La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Come ogni anno, mercoledì 4 luglio Benedetto XVI ha iniziato un periodo di riposo estivo (fino alla fine di luglio) nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Alla gente che lo aspettava, augurando “a tutti buon riposo, un buon fresco” ha detto: “speriamo che spiritualmente e fisicamente possiamo rinnovarci in questa bella piccola città circondata dalla bellezza della creazione”.
Domenica 8 luglio, all’Angelus, a Castel Gandolfo, ha affermato come Gesù sia la “trasparenza di Dio” poiché “in Lui Dio abita pienamente” ed “il più grande miracolo dell’universo”. Analizzando il Vangelo domenicale (Mc 6) di fronte all’incredulità dei Nazareni, che “non si aprono alla bontà di Dio, che ha voluto condividere la nostra umanità” ha rilevato che “mentre noi cerchiamo sempre altri segni, altri prodigi, non ci accorgiamo che il vero Segno è Lui, Dio fatto carne, è Lui il più grande miracolo dell’universo: tutto l’amore di Dio racchiuso in un cuore umano, in un volto d’uomo”.
La Vergine ha “compreso veramente questa realtà”: Ella “non si è scandalizzata di suo Figlio: la sua meraviglia per Lui è piena di fede, piena di amore e di gioia, nel vederlo così umano e insieme così divino”. Per questo dobbiamo imparare da Maria, “Madre nella fede”, a “riconoscere nell’umanità di Cristo la perfetta rivelazione di Dio”.
Lunedì 9 luglio, poi, in forma privata, è andato in visita alla comunità dei Padri Verbiti, a Nemi, in occasione del loro Capitolo generale, ricordando l’ospitalità avuta all’epoca del concilio Vaticano II, dove era uno tra gli esperti teologici; qui Joseph Ratzinger (aveva allora 38 anni) lavorò alla stesura del Decreto missionario Ad Gentes.
“Tutto convergeva -ha rammentato il Pontefice – in un unico dinamismo della necessità di portare la luce della Parola di Dio, la luce dell’amore di Dio nel mondo e di dare una nuova gioia per questo annuncio (…) Il bene che ha la necessità in sé di comunicarsi, di darsi: non può stare in se stesso, la cosa buona, la bontà stessa essenzialmente è communicatio. E questo già appare nel Mistero Trinitario, all’interno di Dio, e si diffonde nella storia della salvezza e nella nostra necessità di dare ad altri il bene che abbiamo ricevuto. Chiaramente il dinamismo missionario vive, e vive solo se c’è la gioia del vangelo, se stiamo nell’esperienza del bene che viene da Dio e che deve e vuol comunicarsi”.
Gian Paolo Cassano

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