La Parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano
E’ “nell’amore di Cristo” e non nelle capacità organizzative la forza della Chiesa. È sull’insegnamento dei martiri del comunismo albanese che ha fatto riferimento il Papa nell’Udienza generale di mercoledì 24 settembre. “La nostra forza è l’amore di Cristo! Una forza che ci sostiene nei momenti di difficoltà e che ispira l’odierna azione apostolica per offrire a tutti bontà e perdono, testimoniando così la misericordia di Dio”.
Francesco ha rammentato i 40 ritratti dei “sacerdoti assassinati”, lungo il boulevard centrale di Tirana, tra i “centinaia di cristiani e musulmani assassinati, torturati, incarcerati e deportati solo perché credevano in Dio”. Il loro sangue, però, “non è stato versato invano, ma è un seme che porterà frutti di pace e di collaborazione fraterna”. Ed oggi “l’Albania è un esempio non solo di rinascita della Chiesa, ma anche di pacifica convivenza tra le religioni. Pertanto, i martiri non sono degli sconfitti, ma dei vincitori: nella loro eroica testimonianza risplende l’onnipotenza di Dio che sempre consola il suo popolo, aprendo strade nuove e orizzonti di speranza”.
L’Albania può allora essere definita casa e laboratorio funzionante di concordia tra fedi diverse, condividendo “la buona volontà di fare del bene al prossimo”, constatando “con viva soddisfazione, che la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile. Loro la praticano! Si tratta di un dialogo autentico e fruttuoso che rifugge dal relativismo e tiene conto delle identità di ciascuno”.
Un viaggio indimenticabile per il Papa, tra la folla di “un popolo coraggioso e forte, che non si è lasciato piegare dal dolore (…) La dura esperienza del passato lo radichi sempre più nell’apertura verso i fratelli, specialmente i più deboli, e lo renda protagonista di quel dinamismo della carità tanto necessario nell’odierno contesto socio culturale. Io vorrei che tutti noi oggi facessimo un saluto a questo popolo coraggioso, lavoratore, e che in pace cerca l’unità”.
Domenica 28 settembre è stata una grande festa per gli anziani di tutto il mondo: Piazza San Pietro ha accolto decine di migliaia di persone per l’incontro del Papa con i nonni giunti dai vari continenti, promosso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia con la presenza anche di Benedetto XVI, abbracciato con affetto da Francesco sul sagrato della Basilica Vaticana. Dopo le toccanti testimonianze di alcuni anziani, il Papa ha presieduto la S. Messa.
Il Papa ha rivolto loro un “grazie speciale”, perché la loro presenza “è un dono per la Chiesa. E noi vi offriamo la nostra vicinanza, la nostra preghiera e l’aiuto concreto. La violenza sugli anziani è disumana, come quella sui bambini. Ma Dio non vi abbandona, è con voi! Con il suo aiuto voi siete e continuerete ad essere memoria per il vostro popolo; e anche per noi, per la grande famiglia della Chiesa. Grazie!” Essi “ci testimoniano che anche nelle prove più difficili, gli anziani che hanno fede sono come alberi che continuano a portare frutto”.  La vecchiaia “è un tempo di grazia”, nel quale il Signore “ci chiama a custodire e trasmettere la fede, ci chiama a pregare, specialmente a intercedere; ci chiama ad essere vicino a chi ha bisogno”.
Gli anziani “hanno una capacità per capire le situazioni più difficili” con “la loro preghiera”; i nonni hanno il “compito grande” di “trasmettere l’esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo; condividere con semplicità una saggezza, e la stessa fede: l’eredità più preziosa”. Ma non sempre l’anziano ha una famiglia che può accoglierlo: “e allora ben vengano le case per gli anziani… purché siano veramente case, e non prigioni! E siano per gli anziani: siano per gli anziani e non per gli interessi di qualcuno altro!” Esse “dovrebbero essere dei ‘polmoni’ di umanità”, dei “santuari” di umanità “dove chi è vecchio e debole viene curato e custodito come un fratello o una sorella maggiore”. Poi l’incoraggiamento ad andari a trovare: “fa’ tanto bene andare a trovare un anziano! Guardate i nostri ragazzi: a volte li vediamo svogliati e tristi; vanno a trovare un anziano, e diventano gioiosi!” Papa Francesco denuncia “la realtà dell’abbandono degli anziani”, spesso scartati con atteggiamenti “che sono una vera e propria eutanasia nascosta”, perché a comandare “c’è il denaro”. Bisogna allora “contrastare questa velenosa cultura dello scarto! Noi cristiani, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, siamo chiamati a costruire con pazienza una società diversa, più accogliente, più umana, più inclusiva, che non ha bisogno di scartare chi è debole nel corpo e nella mente, anzi, una società che misura il proprio ‘passo’ proprio su queste persone”. Infatti “un popolo che non custodisce i nonni e non li tratta bene è un popolo che non ha futuro!”
All’Angelus ha ricordato la Beatificazione a Madrid di mons. Álvaro del Portillo, primo successore del fondatore dell’Opus Dei, San Josemaría Escrivá de Balaguer: “la sua esemplare testimonianza cristiana e sacerdotale possa suscitare in molti il desiderio di aderire sempre più a Gesù e al Vangelo”. Quindi, ricordando il prossimo Sinodo della famiglia, ha invitato “tutti, singoli e comunità, a pregare per questo importante evento” nell’affido a Maria Salus Populi Romani e per la protezione degli “anziani del mondo intero, in modo particolare per quelli che vivono situazioni di maggiore difficoltà”.
Gian Paolo Cassano

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