era nato il 18 gennaio 1891 rivelando ben presto la sua vocazione sacerdotale (fu ordinato presbitero il 20 settembre 1913); passò tutta la sua vita come parroco a Pianura dove morì il 2 agosto 1955.

La vita di don Giustino – ha ricordato il card. Angelo Amato (prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi) che ha presieduto il rito - era fondata su tre robusti pilastri: l’amore alla Parola di Dio, al Vangelo, l’obbedienza alle divine ispirazioni e l’adorazione trinitaria. Praticamente don Giustino aveva sempre tra le mani il Vangelo, quale vademecum di luce e di Verità. Conseguenza di questo ascolto continuo della Parola di Dio era la sua obbedienza alle ispirazioni di Dio, che lo incitavano a compiere sempre il bene con frequenza e convinzione”.

Don Giustino sapeva incoraggiare alla santità; ripeteva spesso ai suoi giovani: “Fatti Santo, fatti Santo davvero, che tutto il resto è zero”.

Giustiniello, (come affettuosamente era chiamato) si dedicò completamente al servizio delle vocazioni e alla riabilitazione di quelle tradite e la sua opera, il “Vocazionario”, era una casa dove accoglieva gratuitamente i giovani aspiranti al sacerdozio e dove, con la formazione, li aiutava a discernere e servire la loro vocazione.

Un’opera centrata nel catechismo, invitando tutti i sacerdoti ad annunziare al mondo la Buona Notizia e ad indicare a tutti la via della santità.

Don Giustino – ha aggiunto il card. Amato - fu un formidabile educatore di sacerdoti. Da questa spiritualità trinitaria egli attingeva sicuri orientamenti di formazione. Ai sacerdoti formati secondo il cuore di Cristo, il Beato Giustino affida il compito di diventare padri spirituali, di moltiplicare le vocazioni sacerdotali e religiose, come un albero buono che produce frutti buoni”.

Gian Paolo Cassano

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Martedì 17 Maggio 2011

TELECOMANDO

a cura di Gian Paolo Cassano

CINE ITALIA”: La storia d’Italia vista al cinema. E’ la proposta su Rai Movie, la domenica (ore 11.30 circa), il martedì (ore 22.30 circa) e il giovedì (ore 11.30 circa), che intende ripercorrere la storia del Paese presentando le grandi e piccole vicende che lo hanno via via definito, , in una carosello affascinante di registi e attori, e dove il genere storico si affianca talvolta al dramma e alla commedia, all’avventura e all’impegno politico, alla celebrazione e all’analisi critica. E’ una delle proposte di Rai Movie, uno dei nuovi canali digitali dedicato agli amanti del cinema; nel palinsesto troviamo grandi film nazionali e internazionali in una selezione di generi e titoli, dai classici del passato ai successi d’oggi, alle opere inedite di registi emergenti. Inoltre grande spazio viene alle principali manifestazioni cinematografiche in Italia e nel mondo.

Segnaliamo inoltre in prima visione su Rai 5, “Exit through the gift shop”, candidato all’ultima edizione del Premio Oscar e definito dalla stampa come una delle migliori pellicole del 2010, in prima visione su Rai 5 lunedì 23 maggio (ore 21,00).

E’ ripreso intanto su Canale 5, l’appuntamento di “CIAK JUNIOR”, il programma di cinema pensato dai ragazzi (domenica alle 10,00).

Gian Paolo Cassano

La parola di Papa Benedetto

Martedì 17 Maggio 2011

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO

a cura di Gian Paolo Cassano

Continuando il nuovo ciclo di catechesi sulla preghiera il Papa, nell’Udienza di mercoledì 11 maggio, citando il Catechismo della Chiesa cattolica, ha evidenziato come il desiderio di Dio sia “inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio”. E se, oggi, nel clima di un secolarismo imperversante Dio “sembra sparito dall’orizzonte di varie persone”, ci sono però “molti segni” che ci indicano “un risveglio del senso religioso, una riscoperta dell’importanza di Dio per la vita dell’uomo”.

Appare infatti “fallita la previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una ragione assoluta, staccata dalla fede, una ragione che avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e avrebbe dissolto il ‘mondo del sacro’, restituendo all’uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua autonomia da Dio”.

