La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA di PAPA BENEDETTO

a cura di Gian Paolo Cassano

Un appello allo Stato perché difenda con decisione la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, tutelando la sacralità e inviolabilità della vita. Lo ha rivolto il Papa domenica 7 novembre a Barcellona nella S. Messa di dedicazione della chiesa della Sagrada Familia. “Perciò – ha detto – la Chiesa invoca adeguate misure economiche e sociali affinché la donna possa trovare la sua piena realizzazione in casa e nel lavoro, affinché l’uomo e la donna che si uniscono in matrimonio e formano una famiglia siano decisamente sostenuti dallo Stato, affinché si difenda come sacra e inviolabile la vita dei figli dal momento del loro concepimento, affinché la natalità sia stimata, valorizzata e sostenuta sul piano giuridico, sociale e legislativo. Per questo, la Chiesa si oppone a qualsiasi forma di negazione della vita umana e sostiene ciò che promuove l’ordine naturale nell’ambito dell’istituzione familiare”.

Benedetto XVI ha ammirato la genialità dell’opera dell’architetto catalano Antoni Gaudì e oggi in fase di completamento grazie alle più sofisticate tecniche costruttive. Gaudi, di cui è aperta la causa di beatificazione, è stato un “architetto geniale e cristiano coerente, – ha ricordato il Papa – “la cui fiaccola della fede arse fino al termine della sua vita con dignità e austerità profonda”, e chedi fronte alle innumerevoli difficoltà che dovette affrontare”, si affidava “pieno di fiducia nella divina Provvidenza.”

Gaudì volle fare della Sagrada Familia, una “lode a Dio fatta di pietra” traendo ispirazione dai libri della natura, della S. Scrittura e della Liturgia, introducendo dentro l’edificio sacro pietre, alberi e vita umana, affinché tutta la creazione convergesse nella lode divina.

Poi il Papa ha evidenziato il ruolo indispensabile della bellezza nella vita dell’uomo come “la grande necessità dell’uomo”; essa “è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza. La bellezza è anche rivelatrice di Dio perché, come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo”. In lingua catalana all’Angelus ha commentato con gioia l’atto di dedicazione della Sagrada Familia, dichiarata basilica minore aggiungendo:Gaudí, con la sua opera ci mostra che Dio è la vera misura dell’uomo, che il segreto della vera originalità consiste, come egli diceva, nel tornare all’origine che è Dio”.

Benedetto XVI era giunto in Spagna sabato 6 novembre fermandosi nel celeberrimo santuario di Santiago de Compostela, pellegrino in cammino con la Chiesa e l’umanità, che da sempre cerca la verità, unendosi alla grande schiera di coloro che, nei secoli sono venuti da ogni angolo del mondo a Compostela sulla tomba dell’apostolo Giacomo. “Essi – ha indicato il Papa – con le orme dei loro passi hanno creato una via di cultura, preghiera, conversione, concretizzatasi in chiese e ospedali, in ostelli, ponti e monasteri”. “In questa maniera – ha proseguito – la Spagna e l’Europa svilupparono una fisionomia spirituale marcata in modo indelebile dal Vangelo.”

Da qui il Papa ha allargato il suo pensiero all’Europa e alla Spagna perché non siano “solo preoccupate delle necessità materiali degli uomini, ma anche di quelle morali e sociali, di quelle spirituali e religiose, perché tutte queste sono esigenze autentiche dell’uomo e solo così si opera in modo efficace, integro e fecondo per il suo bene”.

Per questo “è necessario che Dio torni a risuonare gioiosamente sotto i cieli dell’Europa; che questa parola santa non si pronunci mai invano; che non venga stravolta facendola servire a fini che non le sono propri. Occorre che venga proferita santamente. È necessario che la percepiamo così nella vita di ogni giorno, nel silenzio del lavoro, nell’amore fraterno e nelle difficoltà che gli anni portano con sé. L’Europa deve aprirsi a Dio, uscire all’incontro con Lui senza paura”.

Il Papa presiedendo l’Eucaristia giubilare dell’Anno compostelano ha voluto rinsaldare nei cuori di chi crede la convinzione che essere discepoli di Cristo significa dare una testimonianza sociale e culturale dove, a differenza di certa mentalità, il servizio ai fratelli “non si misura – ha detto – in base ai criteri mondani dell’immediato, del materiale e dell’apparente, ma perché rende presente l’amore di Dio per tutti gli uomini”.

Dio non è l’antagonista dell’uomo e il nemico della sua libertà: “com’è possibile che si neghi a Dio, sole delle intelligenze, forza delle volontà e calamita dei nostri cuori, il diritto di proporre questa luce che dissipa ogni tenebra?”

Al suo viaggio in Spagna il Pontefice si era riferito anche nell’Udienza generale di mercoledì 3 novembre, soffermandosi, nella catechesi, sulla figura di Margherita d’Oingt, mistica francese del XIII secolo “donna santa e saggia” e “dall’intelligenza viva”, che seppe “intuire l’ineffabile mistero di Dio”, pure cogliendo “i limiti della mente nell’afferrarlo e l’inadeguatezza della lingua umana nell’esprimerlo”.

Così “Margherita d’Oingt ci invita a meditare quotidianamente la vita di dolore e di amore di Gesù e quella di sua Madre, Maria … Dalla contemplazione dell’amore di Cristo per noi nascono la forza e la gioia di rispondere con altrettanto amore, mettendo la nostra vita a servizio di Dio e degli altri”.

Se c’è spazzatura “nelle nostre coscienze e nelle nostre anime”, sarà “solo la luce del Signore, la sua forza e il suo amore che ci pulisce, ci purifica e ci dà la retta via”.

Gian Paolo Cassano

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