La parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Domenica 17 febbraio piazza San Pietro era gremita di fedeli: tanta gioia e commozione per un Angelus davvero particolare, il penultimo di papa Benedetto XVI. Ricollegandosi al Vangelo domenicale delle tentazioni di Gesù nel deserto ed al significato della Quaresima ha sottolineato che la Chiesa, madre e maestra, “chiama tutti i suoi membri a rinnovarsi nello spirito”. La Quaresima è un “tempo di conversione e penitenza” che deve riorientarci “decisamente verso Dio, rinnegando l’orgoglio e l’egoismo per vivere nell’amore”. Nell’anno della fede la Quaresima si offre come “un tempo favorevole per riscoprire la fede in Dio come criterio-base della nostra vita e della vita della Chiesa. Ciò comporta sempre una lotta, un combattimento spirituale, perché lo spirito del male naturalmente si oppone alla nostra santificazione e cerca di farci deviare dalla via di Dio”.
Gesù vince le tentazioni che “sono anche false immagini dell’uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone”, il cui “nucleo centrale consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri interessi, dando più importanza al successo o ai beni materiali.” Così “Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce”; infatti “in ultima analisi, nelle tentazioni è in gioco la fede, perché è in gioco Dio. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l’io o Dio? L’interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?”
Poiché Gesù è “la mano che Dio ha teso all’uomo, alla pecorella smarrita per riportarla in salvo”, non bisogna avere “paura di affrontare anche noi il combattimento contro lo spirito del male: l’importante è che lo facciamo con Lui, con Cristo, il Vincitore. E per stare con Lui rivolgiamoci alla Madre, Maria: invochiamola con fiducia filiale nell’ora della prova, e lei ci farà sentire la potente presenza del suo Figlio divino, per respingere le tentazioni con la Parola di Cristo, e così rimettere Dio al centro della nostra vita”.
Alle tre tentazioni di Gesù aveva fatto riferimento anche nell’udienza generale di mercoledì 13 febbraio, parlando anche della sua decisione di lasciare il ministero petrino “in piena libertà per il bene della Chiesa”, nella consapevolezza “di non essere più in grado di svolgere” quel servizio “con quella forza che esso richiede.” Il “nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù” sta nella “proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?”.
Ora nessuno è immune dalla tentazione di mettere Dio “in un angolo”, nemmeno i cristiani in quest’epoca in cui domina “l’eclissi del senso del sacro”. “Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei”.
Oggi “non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita”.
Citando il caso il caso di Etty Hillesum, giovane ebrea olandese che scopre Dio nell’inferno di Auschwitz o dell’americana Dorothy Day, militante marxista che scopre che entrare in chiesa e “piegare la testa in preghiera” Benedetto XVI ricorda che “convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante”.
Gian Paolo Cassano

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