L’esperienza del XX secolo, segnata da due terribili guerre, “ha messo in crisi quel progresso che la ragione autonoma, l’uomo senza Dio sembrava poter garantire” ed il bisogno di una luce alle domande sul senso profondo della realtà. La religiosità dell’uomo “non emerge solo dai mondi antichi”, ma “attraversa tutta la storia dell’umanità”: così “l’uomo digitale” di oggi “cerca nell’esperienza religiosa le vie per superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria avventura terrena. Del resto, la vita senza un orizzonte trascendente non avrebbe un senso compiuto e la felicità, alla quale tutti tendiamo, è proiettata spontaneamente verso il futuro, in un domani ancora da compiersi”.

L’uomo “porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare”.

L’esperienza della preghiera è per tutti “una sfida, una grazia da invocare, un dono di Colui al quale ci rivolgiamo” ed “è apertura ed elevazione del cuore a Dio, diviene così rapporto personale con Lui”.

Domenica 15 maggio, al Regina Coeli, ha rivolto un pensiero di pace per la Libia e la Siria, ha ricordato il nuovo beato bavarese don Georg Häfner, ed evidenziato il tema delle vocazioni.

Infatti “gli uomini hanno sempre bisogno di Dio, anche nel nostro mondo tecnologico, e ci sarà sempre bisogno di Pastori che annunciano la sua Parola e fanno incontrare il Signore nei Sacramenti”.

Per questo è necessaria la preghiera “perché non manchino mai validi operai nella messe del Signore”. E’ necessario ascoltare la voce di Dio che oggi “rischia di essere sommersa in mezzo a tante altre voci … Solo chi è attento alla voce del Signore è in grado di valutare nella propria coscienza le giuste decisioni per agire secondo Dio. Dall’ascolto deriva, quindi, il seguire Gesù: si agisce da discepoli dopo aver ascoltato e accolto interiormente gli insegnamenti del Maestro, per viverli quotidianamente“.

Gian Paolo Cassano

San Valerio

Martedì 17 Maggio 2011

SAN VALERIO MARTIRE, patrono di Occimiano (e Lu)

1.Terra natale

Zaragoza è una delle città più antiche, ricche e gloriose della Spagna. Si crede fondata dai Fenici sotto il nome di Solduba, ma fu ingrandita, popolata di veterani, abbellita con templi, foro, teatro, circo e bagni da Giulio Cesare, che la chiamò Cesaraugusta. È bagnata dal fiume Ebro, dal quale si dirama un canale che prende il nome dal suo costruttore Pignatelli, di famiglia italiana, e che serve a irrigare parte dell’immensa, fertilissima pianura. La sua storia gloriosa è scritta non solo nei volumi delle sue ricche biblioteche, ma soprattutto nei suoi monumenti. Saragozza seppe resistere ai Romani, ai Goti, ai Saraceni dai quali, pur essendo vinta, non venne mai soggiogata.
Chi visita oggi questa città trova sulle sue muraglie e case i segni della costanza di quel popolo, invitto nel difendere la sua libertà. Intorno alle porte e alle finestre dei palazzi pressoché diroccati, divenuti baluardi e fortezze per i privati cittadini, si scorgono tuttora migliaia di palle incastrate come perle preziose che ricordano ai posteri come ogni uomo, ogni donna e persino i bambini, durante i tre assedi dei Francesi negli anni I808 I809, erano divenuti difensori eroici della propria libertà, della propria patria e della propria religione. Dopo Sagunto e Numancia, dice il Moroni, non si era ai più veduto un accanimento così straordinario nella difesa di una piazza, tanto che gli assedianti stessi ammirarono il valore e l’audacia degli assediati.
Tuttavia ciò che rende Saragozza soprattutto gloriosa la storia della sua Chiesa e della sua fede. Narra la tradizione che S. Giacomo il Maggiore, Apostolo della Spagna, passando di là, fondò quivi la prima Chiesa e  divenne il primo Vescovo. Si racconta purghe che una notte, stando il santo Apostolo in orazione presso la
riva dell’Ebro, dopo una giornata di grande fatica spesa per convertire gli idolatri, la Vergine santissima, che ancora viveva con S. Giovanni, venne trasportata dagli Angeli e apparve sopra di una colonnina davanti S. Giacomo, entro un nimbo di vivissima luce e tra canti di soavissime armonie, per confortarlo. Maria Santissima manifestò a S. Giacomo il desiderio, che su quel luogo si erigesse un Santuario, che avrebbe servito ogni tempo a ravvivare la fede degli Spagnoli.
Oggi ancora la magnifica Basilica, dedicata alla Madonna del Pilar e che racchiude la colonna divenuta getto di speciale venerazione, attesta che la devozione dei buoni abitanti verso la Vergine SS. non è ai venuta meno.
A Saragozza si tennero quattro Concili prima del mille, tutti di grande importanza per la disciplina ecclesiastica. In questa città vi furono innumerevoli.  Martiri e vi fiorirono grandi opere di carità. Essa è inoltre la terra natale di S. Valerio.

