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Archivio di Agosto 2010

Telecomando

Lunedì 30 Agosto 2010

TELECOMANDO
a cura di Gian Paolo Cassano

COSMO: SIAMO TUTTI UNA RETE: è il nuovo programma di divulgazione scientifica che Rai tre trasmette settimanalmente, a partire da sabato 4 settembre (ore 21,00). La trasmissione,  dedicata ai temi della scienza e dell’innovazione, è condotta da Luca De Biase, giornalista responsabile di Nòva24 del Sole 24 Ore e autore, tra gli altri, di “Economia della felicità: dalla blogsfera al valore del dono e oltre.” (edito da Feltrinelli).
Il TG LA 7 si rinnova, con la nuova direzione di Enrico Mentana, proponendosi, anche per la scelta degli orari, come un’alternativa agli altri TG. L’offerta d’informazione di La 7 partirà alle 6 del mattino con  le Morning News, 10 minuti con i fatti principali del giorno in rotazione continua alle  7.30 la prima edizione vera e propria del telegiornale con il seguito, confermato, di Omnibus dibattito alle 7.50. In coda,  due nuove rubriche: Il dubbio di Enrico Vaime e WWW, dedicato al sito internet del TG: L’edizione dell’ora di pranzo si sposta alle 13.30, poi l’edizione principale alle 20 e quella notturna  alle 23.45.
Gian Paolo Cassano

La Parola di Papa Benedetto

Lunedì 30 Agosto 2010

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO

a cura di Gian Paolo Cassano

 

Riprendiamo brevemente l’insegnamento del Papa all’ Angelus e alle Udienze della seconda parte del mese di agosto. Nell’udienza di mercoledì 18 agosto, lanciando un accorato appello per le popolazioni alluvionate del Pakistan, il Pontefice  ha tracciato la figura spirituale di san Pio X, evidenziando “quel profondo amore a Cristo e alla Chiesa, quell’umiltà e semplicità e quella grande carità verso i più bisognosi, che furono caratteristiche di tutta la sua vita”.Il suo Pontificato “fu caratterizzato da un notevole sforzo di riforma, sintetizzata nel motto Instaurare omnia in Christo, Rinnovare tutte le cose in Cristo”. Benedetto XVI ha così evidenziato le iniziative di Pio X, dal Codice di Diritto Canonico, alla revisione dei percorsi di formazione sacerdotale, al Catechismo che “è stato per molti una guida sicura nell’apprendere le verità della fede per il linguaggio semplice, chiaro e preciso e per l’efficacia espositiva”. Notevole attenzione dedicò anche alla riforma della Liturgia. “Egli afferma - ha aggiunto il Papa - che il vero spirito cristiano ha la sua prima e ed indispensabile fonte nella partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa. Per questo raccomandò di accostarsi spesso ai Sacramenti, favorendo la frequenza quotidiana alla Santa Comunione, bene preparati, e anticipando opportunamente la Prima Comunione dei bambini verso i sette anni di età, ‘quando il fanciullo comincia a ragionare’”. Condannò il ‘Modernismo’, per difendere i fedeli da concezioni erronee e promuovere un approfondimento scientifico della Rivelazione in consonanza con la Tradizione della Chiesa”, fondò il Pontificio Istituto Biblico e levò forte la sua voce  di fronte ai bagliori della prima guerra mondiale.

All’Angelus del 22 agosto ha levato la preghiera per la pace nel mondo, affidandola a Maria Regina “affinché tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell’amore”. Ella ci mostra che per entrare nel Regno di Dio bisogna seguire “una via accessibile agli umili, a quanti si fidano della Parola di Dio e si impegnano a metterla in pratica”.

Nell’udienza del 25 agosto, ha lanciato un appello per la fine delle violenze in Somalia ed ha esortato ad avere i Santi come compagni di viaggio nel cammino di fede. “Ognuno - ha affermato - dovrebbe avere qualche Santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l’intercessione, ma anche per imitarlo”, poiché sono “buone guide per amare ancora di più il Signore e validi aiuti per la crescita umana e cristiana.” In particolare si è poi soffermato su S. Agostino e sulla sua “ricerca inquieta e costante della Verità, (…), quel Dio che cercava con le sue forze era più intimo a sé di se stesso, gli era stato sempre accanto, non lo aveva mai abbandonato, era in attesa di poter entrare in modo definitivo nella sua vita”. Il Papa ha poi incoraggiato  a “non avere paura della Verità, di non interrompere mai il cammino verso di essa, di non cessare mai di ricercare la verità profonda su se stessi e sulle cose con l’occhio interiore del cuore. Dio non mancherà di donare Luce per far vedere e Calore per far sentire al cuore che ci ama e che desidera essere amato”.

Domenica 29 agosto, all’Angelus, ha pregato per i minatori cileni intrappolati in miniera ed  ha evidenziato l’impegno alla tutela dell’ambiente per la salvaguardia della pace nel mondo: “abbiamo infatti il dovere di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente conservarla. Il Signore ci aiuti in questo compito!”. Il Papa ha pure invitato a riscoprire il valore dell’umiltà del quale Cristo, è l’assoluto “modello” di “gratuità”. “Da Lui apprendiamo la pazienza nelle tentazioni, la mitezza nelle offese, l’obbedienza a Dio nel dolore, in attesa che Colui che ci ha invitato ci dica: ‘Amico, vieni più avanti!’; il vero bene, infatti, è stare vicino a Lui”.

Gian Paolo Cassano

SAN VALERIO MARTIRE

Lunedì 30 Agosto 2010

SAN VALERIO MARTIRE, patrono di Occimiano (e Lu)

