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La ‘Quattro Stagioni’ , l’opera più nota di Antonio Vivaldi, è stata la protagonista dell’ultimo incontro del ciclo “Vivaldi, tesoro nascosto in Monferrato”, che si è svolto domenica ,nella Chiesa Madonna del Rosario di Occimiano, grazie alla disponibilità della Parrocchia S. Valerio.
Ancora una volta si è trattato di un interessante mix di percorso storico e musicale. Il pomeriggio è stato aperto dal Sindaco di Occimiano Valeria Olivieri e dalla dott.sa Angela Tudisco, dell’associazione AmbientArti, che ha organizzato il ciclo vivaldiano. Il primo intervento è stato del prof.Paolo Ferrara, docente di Composizione al Conservatorio di Alessandria e della dott.sa Paola Pellizzari, sua ex-allieva ora diplomata in Composizione, che hanno sottolineato come Vivaldi fu autore di grande semplicità comunicativa e la sua dimensione planetaria.
Il concetto di ‘trascrizione di una partita’ è stato illustrato dalla prof.sa Chiara Bertoglio (docente al Conservatorio Ghedini di Cuneo), ricordando come Bach, pur essendo un genio inarrivabile fosse anche dotato di uno spirito ‘umile’ e curioso nello scoprire lo stile di altri musicisti suoi contemporanei o precedenti.
Si è entrati poi nel vivo del pomeriggio con l’esecuzione delle Quattro Stagioni da parte del Random Quartet ,un ensemble di giovani musicisti diplomati al Conservatorio di Torino: ognuno dei quattro concerti che compongono l’opera vengono introdotti da Giovanni Bertoglio, violino solista, che con sintetiche ma efficaci notazioni ‘prepara’ il pubblico ad un ascolto, oggi diremmo, ‘consapevole’; lo accompagnano ai violini Diana Imbrea , Arianna Nastro, Chiara Manueddu e Giulia Masiello.
Interessante poi la rilettura di Vivaldi da parte di Astor Piazzolla (1922-1992) ,musicista e compositore argentino popolarissimo nel suo paese e noto per le commistioni tra tango e jazz, spiegata dal Prof. Massimo Signorini , docente di fisarmonica al Conservatorio Cimarosa di Avellino, e dal M° Marco Vanni ,docente di sassofono al Conservatorio Marcello di Venezia. Brano che poi è stato eseguito dai due musicisti il brano (con fisarmonica e clarinetto) lasciando stupito il pubblico sul come la rilettura ,in chiave di tango e jazz ,modifichi sensibilmente l’opera di Vivaldi pur non stravolgendone l’essenza. Una buona dimostrazione che la Musica non è un elemento statico ma che si muove nel tempo e nei contesti etnici.

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