2. Famiglia e nascita di san Valerio

Una delle famiglie più illustri, ricordate dalla storia romana, è senza dubbio quella dei Valeri. Valerio Publicola (507 anni av. Gesù Cristo), fu uno dei fondatori della Repubblica, e d’allora in poi i Valeri si distinsero nel governo, nelle scienze, nelle arti e nella letteratura, come lo provano, i Valeri Consoli, il Valerio Massimo storico, il Valerio Flacco poeta ed altri. Essi si resero celebri in Roma, nella Gallià, nella Spagna, dove il loro nome si tramandò in migliaia di famiglie.
Diocleziano, per farsi romano e darsi importanza, prese il nome di Valerio, e il suo esempio venne poi imitato da Galerio, Alassimiano, Costanzo. Non pochi scrittori sostennero che la figlia di Diocleziano, di nome Valeria, fosse cristiana: è certo, del resto, che essa diede saggio di virtù sconosciute al paganesimo. Ton fa quindi meraviglia che, essendo questo nome così diffuso,`si trovino all’inizio del cristianesimo molti Santi con questo nome. Non sappiamo l’almo preciso della nascita di S. Valerio, e nulla dei suoi genitori; ma si può arguire da varie circostanze, che sia nato sotto il Pontificato di S. Felice, essendo imperatore Aureliano, nella seconda metà del secolo III dopo Cristo.
La Chiesa era allora travagliata dagli errori di Nestorio e di Eutiche; il primo pretendeva che in Gesù Cristo vi fossero due persone e che perciò Maria Santissima non fosse Madre di Dio; il secondo insegnava che in Gesù Cristo vi era una sola natura. I cristiani di quei tempi, offesi nella loro fede, reagirono accrescendo la loro devozione verso la S.S. Vergine, Madre di Gesù, perciò Madre di Dio, bestemmiata da quegli eretici. Il clero poi senti il bisogno di coltivare sempre più lo studio delle scienze ecclesiastiche per poter combattere contro gli errori. I pochi colmi biografici del nostro Santo dicono esplicitamente che, oltre la nobiltà dei natali e la gentilezza dei modi, si ammiravano in lui i lodevoli studi e la non comune cultura unita a una tenerissima devozione verso la Vergine Maria.