1.Terra natale
Zaragoza è una delle città più antiche, ricche e gloriose della Spagna. Si crede fondata dai Fenici sotto il nome di Solduba, ma fu ingrandita, popolata di veterani, abbellita con templi, foro, teatro, circo e bagni da Giulio Cesare, che la chiamò Cesaraugusta. È bagnata dal fiume Ebro, dal quale si dirama un canale che prende il nome dal suo costruttore Pignatelli, di famiglia italiana, e che serve a irrigare parte dell’immensa, fertilissima pianura. La sua storia gloriosa è scritta non solo nei volumi delle sue ricche biblioteche, ma soprattutto nei suoi monumenti. Saragozza seppe resistere ai Romani, ai Goti, ai Saraceni dai quali, pur essendo vinta, non venne mai soggiogata.
Chi visita oggi questa città trova sulle sue muraglie e case i segni della costanza di quel popolo, invitto nel difendere la sua libertà. Intorno alle porte e alle finestre dei palazzi pressoché diroccati, divenuti baluardi e fortezze per i privati cittadini, si scorgono tuttora migliaia di palle incastrate come perle preziose che ricordano ai posteri come ogni uomo, ogni donna e persino i bambini, durante i tre assedi dei Francesi negli anni I808 I809, erano divenuti difensori eroici della propria libertà, della propria patria e della propria religione. Dopo Sagunto e Numancia, dice il Moroni, non si era ai più veduto un accanimento così straordinario nella difesa di una piazza, tanto che gli assedianti stessi ammirarono il valore e l’audacia degli assediati.
Tuttavia ciò che rende Saragozza soprattutto gloriosa la storia della sua Chiesa e della sua fede. Narra la tradizione che S. Giacomo il Maggiore, Apostolo della Spagna, passando di là, fondò quivi la prima Chiesa e  divenne il primo Vescovo. Si racconta purghe che una notte, stando il santo Apostolo in orazione presso la
riva dell’Ebro, dopo una giornata di grande fatica spesa per convertire gli idolatri, la Vergine santissima, che ancora viveva con S. Giovanni, venne trasportata dagli Angeli e apparve sopra di una colonnina davanti S. Giacomo, entro un nimbo di vivissima luce e tra canti di soavissime armonie, per confortarlo. Maria Santissima manifestò a S. Giacomo il desiderio, che su quel luogo si erigesse un Santuario, che avrebbe servito ogni tempo a ravvivare la fede degli Spagnoli.
Oggi ancora la magnifica Basilica, dedicata alla Madonna del Pilar e che racchiude la colonna divenuta getto di speciale venerazione, attesta che la devozione dei buoni abitanti verso la Vergine SS. non è ai venuta meno.
A Saragozza si tennero quattro Concili prima del mille, tutti di grande importanza per la disciplina ecclesiastica. In questa città vi furono innumerevoli.  Martiri e vi fiorirono grandi opere di carità. Essa è inoltre la terra natale di S. Valerio.

2. Famiglia e nascita di san Valerio
Una delle famiglie più illustri, ricordate dalla storia romana, è senza dubbio quella dei Valeri. Valerio Publicola (507 anni av. Gesù Cristo), fu uno dei fondatori della Repubblica, e d’allora in poi i Valeri si distinsero nel governo, nelle scienze, nelle arti e nella letteratura, come lo provano, i Valeri Consoli, il Valerio Massimo storico, il Valerio Flacco poeta ed altri. Essi si resero celebri in Roma, nella Gallià, nella Spagna, dove il loro nome si tramandò in migliaia di famiglie.
Diocleziano, per farsi romano e darsi importanza, prese il nome di Valerio, e il suo esempio venne poi imitato da Galerio, Alassimiano, Costanzo. Non pochi scrittori sostennero che la figlia di Diocleziano, di nome Valeria, fosse cristiana: è certo, del resto, che essa diede saggio di virtù sconosciute al paganesimo. Ton fa quindi meraviglia che, essendo questo nome così diffuso,`si trovino all’inizio del cristianesimo molti Santi con questo nome. Non sappiamo l’almo preciso della nascita di S. Valerio, e nulla dei suoi genitori; ma si può arguire da varie circostanze, che sia nato sotto il Pontificato di S. Felice, essendo imperatore Aureliano, nella seconda metà del secolo III dopo Cristo.
La Chiesa era allora travagliata dagli errori di Nestorio e di Eutiche; il primo pretendeva che in Gesù Cristo vi fossero due persone e che perciò Maria Santissima non fosse Madre di Dio; il secondo insegnava che in Gesù Cristo vi era una sola natura. I cristiani di quei tempi, offesi nella loro fede, reagirono accrescendo la loro devozione verso la S.S. Vergine, Madre di Gesù, perciò Madre di Dio, bestemmiata da quegli eretici. Il clero poi senti il bisogno di coltivare sempre più lo studio delle scienze ecclesiastiche per poter combattere contro gli errori. I pochi colmi biografici del nostro Santo dicono esplicitamente che, oltre la nobiltà dei natali e la gentilezza dei modi, si ammiravano in lui i lodevoli studi e la non comune cultura unita a una tenerissima devozione verso la Vergine Maria.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé

3. La divina chiamata
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vescovo S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i primi passi per la via della pietà e degli studi, guidandolo con  l’esempio più che con la parola: possiamo pertanto supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse compagno di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità del mondo e la necessità di pensare a salvarsi l’anima, decise di consacrarsi a Dio nello stato ecclesiali. Espose la sua decisione al santo Vescovo il quale, dopo averlo esaminato attentamente e` preparato nella scienza e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno delle più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote circa l’anno 300.
A quel tempo in tutte le province della Spagna e l’Italia vi erano già molti cristiani e in parecchie città di
Spagna, come Mèrida, Siviglia, Segovia, Tarragona, Saragozza, Valencia, si era versato molto sangue di Martiri. Le gesta di S. Narciso martire, e la fede dimostrata dalle due sante Vergini Giusta e Rufina, erano conosciute e ammirate da tutti i buoni e riempivano il stupore i cattivi. Tuttavia i nemici e gli ignari di Gesù Cristo erano ancora molti, sicché Valerio, appena ordinato. Sacerdote, desiderò di andar a predicare il Vangelo agli infelici suoi compatrioti, che vivevano tra e tenebre della morte. Lasciò pertanto la sua città natale e, benedetto dal santo Vescovo, si recò più verso il nord della Spagna, nelle province cantabriche, dove pare che ancora non fosse stato predicato il santo Vangelo di Gesù Cristo: in questa Missione, il Santo raccolse abbondantissimi frutti di bene con la predicazione, ma specialmente con l’esempio della sua vita.
Valerio viveva umile e raccolto dentro una grotta scavata sulla montagna e passava molte ore nel pregare Iddio e nel meditare sulle verità eterne, che poi spiegava al popolo. Lo scarso vitto lo ricavava da un podere ch’egli stesso coltivava; ma più che del suo corpo egli si preoccupava della salvezza delle anime.
Impiegò  in questo apostolico ministero sete anni, durante i quali si scatenò la più terribile delle persecuzioni per opera dell’imperatore Diocleziano e dei Cesari Galerio e Massimiano. Quella persecuzione mietè un numero considerevole di vittime per tutto l’impero.
Il giovane Valerio venne affidato alle cure del Vé
S. Valerio, suo parente, il quale ne diresse i ~ passi per la via della pietà e degli studi, guidandot l’esempio più che con la parola: possiamo perì supporre ch’egli sia stato coetaneo e forse Comit
di S. Vincenzo.
Valerio, quando poté comprendere la vanità mondo e la necessità di pensare a salvarsi l Alì decise di consacrarsi a ~ fio alt Ho stato ecclesiali Espose la sua decisione al santi’ Vescovo il quale, ~ averlo esaminato attentamente t` preparato nella scii e nella santità, vedendolo ormai maturo e adorno più elette virtù, decise di consacrarlo Sacerdote l’anno 300.
«I Preti e i Diaconi—scrive Lattanzio— venivano arrestati e condotti al supplizio. Moltissimi cristiani di ogni età, sesso e condizione furono arsi vivi; altri furono gettati in fondo al mare. Non molto lontano dal luogo dove si trovava Valerio, a Compluto, avvenne il martirio dei due giovanetti Giusto e Pastore, rispettivamente di tredici e di sette anni, i quali, mentre andavano a scuola, avendo saputo che era giunto il famigerato persecutore Daziano, gettarono via la cartella e corsero a cercare la palma del Martirio ».
A Saragozza, tra i molti, che in quei giorni affrontarono il martirio per amor di Gesù Cristo, vi fu la vergine Eucrotide che venne talmente tormentata da rimanere con tutto il corpo lacerato e coperto di piaghe; gettata poi in prigione, ella morì perchè le sue piaghe degenerarono in cancrena.
la persecuzione cessò prima dell’anno 305 per essersi ritirata a vita privata Diocleziano e Massimiano.

