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La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

“Un cristiano che si chiude in se stesso, che nasconde tutto quello che il Signore gli ha dato è un cristiano… non è cristiano! E’ un cristiano che non ringrazia Dio per tutto quello che gli ha donato! Questo ci dice che l’attesa del ritorno del Signore è il tempo dell’azione - noi siamo nel tempo dell’azione -, il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo”.
Lo ho messo bene in evidenza il Papa durante l’udienza generale mercoledì scorso 24 aprile, continuando ad analizzare gli articoli del Credo e soffermandosi del “giudizio finale”. Egli ha posto la sua riflessione su ciò che una persona di fede è chiamata a fare prima di arrivare a quel traguardo, utilizzando tre parabole: quella delle vergini sagge e delle vergini stolte, quella dei talenti e quella dedicata al giudizio finale, fondato sull’amore.
“Quello che ci è chiesto è di essere preparati all’incontro – ha detto il Pontefice - ad un bell’incontro, l’incontro con Gesù -, che significa saper vedere i segni della sua presenza, tenere viva la nostra fede, con la preghiera, con i Sacramenti, essere vigilanti per non addormentarci, per non dimenticarci di Dio. La vita dei cristiani addormentati è una vita triste, non è una vita felice. Il cristiano dev’essere felice, la gioia di Gesù. Non addormentarci!” Ma l’attesa di Cristo non è mai il tempo dell’inerzia: “un cristiano che si chiude in se stesso, che nasconde tutto quello che il Signore gli ha dato è un cristiano… non è cristiano! E’ un cristiano che non ringrazia Dio per tutto quello che gli ha donato! Questo ci dice che l’attesa del ritorno del Signore è il tempo dell’azione - noi siamo nel tempo dell’azione -, il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo”.
Di qui l’incoraggiamento del Papa a non sotterrare i talenti, a scommettere “su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi” i talenti, a servizio del prossimo, degli ultimi nei quali Gesù vuole esser riconosciuto (affamati, stranieri, malati, carcerati …)
“Guardare al giudizio finale – ha concluso - non ci faccia mai paura; ci spinga piuttosto a vivere meglio il presente. Dio ci offre con misericordia e pazienza questo tempo affinché impariamo ogni giorno a riconoscerlo nei poveri e nei piccoli, ci adoperiamo per il bene e siamo vigilanti nella preghiera e nell’amore”.
Domenica 28 aprile, al Regina Coeli, ha invitato ad accogliere “la novità di Dio nella nostra vita” e, ripensando alla tragedia degli oltre 300 lavoratori morti in Bangladesh, ha rivolto “un forte appello affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore”.
Nella Giornata dedicata ai cresimandi e ai cresimati (nell’Anno delle fede) li ha affidati cresimati alla Madonna: “Maria vi aiuti ad essere attenti a quello che il Signore vi chiede, e a vivere e camminare sempre secondo lo Spirito Santo!” Il Papa ha ricordato che “la Vergine Maria ci insegna che cosa significa vivere nello Spirito Santo e che cosa significa accogliere la novità di Dio nella nostra vita”. Così “ogni cristiano, ognuno di noi, è chiamato ad accogliere la Parola di Dio, ad accogliere Gesù dentro di sé e poi portarlo a tutti”.
Gian Paolo Cassano

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