3. La divina chiamata

Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vescovo S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i primi passi per la via della pietà e degli studi, guidandolo con  l’esempio più che con la parola: possiamo pertanto supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse compagno di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità del mondo e la necessità di pensare a salvarsi l’anima, decise di consacrarsi a Dio nello stato ecclesiali. Espose la sua decisione al santo Vescovo il quale, dopo averlo esaminato attentamente e` preparato nella scienza e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno delle più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote circa l’anno 300.
A quel tempo in tutte le province della Spagna e l’Italia vi erano già molti cristiani e in parecchie città di
Spagna, come Mèrida, Siviglia, Segovia, Tarragona, Saragozza, Valencia, si era versato molto sangue di Martiri. Le gesta di S. Narciso martire, e la fede dimostrata dalle due sante Vergini Giusta e Rufina, erano conosciute e ammirate da tutti i buoni e riempivano il stupore i cattivi. Tuttavia i nemici e gli ignari di Gesù Cristo erano ancora molti, sicché Valerio, appena ordinato. Sacerdote, desiderò di andar a predicare il Vangelo agli infelici suoi compatrioti, che vivevano tra e tenebre della morte. Lasciò pertanto la sua città natale e, benedetto dal santo Vescovo, si recò più verso il nord della Spagna, nelle province cantabriche, dove pare che ancora non fosse stato predicato il santo Vangelo di Gesù Cristo: in questa Missione, il Santo raccolse abbondantissimi frutti di bene con la predicazione, ma specialmente con l’esempio della sua vita.
Valerio viveva umile e raccolto dentro una grotta scavata sulla montagna e passava molte ore nel pregare Iddio e nel meditare sulle verità eterne, che poi spiegava al popolo. Lo scarso vitto lo ricavava da un podere ch’egli stesso coltivava; ma più che del suo corpo egli si preoccupava della salvezza delle anime.
Impiegò  in questo apostolico ministero sete anni, durante i quali si scatenò la più terribile delle persecuzioni per opera dell’imperatore Diocleziano e dei Cesari Galerio e Massimiano. Quella persecuzione mietè un numero considerevole di vittime per tutto l’impero.
«I Preti e i Diaconi—scrive Lattanzio— venivano arrestati e condotti al supplizio. Moltissimi cristiani di ogni età, sesso e condizione furono arsi vivi; altri furono gettati in fondo al mare. Non molto lontano dal luogo dove si trovava Valerio, a Compluto, avvenne il martirio dei due giovanetti Giusto e Pastore, rispettivamente di tredici e di sette anni, i quali, mentre andavano a scuola, avendo saputo che era giunto il famigerato persecutore Daziano, gettarono via la cartella e corsero a cercare la palma del Martirio ».
A Saragozza, tra i molti, che in quei giorni affrontarono il martirio per amor di Gesù Cristo, vi fu la vergine Eucrotide che venne talmente tormentata da rimanere con tutto il corpo lacerato e coperto di piaghe; gettata poi in prigione, ella morì perchè le sue piaghe degenerarono in cancrena.
la persecuzione cessò prima dell’anno 305 per essersi ritirata a vita privata Diocleziano e Massimiano.

4. Valerio vescovo di Cesaraugusta

Nel 307 Valerio, ritornato a Cesaraugusta, ebbe la notizia della morte del santo Vescovo Valerio, suo parente. Appena si conobbe l’arrivo di lui alla sua città natale, il popolo giubilante lo elesse Vescovo, scorgendo in lui un degno successore capace di reggere la città e la Diocesi di Cesaraugusta.
Con cuore addolorato il novello Vescovo vide il suo gregge ridotto a un esiguo numero di fedeli, per causa dell’orribile carneficina di tante persone del popolo e della nobiltà, sacrificate davanti alle porte della città e tra spaventosi tormenti dai nemici della religione cristiana.
Non pochi cristiani terrorizzati si erano ridotti a vivere nascosti per i dintorni della città, nelle vicinanze del tempio della Madonna del Pilar, dentro ai cimiteri, alle grotte e alle catacombe. Valerio li visitava caritatevolmente per consolarli nelle afflizioni; li esortava inoltre alla pazienza e li sorreggeva con la speranza nel benigno aiuto della divina Provvidenza. Ma soprattutto si dedicò con grande zelo alla predicazione, con la quale animò tutti a riprendere coraggio nel difendere la loro fede, e a disporsi anche a morire per essa, a imitazione dei santi Martiri loro conterranei. Per alimentare questa fiamma di amore verso Dio e i suoi Santi, istituì inoltre una confraternita formata dai fedeli più devoti e fervorosi, i quali scelsero come protettore il martire S. Valerio
Ma lo zelante Pastore non potè godere a lungo della consolazione di lavorare in pace per il bene delle sue pecorelle.

5. Arresto e deportazione

Daziano da Mèrida, nel 307, era ritornato a Cesaraugusta. Informato della elezione del nuovo Vescovo Valerio e del suo zelo per conservare, propagare e fare rifiorire il Cristianesimo, lo fece arrestare e condurre dinanzi all’imperatore Massimiano, sia perchè la Spagna era comandata da Costantino, contrario alla persecuzione, sia per guadagnarsi l’animo dell’imperatore.
Quale doloroso contrasto! Mentre la Chiesa, ora nascosta dentro le catacombe e ora esposta alla luce, andava diradando le tenebre dell’errore estendendo il Regno di Gesù Cristo sull’impero, si era ingaggiata una lotta accanita tra gli ambiziosi che si disputavano il trono. Tra di essi, c’erano Diocleziano, Massimiano, Galerio, Severo, Massimino e Massenzio, che, viziosi e sanguinari, sfruttavano contemporaneamente l’impero romano. Essi, non paghi di opprimere le popolazioni, seminavano la strage tra i pacifici seguaci di Gesù Cristo, e la confusione sorta serviva a contrassegnare e a distinguere lo spirito del mondo da quello di Dio!
Avendo dunque Massimiano ripreso la porpora, raggiunse le Gallie per indurre Costantino, che nell’anno 306 era successo a suo padre Costanzo, ad allearsi con lui. A quest’annunzio, il feroce Daziano credette di fare cosa gradita al vecchio imperatore, rincrudendo le ostilità contro i cristiani nella Spagna dove si trovava. A Cesaraugusta, dove egli credeva di avere divelto l’albero rigoglioso del Cristianesimo, aveva trovato invece nuovi germogli; per questo tentò di asportarli affinché non si riproducessero nuovi fedeli. Sembra quindi che dalla Spagna egli inviasse il Vescovo Valerio, scortato da una masnada di sgherri, fino alle Gallie, donde, essendo Massimiano già ripartito per Roma, il Martire dovette con molte privazioni e stenti continuare il viaggio fino a Roma.
A Roma, Massimiano si era associato nell’impero suo figlio Massenzio; timoroso però di venire da lui soppiantato, non si sentiva per il momento di sobbarcarsi ad altri fastidi. Diede perciò ordine che Valerio fosse deferito senz’altro all’autorità giudiziaria, la quale lo processò e lo condannò a essere torturato con flagelli, che erano formati di funicelle munite di palle di piombo. Dopo questo supplizio, Valerio venne confinato a Vienne nelle Gallie. Tale procedimento fu preso sia per tenerlo lontano da Roma, dove gli imperatori intravedevano un pericolo troppo grave nel fermento sempre crescente dei cristiani, sia per allontanarlo dalla sua patria, affinché non continuasse a fare proseliti per Gesù Cristo.

6. Da pastore di anime a pastore di animali

Il governatore di Vienne, al quale fu consegnato Valerio, gli diede l’incarico di custodire armenti per la campagna e su per i monti.
Il tiranno voleva sbarazzarsi di un soggetto che, se fosse rimasto in città, avrebbe potuto trovare aderenti causando a lui delle noie; credeva anche di umiliarlo relegandolo tra i rozzi e ignoranti contadini della campagna.  Quanto sono differenti però i giudizi umani da quelli Dio!
La divina Provvidenza infatti si servì della nuova destinazione del Vescovo Valerio per salvare non poche anime. Negli agnelli, che doveva condurre pascolo, egli ravvisò il gregge di cristiani da lui abbandonato a Cesaraugusta, e per loro pregava  giorno e notte.
Valerio poi si ricordava del dolce Pastore Gesù, che, sempre pronto a dar la vita per le sue pecorelle, correva in cerca della pecorella smarrita, per caricarsela sulle spalle e ricondurla all’ovile.
L’anima sua, tutta accesa di zelo e disposta alle sofferenze per imitare il divino Modello Gesù, si adattò a quel nuovo genere di vita con semplicità e prudenza.
Si avvicinò a poco a poco ai rozzi pagani, che vivevano come lupi rapaci sbranandosi a vicenda, parlò loro della bellezza della religione cristiana, di Gesù Cristo morto per salvarci, della vita eterna e li esortò a cambiar tenore di vita promettendo loro pace sulla terra e una gloria imperitura in Cielo.
Il frutto di queste fatiche apostoliche, durate per tre anni, fu la conversione di oltre tre mila pagani che, detestato il culto delle false divinità, adorarono il vero Dio. In quei luoghi, ove prima regnava il demonio, incominciò a imperare la nostra santa Religione. La corruzione antica fu abbandonata, gli odi si assopirono, il culto del vero Dio raggiunse vero splendore e Gesù Cristo divenne il dolce Sovrano di quel popolo.