4. Valerio vescovo di Cesaraugusta
Nel 307 Valerio, ritornato a Cesaraugusta, ebbe la notizia della morte del santo Vescovo Valerio, suo parente. Appena si conobbe l’arrivo di lui alla sua città natale, il popolo giubilante lo elesse Vescovo, scorgendo in lui un degno successore capace di reggere la città e la Diocesi di Cesaraugusta.
Con cuore addolorato il novello Vescovo vide il suo gregge ridotto a un esiguo numero di fedeli, per causa dell’orribile carneficina di tante persone del popolo e della nobiltà, sacrificate davanti alle porte della città e tra spaventosi tormenti dai nemici della religione cristiana.
Non pochi cristiani terrorizzati si erano ridotti a vivere nascosti per i dintorni della città, nelle vicinanze del tempio della Madonna del Pilar, dentro ai cimiteri, alle grotte e alle catacombe. Valerio li visitava caritatevolmente per consolarli nelle afflizioni; li esortava inoltre alla pazienza e li sorreggeva con la speranza nel benigno aiuto della divina Provvidenza. Ma soprattutto si dedicò con grande zelo alla predicazione, con la quale animò tutti a riprendere coraggio nel difendere la loro fede, e a disporsi anche a morire per essa, a imitazione dei santi Martiri loro conterranei. Per alimentare questa fiamma di amore verso Dio e i suoi Santi, istituì inoltre una confraternita formata dai fedeli più devoti e fervorosi, i quali scelsero come protettore il martire S. Valerio
Ma lo zelante Pastore non potè godere a lungo della consolazione di lavorare in pace per il bene delle sue pecorelle.

5. Arresto e deportazione
Daziano da Mèrida, nel 307, era ritornato a Cesaraugusta. Informato della elezione del nuovo Vescovo Valerio e del suo zelo per conservare, propagare e fare rifiorire il Cristianesimo, lo fece arrestare e condurre dinanzi all’imperatore Massimiano, sia perchè la Spagna era comandata da Costantino, contrario alla persecuzione, sia per guadagnarsi l’animo dell’imperatore.
Quale doloroso contrasto! Mentre la Chiesa, ora nascosta dentro le catacombe e ora esposta alla luce, andava diradando le tenebre dell’errore estendendo il Regno di Gesù Cristo sull’impero, si era ingaggiata una lotta accanita tra gli ambiziosi che si disputavano il trono. Tra di essi, c’erano Diocleziano, Massimiano, Galerio, Severo, Massimino e Massenzio, che, viziosi e sanguinari, sfruttavano contemporaneamente l’impero romano. Essi, non paghi di opprimere le popolazioni, seminavano la strage tra i pacifici seguaci di Gesù Cristo, e la confusione sorta serviva a contrassegnare e a distinguere lo spirito del mondo da quello di Dio!
Avendo dunque Massimiano ripreso la porpora, raggiunse le Gallie per indurre Costantino, che nell’anno 306 era successo a suo padre Costanzo, ad allearsi con lui. A quest’annunzio, il feroce Daziano credette di fare cosa gradita al vecchio imperatore, rincrudendo le ostilità contro i cristiani nella Spagna dove si trovava. A Cesaraugusta, dove egli credeva di avere divelto l’albero rigoglioso del Cristianesimo, aveva trovato invece nuovi germogli; per questo tentò di asportarli affinché non si riproducessero nuovi fedeli. Sembra quindi che dalla Spagna egli inviasse il Vescovo Valerio, scortato da una masnada di sgherri, fino alle Gallie, donde, essendo Massimiano già ripartito per Roma, il Martire dovette con molte privazioni e stenti continuare il viaggio fino a Roma.
A Roma, Massimiano si era associato nell’impero suo figlio Massenzio; timoroso però di venire da lui soppiantato, non si sentiva per il momento di sobbarcarsi ad altri fastidi. Diede perciò ordine che Valerio fosse deferito senz’altro all’autorità giudiziaria, la quale lo processò e lo condannò a essere torturato con flagelli, che erano formati di funicelle munite di palle di piombo. Dopo questo supplizio, Valerio venne confinato a Vienne nelle Gallie. Tale procedimento fu preso sia per tenerlo lontano da Roma, dove gli imperatori intravedevano un pericolo troppo grave nel fermento sempre crescente dei cristiani, sia per allontanarlo dalla sua patria, affinché non continuasse a fare proseliti per Gesù Cristo.

