La bellezza nella Parola

“In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.” (Gv 10, 11-16)


Colgo l’immagine del Buon Pastore in uno tra i più famosi mosaici bizantini ravennati, la Lunetta
del Buon Pastore all’ingresso del Mausoleo di Galla Placidia con un chiaro significato allusivo: solo
attraverso il Cristo si raggiunge la pace eterna. L’opera musiva appartiene alla prima fase dello stile
bizantino ravennate, con una scena molto equilibrata, impostata su una composizione
simmetrica, con un’immagine che suggerisce la pace e l’armonia. 
L’ambientazione è in un paesaggio di montagna, con piante, fiori e cespugli, in un’atmosfera
primaverile, a cui sembra alludere il cielo azzurro. I colori chiari e luminosi rinviano
al Paradiso come è descritto nei testi sacri medievali.
Al centro è rappresentato Gesù, il buon pastore che si prende cura del suo gregge, mentre le sei
pecorelle rappresentano i fedeli cristiani, che seguono Cristo come loro guida. Cristo è una figura
giovanile, presentato senza barba, giovane, senza barba, perché è l’immagine del Figlio di Dio. In
abiti imperiali, è presentato come Re del Cielo: ha la veste d’oro perché rivestito della sua natura
divina e il manto porpora, simbolo della Passione. Il corpo è tutto girato, in una posa dinamica,
plastica e articolata, compie movimenti lenti e solenni, possiede un’energia contenuta.
L’espressione è serena e rilassata, lo sguardo, con la testa girata verso destra, sembra assorto,
rivolto lontano. Con la sinistra si regge una croce (altro rinvio alla passione) e con la destra
accarezza una pecora.  Un gesto che esprime affetto e accoglienza e rinvia alla comunicazione con
i fedeli che per mezzo di lui potranno accedere al Paradiso. 
Gli animali sono simili, ma ognuno si pone con un atteggiamento diverso per indicare la libertà che
Dio ha concesso agli uomini. Tutti però rivolgono la testa verso Cristo. E’ l’immagine dei fedeli che
seguono l’insegnamento di Gesù attraverso il Vangelo.