7. Il martirio

I1 governatore di Vienne, informato che Valerio, mentre conduceva al pascolo le pecore, si era anche dedicato per tre anni alla predicazione, convertendo un considerevole numero di pagani alla religione di Gesù Cristo, si accese di sdegno, e ordinò che il santo Vescovo venisse crocifisso a un albero in aperta campagna, affinché i nuovi cristiani, assistendo al suo martirio, abbandonassero la loro religione..
Valerio rimase per sette giorni su quella specie di croce, che gli servì come di pulpito per predicare imperterrito le verità della fede cristiana. Alla vista di questo spettacolo di fortezza, non solo si rinfrancarono i fedeli ella fede, ma si convertirono anche tanti altri attratti alla parola e più ancora dall’eroismo del santo Ministro di Gesù Cristo.
Ma il tiranno, furente per tanta costanza, per impedire e Valerio continuasse a predicare, ordinò che fosse sepolto vivo: ciò avvenne circa l’anno 311. Com’è facile arguire, l’esecutore della sentenza non fu il governatore, ma un suo inviato particolare che, pur di farla finita, impartì l’ordine e, senza curarsi di assistere all’esecuzione, lasciò quei luoghi per evitare eventuali fastidi.
Ma le Gallie erano sotto il controllo di Costantino amico dei cristiani: le persecuzioni perciò si verificarono solo su qualche luogo e piuttosto per lo zelo indiscreto di qualche funzionario regionale. Partito l’inviato del governatore, il quale aveva ordinato di seppellir vivo Valerio, gl’incaricati, o per rendersi favorevoli i cristiani, o per la speranza di venire ricompensati, lasciarono libero Valerio, a condizione che si allontanasse da quel paese.
A conferma di questa ipotesi sta il fatto che, sebbene sul luogo dove S.Valerio soffrì il martirio gli sia stato innalzato un tempio, tuttavia non si ebbe mai alcuna notizia del suo sepolcro; si potrebbe perciò dedurre ch’egli non sia stato seppellito in quel luogo.

8. Valerio in Italia – Apostolato e morte.

Nel 1712 fu stampata un’immagine di S. Valerio, sulla quale si leggeva la seguente iscrizione: «Al tempo degli Ariani, Valerio fu trapassato da una freccia in un campo tra Lu, Mirabello e Occimiano ». Questa immagine può rappresentare una tradizione. Forse Valerio, lasciato in libertà dai suoi carnefici e posto in salvo dai fedeli che vegliavano sulla sua sorte, fuggì dalla Francia e, valicate le montagne di confine, andò da Aosta a Chivasso per scegliersi come campo di apostolato i colli del Monferrato. Secondo una tradizione, predicò anche per la regione bagnata dal fiume Tanáro, e precisamente nella regione dove, parecchi secoli dopo, fu costruita dalla Lega lombarda la città di Alessandria per opporsi a Federico Barbarossa.
Valerio continuò la sua opera di zelo fino circa al 350 in cui, sfinito dalle fatiche, logorato da tanti sterrati e inseguito forse dagli Ariani che volevano sopprimerlo, pare sia stato trafitto da uno strale. Altri invece suppongono ch’egli sia morto per esaurimento, a circa ottanta anni, su di un campo posto tra il territorio di Lu, di Mirabello e di Occimiano, alcuni anni prima che a Casale venisse martirizzato S Evasio.
Il cadavere di S Valerio venne miracolosamente scoperto. Secondo un’antichissima tradizione, durante il crudo inverno di quell’anno, un padrone doveva a un servo una pattuita misura di frumento. Perché non poteva essere  retribuito per causa della carestia dell’anno precedente, il servo chiese al padrone la licenza di mietere immediatamente, il 22 gennaio, per conto proprio, un certo campo situato tra i territori di Lu, Occimiano e Mirabello. Il padrone accettò volentieri la proposta che gli pareva ingenua e strana. Sempre secondo la tradizione, il 22 gennaio di quell’anno fu una splendida giornata, nella quale il servo, accompagnato da alcuni parenti, si recò sul campo, dove trovò il grano non solo miracolosamente cresciuto, ma in piena maturità. Sparsasi la notizia per i dintorni, fu un accorrere della popolazione per assistere a quel prodigio. I mietitori si misero all’opera ed ecco che, disteso per terra e coperto dal grano, essi trovarono il cadavere di un uomo deceduto da poco. Alla meraviglia per la sorprendente scoperta seguirono il rispetto e la venerazione, poichè il miracolo del grano maturato così prodigiosamente nel cuore dell’inverno comprovava che l’Altissimo voleva glorificare il suo servo fedele. Fatte le necessarie indagini, si venne a sapere che si trattava del corpo di S. Valerio, già Vescovo di Cesaraugusta, forse riconosciuto anche da alcuni che ne avevano ascoltata la parola e ammirato lo zelo.