6. Da pastore di anime a pastore di animali
Il governatore di Vienne, al quale fu consegnato Valerio, gli diede l’incarico di custodire armenti per la campagna e su per i monti.
Il tiranno voleva sbarazzarsi di un soggetto che, se fosse rimasto in città, avrebbe potuto trovare aderenti causando a lui delle noie; credeva anche di umiliarlo relegandolo tra i rozzi e ignoranti contadini della campagna.  Quanto sono differenti però i giudizi umani da quelli Dio!
La divina Provvidenza infatti si servì della nuova destinazione del Vescovo Valerio per salvare non poche anime. Negli agnelli, che doveva condurre pascolo, egli ravvisò il gregge di cristiani da lui abbandonato a Cesaraugusta, e per loro pregava  giorno e notte.
Valerio poi si ricordava del dolce Pastore Gesù, che, sempre pronto a dar la vita per le sue pecorelle, correva in cerca della pecorella smarrita, per caricarsela sulle spalle e ricondurla all’ovile.
L’anima sua, tutta accesa di zelo e disposta alle sofferenze per imitare il divino Modello Gesù, si adattò a quel nuovo genere di vita con semplicità e prudenza.
Si avvicinò a poco a poco ai rozzi pagani, che vivevano come lupi rapaci sbranandosi a vicenda, parlò loro della bellezza della religione cristiana, di Gesù Cristo morto per salvarci, della vita eterna e li esortò a cambiar tenore di vita promettendo loro pace sulla terra e una gloria imperitura in Cielo.
Il frutto di queste fatiche apostoliche, durate per tre anni, fu la conversione di oltre tre mila pagani che, detestato il culto delle false divinità, adorarono il vero Dio. In quei luoghi, ove prima regnava il demonio, incominciò a imperare la nostra santa Religione. La corruzione antica fu abbandonata, gli odi si assopirono, il culto del vero Dio raggiunse vero splendore e Gesù Cristo divenne il dolce Sovrano di quel popolo.

7. Il martirio
I1 governatore di Vienne, informato che Valerio, mentre conduceva al pascolo le pecore, si era anche dedicato per tre anni alla predicazione, convertendo un considerevole numero di pagani alla religione di Gesù Cristo, si accese di sdegno, e ordinò che il santo Vescovo venisse crocifisso a un albero in aperta campagna, affinché i nuovi cristiani, assistendo al suo martirio, abbandonassero la loro religione..
Valerio rimase per sette giorni su quella specie di croce, che gli servì come di pulpito per predicare imperterrito le verità della fede cristiana. Alla vista di questo spettacolo di fortezza, non solo si rinfrancarono i fedeli ella fede, ma si convertirono anche tanti altri attratti alla parola e più ancora dall’eroismo del santo Ministro di Gesù Cristo.
Ma il tiranno, furente per tanta costanza, per impedire e Valerio continuasse a predicare, ordinò che fosse sepolto vivo: ciò avvenne circa l’anno 311. Com’è facile arguire, l’esecutore della sentenza non fu il governatore, ma un suo inviato particolare che, pur di farla finita, impartì l’ordine e, senza curarsi di assistere all’esecuzione, lasciò quei luoghi per evitare eventuali fastidi.
Ma le Gallie erano sotto il controllo di Costantino amico dei cristiani: le persecuzioni perciò si verificarono solo su qualche luogo e piuttosto per lo zelo indiscreto di qualche funzionario regionale. Partito l’inviato del governatore, il quale aveva ordinato di seppellir vivo Valerio, gl’incaricati, o per rendersi favorevoli i cristiani, o per la speranza di venire ricompensati, lasciarono libero Valerio, a condizione che si allontanasse da quel paese.
A conferma di questa ipotesi sta il fatto che, sebbene sul luogo dove S.Valerio soffrì il martirio gli sia stato innalzato un tempio, tuttavia non si ebbe mai alcuna notizia del suo sepolcro; si potrebbe perciò dedurre ch’egli non sia stato seppellito in quel luogo.

8. Valerio in Italia – Apostolato e morte.
Nel 1712 fu stampata un’immagine di S. Valerio, sulla quale si leggeva la seguente iscrizione: «Al tempo degli Ariani, Valerio fu trapassato da una freccia in un campo tra Lu, Mirabello e Occimiano ». Questa immagine può rappresentare una tradizione. Forse Valerio, lasciato in libertà dai suoi carnefici e posto in salvo dai fedeli che vegliavano sulla sua sorte, fuggì dalla Francia e, valicate le montagne di confine, andò da Aosta a Chivasso per scegliersi come campo di apostolato i colli del Monferrato. Secondo una tradizione, predicò anche per la regione bagnata dal fiume Tanáro, e precisamente nella regione dove, parecchi secoli dopo, fu costruita dalla Lega lombarda la città di Alessandria per opporsi a Federico Barbarossa.
Valerio continuò la sua opera di zelo fino circa al 350 in cui, sfinito dalle fatiche, logorato da tanti sterrati e inseguito forse dagli Ariani che volevano sopprimerlo, pare sia stato trafitto da uno strale. Altri invece suppongono ch’egli sia morto per esaurimento, a circa ottanta anni, su di un campo posto tra il territorio di Lu, di Mirabello e di Occimiano, alcuni anni prima che a Casale venisse martirizzato S Evasio.
Il cadavere di S Valerio venne miracolosamente scoperto. Secondo un’antichissima tradizione, durante il crudo inverno di quell’anno, un padrone doveva a un servo una pattuita misura di frumento. Perché non poteva essere  retribuito per causa della carestia dell’anno precedente, il servo chiese al padrone la licenza di mietere immediatamente, il 22 gennaio, per conto proprio, un certo campo situato tra i territori di Lu, Occimiano e Mirabello. Il padrone accettò volentieri la proposta che gli pareva ingenua e strana. Sempre secondo la tradizione, il 22 gennaio di quell’anno fu una splendida giornata, nella quale il servo, accompagnato da alcuni parenti, si recò sul campo, dove trovò il grano non solo miracolosamente cresciuto, ma in piena maturità. Sparsasi la notizia per i dintorni, fu un accorrere della popolazione per assistere a quel prodigio. I mietitori si misero all’opera ed ecco che, disteso per terra e coperto dal grano, essi trovarono il cadavere di un uomo deceduto da poco. Alla meraviglia per la sorprendente scoperta seguirono il rispetto e la venerazione, poichè il miracolo del grano maturato così prodigiosamente nel cuore dell’inverno comprovava che l’Altissimo voleva glorificare il suo servo fedele. Fatte le necessarie indagini, si venne a sapere che si trattava del corpo di S. Valerio, già Vescovo di Cesaraugusta, forse riconosciuto anche da alcuni che ne avevano ascoltata la parola e ammirato lo zelo.

