La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Se i padri latinano, i figli sono orfani di amore e di valori: Lo ha messo in evidenza il Papa nel corso dell’Udienza generale di mercoledì 28 gennaio. Francesco si è volutamente soffermato sugli aspetti negativi rimandando ad una seconda catechesi la “bellezza” della paternità.
“Padre” è una parola certamente “universale” e anche particolarmente “cara” ai cristiani, perché “padre” è il “nome con il quale Gesù ci ha insegnato a chiamare Dio”. Ora è nella cultura occidentale contemporanea che la figura del padre viene considerata “simbolicamente assente, svanita, rimossa”. Ci sono padri “talora così concentrati su se stessi e sul proprio lavoro” o “alle volte sulle proprie realizzazioni individuali, da dimenticare anche la famiglia. E lasciano soli i piccoli e i giovani…”
In passato, in alcune nelle case regnava “l’autoritarismo, in certi casi addirittura la sopraffazione”, con genitori “che trattavano i figli come servi”, insensibili alle loro esigenze di crescita, incapaci di educarli al difficile valore della “libertà”. Adesso, anche quando sono presenti tanti padri è come se non ci fossero: “a volte sembra che i papà non sappiano bene quale posto occupare in famiglia e come educare i figli. E allora, nel dubbio, si astengono, si ritirano e trascurano le loro responsabilità, magari rifugiandosi in un improbabile rapporto ‘alla pari’ con i figli….”
Abbandonando il loro “compito educativo”, essi “non danno ai figli, con il loro esempio accompagnato dalle parole, quei principi, quei valori, quelle regole di vita di cui hanno bisogno come del pane”. Così piccoli e giovani appaiono segnati da “lacune e ferite”, talvolta “anche molto gravi. (…) E’ più profondo di quel che pensiamo il senso di orfanezza che vivono tanti giovani”.
Essi si sentono abbandonati anche dalla società, che “spesso li lascia orfani e non propone loro una verità di prospettiva. I giovani rimangono, così, orfani di strade sicure da percorrere, orfani di maestri di cui fidarsi, orfani di ideali che riscaldino il cuore, orfani di valori e di speranze che li sostengano quotidianamente. Vengono riempiti magari di idoli ma si ruba loro il cuore; sono spinti a sognare divertimenti e piaceri, ma non si dà loro il lavoro; vengono illusi col dio denaro, e negate loro le vere ricchezze”.
All’Angelus domenica 1 febbraio Francesco, a sorpresa, ha annunciato un prossimo viaggio a Sarajevo il prossimo 6 giugno perché “susciti fermenti di bene e contribuisca al consolidamento della fraternità e della pace, del dialogo interreligioso, dell’amicizia”.
Nella catechesi, ispirandosi al Vangelo domenicale, ha sottolineato il primato della Parola di Dio, “da ascoltare, da accogliere e da annunciare”.  La “preoccupazione principale” per Gesù, è “comunicare la Parola di Dio, con la forza dello Spirito Santo;” nelle sue parole “si sentiva tutta la forza della Parola di Dio, si sentiva l’autorevolezza stessa di Dio, ispiratore delle Sacre Scritture”. E’ Parola di Dio “che realizza ciò che dice,” perché “corrisponde alla sua volontà. Invece noi, spesso, pronunciamo parole vuote, senza radice o parole superflue, parole che non corrispondono alla verità. Invece la Parola di Dio corrisponde alla verità, è unità alla sua volontà e fa quello che dice.”
Il Vangelo è dunque “Parola di vita”, perché “non opprime le persone, al contrario, libera quanti sono schiavi di tanti spiriti malvagi di questo mondo: la vanità, l’attaccamento al denaro, l’orgoglio, la sensualità… Il Vangelo cambia il cuore, cambia la vita, trasforma le inclinazioni al male in propositi di bene”.
Da qui l’incoraggiamento alla lettura quotidiana del Vangelo invocando poi Maria S. S. perché ci insegni “ad essere ascoltatori assidui e annunciatori autorevoli del Vangelo di Dio”.
Gian Paolo Cassano

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