9. Il corpo di San Valerio a Lu – Altre reliquie ad Occimiano.

Propagatasi la voce dell’avvenuto prodigio, dai paesi circonvicini accorse sul luogo una moltitudine immensa per venerare il santo corpo: tutti poi si disputavano l’onore e il diritto di possederlo.
Ne sarebbe forse  sorta una fiera  colluttazione se, seguendo il consiglio di persone prudenti e  l’abitudine dell’epoca, non fosse stata rimessa a Dio  la soluzione della grave e importante questione. Si  decise adunque di attaccare a un carro due giovenche  non ancora aggiogate e di affidarne la guida a un  ragazzo, affatto ignaro del modo di condurle. Sul rozzo  barroccio venne deposto con grande devozione il corpo del  Santo, mentre la moltitudine, prostrata a terra, pregava  fervorosamente Dio di voler far cono­scere dove voleva che il Santo fosse venerato. Tre erano le vie, che conducevano ai vicini paesi Le giovenche, Abbandonate al loro istinto e guidate da forza misteriosa, dopo un istante di esitazione, infila­rono la strada di Lu, camminando rapidamente e, seguite dalla moltitudine, esse ascesero il colle e non si fermarono che quando giunsero sul culmine di esso.
Si narra che, quando gli abitanti dei paesi vicini si accorsero della direzione presa dalla giovenche, scongiurassero il Signore che la facesse loro cambiare. Anzi, alcuni più arditi, volendo in certo qual modo costringere il Santo ad assecondare il loro pio desiderio, afferrarono il cadavere per le mani. Ma le dita si staccarono e rimasero in loro possesso, costituendo così le piccole reliquie, che tuttora si venerano in Occimiano, a Casorzo e in altri luoghi. Prescindendo da ciò, allorché le giovenche. giunsero sulla parte più elevata di Lu, detta tuttora Castello, vi si fermarono; allora gli abitanti del borgo ricevettero in deposito il sacro Corpo con sommo giubilo e, depostolo dentro una ricca e preziosa cassa di legno, lo custodirono gelosamente entro una piccola, ma devota cappella.
Le sacre reliquie rimasero su questo luogo indisturbate per lunghi secoli, esposte alla venerazione dei fedeli, che sempre, ma specialmente in tempo di pubiche e private sventure, come durante le piogge prolungate o i periodi di siccità o di altri malanni, con fede e ammirabile slancio e fervore mai ricorsero invano al santo Protettore per ottenere grazie e favori. Il 22 gennaio di ogni anno il religioso popolo di Lu celebra n una speciale devozione la festa solenne del ritrovato del corpo di S. Valerio, e in memoria del prodigioso miracolo del grano maturo nel cuore dell’inverno, il Santo viene rappresentato con le spighe in mano.
Anche ad Occimiano, nella festa del Santo, riprendendo l’antica tradizione, si confezionano panetti a forma di spiga che vengono benedetti durante la S. Funzione.

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Quirinale

Lunedì 16 Maggio 2011

OCCIMIANO – (gpc) Mercoledì scorso 11 maggio c’era anche una delegazione occimianese al Quirinale per la cerimonia di premiazione dei lavori presentati dalle scuole per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e dei giovani alfieri della Repubblica.

Erano presenti infatti il Sindaco Ernesto Berra ed il consigliere comunale Maurizio Vola ed i rispettivi figli Paolo e Pietro (presidente e consigliere del Consiglio Comunale dei Ragazzi e dei Bambini).

Paolo Berra ha consegnato al Presidente della Repubblica un opuscolo con le iniziative del Comune monferrino per il secolo e mezzo di vita del Bel Paese, ricevendo i complimenti dal Capo dello Stato che ha poi autografato un libro per ciascuno.

E’ la prima volta che con pari dignità al Quirinale in una cerimonia pubblica sono presenti i rappresentanti dei Consiglio comunali degli adulti e dei ragazzi.

Il Capo dello Stato ha esortato gli studenti a continuare “a coltivare gli stessi ideali, di libertà, di unità, di giustizia, perché non si può crescere, non si può avere soddisfazione nella vita, se non si è animati da alcuni grandi valori e se non ci si impegna a realizzare degli obiettivi, non solo personali ma comuni a tutta la nazione, a tutti gli italiani.

Infine, rivolgendosi agli Alfieri della Repubblica che hanno ricevuto l’attestato di onore, il Presidente Napolitano ha evidenziato che “sono tanti i ragazzi che meritano e sono tutte storie belle: per fortuna l’Italia è fatta anche di queste storie non solo di certe altre”.

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