9. Il corpo di San Valerio a Lu – Altre reliquie ad Occimiano.
Propagatasi la voce dell’avvenuto prodigio, dai paesi circonvicini accorse sul luogo una moltitudine immensa per venerare il santo corpo: tutti poi si disputavano l’onore e il diritto di possederlo.
Ne sarebbe forse  sorta una fiera  colluttazione se, seguendo il consiglio di persone prudenti e  l’abitudine dell’epoca, non fosse stata rimessa a Dio  la soluzione della grave e importante questione. Si  decise adunque di attaccare a un carro due giovenche  non ancora aggiogate e di affidarne la guida a un  ragazzo, affatto ignaro del modo di condurle. Sul rozzo  barroccio venne deposto con grande devozione il corpo del  Santo, mentre la moltitudine, prostrata a terra, pregava  fervorosamente Dio di voler far cono¬scere dove voleva che il Santo fosse venerato. Tre erano le vie, che conducevano ai vicini paesi Le giovenche, Abbandonate al loro istinto e guidate da forza misteriosa, dopo un istante di esitazione, infila¬rono la strada di Lu, camminando rapidamente e, seguite dalla moltitudine, esse ascesero il colle e non si fermarono che quando giunsero sul culmine di esso.
Si narra che, quando gli abitanti dei paesi vicini si accorsero della direzione presa dalla giovenche, scongiurassero il Signore che la facesse loro cambiare. Anzi, alcuni più arditi, volendo in certo qual modo costringere il Santo ad assecondare il loro pio desiderio, afferrarono il cadavere per le mani. Ma le dita si staccarono e rimasero in loro possesso, costituendo così le piccole reliquie, che tuttora si venerano in Occimiano, a Casorzo e in altri luoghi. Prescindendo da ciò, allorché le giovenche. giunsero sulla parte più elevata di Lu, detta tuttora Castello, vi si fermarono; allora gli abitanti del borgo ricevettero in deposito il sacro Corpo con sommo giubilo e, depostolo dentro una ricca e preziosa cassa di legno, lo custodirono gelosamente entro una piccola, ma devota cappella.
Le sacre reliquie rimasero su questo luogo indisturbate per lunghi secoli, esposte alla venerazione dei fedeli, che sempre, ma specialmente in tempo di pubiche e private sventure, come durante le piogge prolungate o i periodi di siccità o di altri malanni, con fede e ammirabile slancio e fervore mai ricorsero invano al santo Protettore per ottenere grazie e favori. Il 22 gennaio di ogni anno il religioso popolo di Lu celebra n una speciale devozione la festa solenne del ritrovato del corpo di S. Valerio, e in memoria del prodigioso miracolo del grano maturo nel cuore dell’inverno, il Santo viene rappresentato con le spighe in mano.
Anche ad Occimiano, nella festa del Santo, riprendendo l’antica tradizione, si confezionano panetti a forma di spiga che vengono benedetti durante la S. Funzione.

Chiesa Parrocchiale

Lunedì 30 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc): Chiesa parrocchiale, S. Valerio: nel centro del paese. Al 1298 risale la prima attestazione di una chiesa con tale titolo negli estimi della diocesi di Vercelli, pieve di Mediliano [ARMO, p. 36]. La costruzione dell’attuale edificio iniziò nel 1486 [AD 1974, p. 109], ma i lavori procedettero a rilento, tanto che la consacrazione da parte del vescovo Scipione d’Este avvenne solo il 30/11/1555 [AD 1991, p. 164; Novarese 1892, p. 238]. Nel 1568 il pavimento era ancora in terra battuta [Barberis 1982, p. 283]. Nel luglio 1622 Giovanni Battista Rigollo effettuò lavori in stucco nella cappella della Madonna, nella cappella di S. Carlo e nel coro [Prato 1915, p. 10]. Gli altari laterali con le rispettive balaustre provengono dalla chiesa della Consolazione, eretta in Occimiano nel 1673 dai Padri Crociferi di S. Camillo e smantellata nel 1798; anche quadri e arredi religiosi passarono in tale occasione alla parrocchiale [Barberis 1982, p. 285; Occimiano 1997, pp. 51-52]. Nel 1811 furono realizzati importanti restauri da parte di Carlo Ferraris e dei fratelli Giuseppe e Nicola Savini, diretti da Agostino Vitoli [Prato 1915, p. 10]. La sacrestia fu aggiunta nel 1814. Nel 1818 la chiesa fu dotata di bussola con tribuna d’organo e di coro (a modello del coro della sacrestia del duomo di Casale); lavori eseguiti da Vincenzo Capra, custode del teatro municipale di Casale.
Nel 1822 si effettuarono restauri nella cappella di S. Orsola [Prato 1915, p. 10]; nel 1825, durante i lavori di sostituzione del vecchio altare di legno della cappella con l’attuale di marmo, il parroco don Taravelli trovò sotto la base di una colonna un foglio ingiallito datato 20/8/1580 con notizie sull’esecuzione da parte di Bernardino Lanino della pala commissionata da Francesco Rafaldo, fondatore e priore della compagnia di S. Orsola [Prato 1915, p. 10; Quazza 1986, p. 260; Genovese 1995]. La chiesa fu ancora fatta abbellire da mons. Angelino negli anni 1867 69, con dipinti delle volte e degli altari di Paolo Maggi e decorazioni di Francesco Ferrari [Barberis 1982, p. 28]; venne riconsacrata il 27/7/1869 dal vescovo Pietro Maria Ferrè [AD 1991, p. 164].
Nel 1881 lo stesso mons. Angelino fece costruire su un terreno anticamente destinato a cimitero una cappella dedicata all’Immacolata, collegata alla parrocchiale sul lato destro della prima campata [Barberis 1982, p. 145]. Negli anni 1882 83 il parroco fece prolungare anteriormente di due arcate la chiesa, che ebbe una nuova facciata (disegno dell’architetto Gioachino Varino, capomastro Giovanni Negri, dipinti di Paolo Maggi, porte e orchestra ideate ed eseguite da Pietro Buzio, decorazioni in oro di Isidoro Giussani [Barberis 1982, p. 28]). Nel 1917 fu rinnovata la decorazione del battistero ad opera di Giuseppe Aceto. La facciata fu restaurata nel 1980 [Barberis 1982, pp. 166, 283].
Il campanile quattrocentesco, alto 40 metri al colmo della lunga cuspide, è in mattoni a vista, con quattro monofore su due piani per ciascun lato e coronamento con archetti; fu restaurato nel 1925, quando si posero sulla cuspide boccia, banderuola e croce, che caddero nel 1980; rifacimento nel 1986 con l’aggiunta della banderuola segnata dalla “V” di Valerio, esecutore Pier Luigi Gaviora [Grignolio 1993, p. 76]. Sopra la cella campanaria sono collocati i quadranti di un orologio restaurata (Eltec). Imponente facciata del 1882-83, caratterizzata da un arco trionfale con due colonne per lato, tra cui su alti piedistalli sono poste le statue di S. Giorgio e S. Lorenzo, compatroni del paese. Sopra la porta centrale, in un oculo, è situato il busto di S. Valerio. Interno a tre navate divise da grandi colonne che reggono arcate longitudinali. Affreschi della volta di Paolo Maggi. Altare maggiore e balaustra marmorei del 1751 [Grignolio 1993, pp. 74-75]. Vi sono due altari con colonne in capo alle navate laterali e due cappelle laterali, i cui relativi altari e balaustre provengono dalla chiesa della Consolazione [Barberis 1982, p. 285]: a destra è la cappella dell’Assunta con tela moncalvesca, a sinistra la cappella di S. Orsola. Varie pale interessanti: alla parete sinistra del presbiterio, Madonna col Bambino, fra le Ss. Caterina e Orsola e devote di Bernardino Lanino (1580), una delle ultime opere del pittore; alla parete della navata laterale destra la bellissima Assunta, del “Maestro dell’Assunta” (1680-90), che «arieggia Pittoni ma subito discostandosene in senso più lombardo» [Spantigati 1979, p. 21]; Deposizione di Gesù dalla croce, di Giorgio Alberini (1622); S. Camillo, Transito di S. Giuseppe, Madonna con S. Francesco e S. Carlo, S. Valerio nell’abside, S. Orsola, S. Lucia [Grignolio 1993, p. 76]. Organo Serassi del 1818 rifatto da Mentasti [AD 1991, p. 164]. L’ampia cappella dell’Immacolata che si apre sulla destra all’altezza della prima campata, presenta varie pale, tra cui una S. Filomena, dipinta dal barone Giuseppe Zino [Basile 2004, p. 24]. .
Poco oltre l’ingresso, nell’atrio della cappella dell’Immacolata, sono murate due lapidi romane: la prima di marmo bianco (m 1.92 x 0.86), probabilmente risalente al II sec. d. C., è costituita da un grande specchio epigrafico rettangolare delimitato da un semplice listello e coronato da un timpano triangolare con nicchia contenente il busto di un defunto scolpito a rilievo (acconciatura di età traianea), ai cui lati sono incisi due grandi delfini verticali con testa rivolta in basso; da un lungo testo in caratteri di fine esecuzione e di altezza decrescente si ricava che la stele fu posta sulla tomba dei genitori dal quadrunviro Marco Sullio Vero, il quale prevedeva un lascito di 400 sesterzi perché non mancasse ogni anno alla tomba un omaggio di rose; nel testo viene citato il vicus Iadatinus [Mercando 1998, pp. 86-87]. Nella seconda epigrafe, più piccola, incisa su pietra dolce e alquanto corrosa, è citato Saerus vilicus dei Firmani, giunto a fare un’offerta a Giove [Angelino 1988]. Entrambe le lapidi vennero alla luce nella chiesa di S. Maria di Caresana, già detta “pieve” (S. Maria in Piè), che sorgeva sul pendio ad ovest dell’attuale abitato (dove si trovava l’antico insediamento romano): tale chiesa nel 1298 era allibrata per una piccola cifra, risultava pericolante nel 1584 e fu abbattuta agli inizi del XX sec. [ARMO p. 36; Bo 1980, pp. 58-60]. La prima lapide fu rinvenuta nel pavimento della chiesa e fu trasportata prima del 1560 nella parrocchiale, ove per due secoli servì da mensa dell’altar maggiore (presenta infatti uno scavo a loculo per le reliquie, riaperto nel 1740 per cercare la pergamena con la data di consacrazione). Nel 1751 l’altare di legno dorato fu sostituito da un nuovo altare marmoreo e la lapide fu deposta nel vicino cimitero, dove la scoprì il parroco don Bartolomeo Cavagna, che la fece murare sulla cinta esterna del cimitero, prospiciente la piazza; il successore don Taravelli fece affiggere l’epigrafe all’interno della parrocchiale tra le porte maggiore e minore sul lato del battistero; infine nel 1882-83, in seguito ai lavori di prolungamento della chiesa, venne fatta murare da mons. Angelino alla sinistra dell’entrata della nuova cappella dell’Immacolata [Novarese 1892, p. 238]. La seconda epigrafe era collocata nel frontespizio dell’altare della chiesa di S. Maria di Caresana; nel 1768 (1763?) il vecchio altare fu demolito, e il blocco rimase abbandonato fino al 1771, quando don Cavagna fece incassare anch’esso nel muro di cinta del cimitero; l’epigrafe fu quindi sistemata all’interno della parrocchiale tra la porta centrale e la laterale destra, infine nel 1882-83 venne posta alla destra della porta che dà accesso alla cappella dell’Immacolata; purtroppo alcune parti sporgenti (capitello e cornici) vennero scalpellate dai muratori [Novarese 1892, pp. 245-46].

Nella cappella dell’Immacolata ci  sono due quadri opera del barone  Giuseppe Zino, uno (a sinistra entrando, dedicato a S. Filomena), l’altro (a  destra) dedicato a Maria Ausiliatrice.
L’occimianese Zino infatti fu valente pittore e disegnatore ufficiale della corte sabauda. Varrebbe le pena ricordare il libro di Zino (curato dalla prof.sa Pina Basile), Fatti taciuti o dimenticati (ricordi degli anni 1848-1849), riedito dalle Edizoni Spartaco di S.Maria Capua Vetere nel 2004.
Relatori ufficiali sono stati la prof.ssa Pina Basile del dipartimento di Letteratura, Arte e Spettacolo dell’Università degli Studi di Salerno (a cui si deve la riscoperta e che ne ha curato la riedizione) ed il prof. Giuseppe Lauriello, primario di pneumatologia e storico della Scuola medica salernitana.
La testimonianza del barone Giuseppe Zino si inserisce tra le fulgide pagine del nostro Risorgimento (il testo è intriso di un forte spirito patriottico) che affratellano Nord e Sud d’Italia.

Studio

Lunedì 30 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) Sono aperte le segnalazioni per l’assegnazione delle Borse d studio con le quali la Fondazione “Ernesto e Carla ROTA” intende premiare anche quest’anno gli studenti meritevoli residenti ad Occimiano

Saranno assegnate, ad insindacabile giudizio della Commissione ad hoc incaricata (composta da Anarratone Giuseppe, Debernardis Paola e Pendini Germana) facendo domanda presso  gli Uffici Comunali allegando la documentazione scolastica

Saranno assegnate Borse di studio per studenti occimianesi che si sono distinti all’esame di licenza media, per studenti occimianesi che si sono distinti all’esame di Stato (Esame di Maturità) e  per studenti occimianesi che si sono laureati dal settembre 2009 e che non fruiscano ancora di un contratto di lavoro.

La premiazione avverrà nel corso del concerto che annualmente la Banda musicale Filarmonica offrirà al paese.

gpc

Cani

Lunedì 30 Agosto 2010

OCCIMIANO – (gpc) Sono in aumento i possessori di cani in paese. Ultimamente è stato decretato lo stato di allarme per la rabbia canina e la Regione Piemonte ha emanato un decreto (“Profilassi della rabbia”) che prevede obbligatoriamente l’iscrizione all’anagrafe canina per i possessori di cani attraverso ad una micro chip applicato agli animali medesimi.
L’amministrazione comunale, al fine di agevolare coloro che non avessero ancora provveduto alla registrazione dei propri cani, in accordo con il dott. Scagliotti, del servizio veterinario dell’ASL, organizza un servizio a tale scopo il prossimo 16 settembre alle ore 9:30 in piazza Carlo Alberto con il servizio veterinario dell’ ASL.
Chi fosse interessato è pregato di recarsi presso gli uffici comunali al più presto per segnalare i cani a cui applicare il microchip e ritirare il bollettino di versamento di € 3,50 a favore dell’ASL
gpc

La Parola di Papa Benedetto

Lunedì 23 Agosto 2010

<meta content="OpenOffice.org 3.2 (Win32)" name="GENERATOR" /><style type="text/css"> <!-- @page { margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --> </style></p> <p style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><strong>LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO</strong></font></font></p> <p style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt">a cura di Gian Paolo Cassano<u> </u></font></font></p> <p style="margin-bottom: 0cm"> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt">Richiamiamo brevemente l’insegnamento del Papa all’ Angelus e alle Udienze della prima parte del mese di agosto.</font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><u>Domenica 1 agosto</u>, all’Angelus, il Papa ha ricordato come <em>“la vita quotidiana ci insegna che tutto passa in questo mondo” </em>ed<em> </em>“<em>i beni terreni non sono lo scopo, ma un mezzo nella via verso l’eternità. Apriamo allora i nostri cuori alle necessità dei fratelli, diventando ricchi davanti Dio”. </em>E’ l’insegnamento dei Santi (come S. Ignazio di Loyola, S. Alfonso Maria de’ Liguori, S. Eusebio, S. Giovanni Maria Vianney)il cui impegno comune<em> “è stato quello di salvare le anime e di servire la Chiesa con i rispettivi carismi, contribuendo a rinnovarla e ad arricchirla. Questi uomini hanno acquistato ‘un cuore saggio’ (Sal 89,12), accumulando ciò che non si corrompe e scartando quanto è irrimediabilmente mutevole nel tempo: il potere, la ricchezza e gli effimeri piaceri. Scegliendo Dio hanno posseduto ogni cosa necessaria, pregustando fin dalla vita terrena l’eternità (cfr Qo, 1-5)”.</em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><em><u>Domenica </u></em><u>8 agosto</u> ha invitato <em>“</em><em>ad usare le cose senza egoismo, sete di possesso o di dominio, ma secondo la logica di Dio, la logica dell’attenzione all’altro, la logica dell’amore”.</em>Significa avere un cuore<em> “aperto ad una speranza che illumina e anima l’esistenza concreta” </em>perché<em> “c</em><em>hi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova’”.</em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt">L’attesa del compimento della «beata speranza», la sua venuta, deve spingere ancora di più ad una vita intensa, ricca di opere buone, sull’esempio dei santi (come<em><strong> </strong></em>S. Domenico di Guzman, S. Chiara di Assisi, S. Lorenzo, S. Teresa Benedetta della Croce, [Edith Stein], e S. Massimiliano Maria Kolbe)<em><strong> </strong></em>che<em> “hanno impostato la loro vita proprio a partire da Dio e in vista di Dio”.</em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><u>Domenica 15 agosto,</u> nell’Assunta, ha evidenziato<em> come</em> il Cristianesimo non annuncia una salvezza astratta, ma prometta la vita eterna, dove niente di ciò che ci è più caro andrà in rovina, ma continuerà a vivere grazie all’amore di Dio.<em><strong> “</strong></em><em>Noi tutti esistiamo in forza del Suo amore – </em>ha sottolineato<em> - esistiamo perché egli ci ama, perché egli ci ha pensati e ci ha chiamati alla vita. Esistiamo nei pensieri e nell’amore di Dio. Esistiamo in tutta la nostra realtà, non solo nella nostra ‘ombra’. La nostra serenità, la nostra speranza, la nostra pace si fondano proprio su questo: in Dio … nel suo amore creatore, noi siamo custoditi e introdotti con tutta la nostra vita, con tutto il nostro essere nell’eternità. E’ il suo Amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo amore che chiamiamo «cielo»: Dio è così grande da avere posto anche per noi”.</em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><u>Mercoledì 4 agosto,</u> l’udienza è stata riservata ai ministranti in pellegrinaggio da tutta Europa (erano circa 50.000), specie dalla Germania,<em> riflettendo</em> sulla figura di San Tarcisio, giovane martire, patrono dei ministranti ed esortando i giovani fedeli ad aiutare i sacerdoti a rendere Gesù più presente nel mondo. <em>“Cari ministranti </em>– ha esortato il Papa – <em>la testimonianza di san Tarcisio e questa bella tradizione ci insegnano il profondo amore e la grande venerazione che dobbiamo avere verso l’Eucaristia”. E’ “un bene prezioso – </em>ha aggiunto<em> – un tesoro il cui valore non si può misurare, è il Pane della vita, è Gesù che si fa cibo, sostegno e forza per il nostro cammino di ogni giorno e strada aperta verso la vita eterna; è il dono più grande che Gesù ci ha lasciato”.</em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><u>Mercoledì 11 agosto</u> si è soffermato sull’esempio dei martiri (specificatamente Lorenzo, Edith Stein e Massimiliano Kolbe)<em> </em>che seguono il Signore fino in fondo, “accettando liberamente di morire per la salvezza del mondo, in una prova suprema di amore”. La loro forza nasce<em> </em><em>“dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa e così al mondo”.</em><em> </em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt">Se <em>“probabilmente noi non siamo chiamati al martirio”, </em>però <em>“nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità, a vivere in misura alta l’esistenza cristiana”: </em>così <em>“tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno quello di crescere ogni giorno in un amore sempre più grande a Dio e ai fratelli per trasformare questo nostro mondo”.