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La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

All’Udienza generale di mercoledì 11 ottobre il Pontefice, continuando sul tema della speranza cristiana ha evidenziato la necessità di una “attesa vigilante”, che deve precedere l’incontro con Gesù risorto. “Nulla è più certo, nella fede dei cristiani, di questo ‘appuntamento’, questo appuntamento con il Signore, quando Lui venga.” E’ per questo che “i cristiani non si adagiano mai”, perché, come insegna il Vangelo, “bisogna essere pronti per la salvezza” e “vivere in attesa di questo incontro!” L’incontro con Gesù “sarà un abbraccio, una gioia enorme, una grande gioia!” Ora il cristiano “sa che anche nella monotonia di certi giorni sempre uguali è nascosto un mistero di grazia” e “nessuna notte è così lunga da far dimenticare la gioia dell’aurora. E quanto più oscura, tanto più vicina l’aurora.” Restando uniti a Gesù, non resteremo paralizzati dal “freddo dei momenti difficili”, per cui “se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo”.
E’ un pensiero che deve bastare “per avere fiducia e non maledire la vita”, perché “tutto verrà salvato” e “la dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata”. Infatti, “dopo aver conosciuto Gesù, noi non possiamo far altro che scrutare la storia con fiducia e speranza”, senza rimpiangere “un passato che si presume dorato,” ma guardare “a un futuro che non è solo opera delle nostre mani, ma che anzitutto è una preoccupazione costante della provvidenza di Dio. Tutto ciò che è opaco un giorno diventerà luce. (….) Dio non delude mai.”
Non c’è spazio nel cristianesimo al pessimismo, “come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo,” né alla rassegnazione, perché “non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile.” Il cristiano ha “il coraggio di rischiare per portare il bene”, il tesoro “che Gesù ci ha donato”.
Da qui a pregare tutti, specie in questo mese, il Rosario per la pace: “possa la preghiera smuovere gli animi più riottosi affinché bandiscano dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e costruiscano comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune”.
“Una storia d’amore con Dio”: è questa la vita cristiana. Lo ha ricordato il Papa domenica 15 ottobre in cui ha proclamato 35 nuovi santi. Essi hanno accolto l’invito alle nozze, come ricorda la parabola del Regno di Dio, paragonato ad una festa nuziale. Tra i nuovi Santi, rappresentati dalle immagini sulla facciata ci sono 30 martiri brasiliani, 3 martiri messicani uccisi ancora adolescenti e due sacerdoti europei. Sono i brasiliani Andrea de Soveral e Ambrogio Francesco Ferro, sacerdoti diocesani; Matteo Moreira e 27 Compagni protomartiri del Brasile nel 1600; Cristoforo, Antonio e Giovanni, protomartiri del Messico nel 1527 e 1529;  lo spagnolo Faustino Miguez, sacerdote, fondatore della Congregazione delle Suore Calasanziane Figlie della Divina Pastora, per l’educazione delle bambine, vissuto a cavallo fra XIX ed il XX secolo ed il cappuccino italiano p. Angelo da Acri morto nel 1739, che girò, predicando, l’Italia meridionale. 
Francesco ha messo in rilievo come il Signore voglia celebrare le nozze con ciascuno, in un rapporto personale, come quello di una sposa con lo sposo. Diciamo al Signore, almeno una volta al giorno, “Ti amo Signore” ?   Perché “se si smarrisce l’amore, la vita cristiana diventa sterile” ed  “una morale impossibile (…) da far quadrare senza un perché”. Occorre stare attenti da una vita cristiana come una “routine” senza entusiasmo. Bisogna “ravvivare la memoria del primo amore”. Un invito che può esser rifiutato tutte le volte che si fa emergere la dimensione del “proprio”, prendendo “le distanze dall’amore non per cattiveria, ma perché si preferisce il proprio: le sicurezze, l’auto-affermazione, le comodità… Allora ci si sdraia sulle poltrone dei guadagni, dei piaceri, di qualche hobby che fa stare un po’ allegri, ma così si invecchia presto e male, perché si invecchia dentro: quando il cuore non si dilata, si chiude”. Gesù ci “chiede da che parte stare”: se “dalla parte dell’io o dalla parte di Dio”. L’invito è a fare come Dio, vivendo secondo l’amore vero, superando “i capricci del nostro io permaloso e pigro”. Infatti, Dio, di fronte ai “no” dell’uomo, “non sbatte la porta”, anzi di fronte alle ingiustizie subite, “risponde con un amore più grande”; mentre “soffre per i nostri no”, Egli “continua a rilanciare”, andando “avanti a preparare il bene anche per chi fa il male,” perché “solo così si vince il male”. