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NESSUNO NE PARLA (O QUASI)
news quasi sconosciute
a cura di Gian Paolo Cassano

L’Ufficio delle scuole cristiane in Terra Santa e il Ministero dell’educazione israeliano hanno trovato la via per uscire dal contenzioso che li contrappone da mesi. Così, dopo tre settimane di sciopero e di mobilitazione (come ha riportato l’agenzia Fides) le 47 scuole cristiane operanti nello Stato di Israele hanno finalmente aperto le porte ai loro 33.000 studenti e hanno dato inizio alle lezioni del nuovo anno scolastico.
Viva la soddisfazione (in una dichiarazione all’agenzia Asia News) di mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale di Gerusalemme: “l’accordo è stato possibile grazie all’unità, alla collaborazione e alla solidarietà che si è venuta a creare a tutti i livelli. Famiglie, sindaci, sindacati, società civile, arabi ed ebrei, cristiani e musulmani, tutti si sono adoperati per questo obiettivo. Questo è l’elemento di maggiore soddisfazione, perché conferma il ruolo di ponte dei cristiani nella società, perché è fonte di unità e vicinanza”. 
​Nelle scorse settimane, gli alunni delle scuole cristiane, insieme ai propri genitori e agli insegnanti, avevano organizzato anche manifestazioni di piazza per denunciare il taglio massiccio dei contributi statali imposto negli ultimi due anni da parte del governo d’Israele. La scorsa settimana, alcune proposte per uscire dall’impasse erano state presentate dal Ministero israeliano per l’educazione all’Ufficio delle scuole cristiane, che le ha accettate. L’accordo prevede l’attribuzione alle scuole cristiane di un primo contributo di 50 milioni di shekel (pari a quasi 11 milioni e 350.000 €) per il primo trimestre dell’anno scolastico 2015-2016. Successivamente sarà formato un nuovo organismo negoziale, per affrontare e risolvere le questioni in sospeso.
Gian Paolo Cassano

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