</em></font></font></p> <p lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif"><font size="2" style="font-size: 11pt"><strong>Gian Paolo Cassano</strong></font></font></p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.doncassano.it/category/papa-benedetto-xvi/" title="Visualizza tutti gli articoli in Papa Benedetto XVI" rel="category tag">Papa Benedetto XVI</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.doncassano.it/papa-benedetto-xvi/la-parola-di-papa-benedetto-18#respond" title="Commenti a La Parola di Papa Benedetto">Nessun commento »</a></p> </div> <div class="post"> <h3 id="post-260"><a href="http://www.doncassano.it/telecomando/telecomando-2" rel="bookmark" title="Permalink di Telecomando">Telecomando</a></h3> <small>Lunedì 23 Agosto 2010</small> <div class="entry"> <p>IL RIGOLETTO A MANTOVA: in diretta su Rai 1 e in mondovisione sabato 4 e domenica 5 settembre (ore 20,30). Dopo il grande successo internazionale della “Tosca nei luoghi e nelle ore di Tosca” in diretta da Roma e de “ La Traviata a Paris” in diretta dalla capitale francese, “La Via della Musica” porta a Mantova per il “Rigoletto” di Giuseppe Verdi. Un “Film in diretta”, ideato e prodotto da Andrea Andermann, che riunisce “opera”, “cinema” e “luoghi artistici”. Con Placido Domingo (nel ruolo di Rigoletto), Julia Novikova, Vittorio Grigolo, Ruggero Raimondi, Nino Surguladze,per la regia di Marco Bellocchio. Firma la fotografia Vittorio Storaro. Dirige l’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, il Maestro Zubin Mehta.<br /> Per il ciclo “LA GRANDE STORIA” (venerdì 27 agosto, Rai 3, ore 21,10) c’è “Polenta e macaroni”, dedicato all’immigrazione italiana. Una storia fatta di storie, raccontata con l’ausilio di linguaggi diversi: la memoria delle testimonianze, il racconto delle immagini di repertorio, l’affabulazione di un narratore, i flash di una fiction d’epoca cinematografica o televisiva.<br /> Gian Paolo Cassano </p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.doncassano.it/category/telecomando/" title="Visualizza tutti gli articoli in Telecomando" rel="category tag">Telecomando</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.doncassano.it/telecomando/telecomando-2#respond" title="Commenti a Telecomando">Nessun commento »</a></p> </div> <div class="post"> <h3 id="post-259"><a href="http://www.doncassano.it/occ/padova" rel="bookmark" title="Permalink di Padova">Padova</a></h3> <small>Lunedì 23 Agosto 2010</small> <div class="entry"> <p>OCCIMIANO – (gpc) Sono tornati carichi per la bella esperienza di amicizia e di fede che ha coinvolto una cinquantina di monferrini (Occimiano, Mirabello, Ticineto San Germano, Casale) lo scorso 28 luglio. I pellegrini (tra essi anche il novantenne Gino Bassignana) si sono recati a Padova; n mattinata sono stati in Sant’Antonio con la S.Messa celebrata da don Cassano, poi hanno visitato brevemente la città e nel pomeriggio si sono fermati al santuario di San Leopoldo Mandic con la preghiera dei Vespri.<br /> gpc</p> <p><img width="128" height="96" alt="0282.JPG" id="image258" src="http://www.doncassano.it/wp-content/0282.miniatura.JPG" /> </p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.doncassano.it/category/occ/" title="Visualizza tutti gli articoli in Occimiano" rel="category tag">Occimiano</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.doncassano.it/occ/padova#respond" title="Commenti a Padova">Nessun commento »</a></p> </div> <div class="post"> <h3 id="post-257"><a href="http://www.doncassano.it/occ/concerto-2" rel="bookmark" title="Permalink di Concerto">Concerto</a></h3> <small>Lunedì 23 Agosto 2010</small> <div class="entry"> <p>OCCIMIANO – (gpc) forse solo più di quanto si possa pensare gli appassionati di buona musica. Prova ne è che la serata di sabato 7 agosto ha riscosso un grande successo di pubblico che ha affollato la piazza parco (parrocchiale) don Gatti per il secondo appuntamento del ciclo di Concerti “Giovani Note”, promossi dalla Biblioteca  comunale “m.o Angelo Debernardis”, in collaborazione con il Comune ed il Conservatorio  Alessandro Vivaldi di Alessandria.<br /> Protagonisti sono stati quattro giovani musicisti allievi del maestro Remo Pieri, un quartetto di ottoni (trombe e tromboni) che già si è esibito in attività del conservatorio e in altre manifestazioni esterne. Molto applauditi<br /> Sabato 7 agosto sarà poi la volta del Alessandro Balboni, Cristina Massaro, Francesca Massaro (fratelli provenienti dall’astigiano) e Mauro Massaro (ligure) che con bravura hanno eseguito diversi pezzi spaziando dalla classica alla musica moderna. Si è iniziato con la Canzone a quattro di Giovanni Gabrielli, proseguendo con la canzone quarta decima di Giovanni Battista Grillo, l’inverno di Vivaldi, l’aria dalla suite numero 3 di Bach, il capriccio di Johnson il quartetto di Frackenpohl e per finire un arrangiamento dei Beatles. Al termine un simpatico rinfresco base di torte preparate alle volontarie della biblioteca e l’appuntamento al terzo ed ultimo concerto previsto il 23 ottobre con il quartetto d’archi ed il duo di violoncelli.<br /> gpc</p> <p><img width="128" height="96" alt="005.JPG" id="image256" src="http://www.doncassano.it/wp-content/005.miniatura.JPG" />  <img width="128" height="96" alt="0021.JPG" id="image255" src="http://www.doncassano.it/wp-content/0021.miniatura.JPG" /> </p> </div> <p class="postmetadata">Pubblicato in <a href="http://www.doncassano.it/category/occ/" title="Visualizza tutti gli articoli in Occimiano" rel="category tag">Occimiano</a> <strong>|</strong> <a href="http://www.doncassano.it/occ/concerto-2#respond" title="Commenti a Concerto">Nessun commento »</a></p> </div> <div class="navigation"> <div class="alignleft"><a href="http://www.doncassano.it/2010/08/page/2/">« Voci Precedenti</a></div> <div class="alignright"></div> </div> </div> <div id="sidebar"> <div align="center"> <!-- Begin ShinyStat Free code --> <script type="text/javascript" language="JavaScript" src="http://codice.shinystat.com/cgi-bin/getcod.cgi?USER=doncassano"></script> <noscript> <a href="http://www.shinystat.com" target="_top"> <img src="http://www.shinystat.com/cgi-bin/shinystat.cgi?USER=doncassano" alt="Blog counters" border="0" /></a> </noscript> <!-- End ShinyStat Free code --> </div> <br /> <br /> <ul> <li> <form method="get" id="searchform" action="http://www.doncassano.it/"> <div><input type="text" value="" name="s" id="s" /> <input type="submit" id="searchsubmit" value="Search" /> </div> </form> </li> <!-- Le informazioni sull'autore sono disabilitate di default. 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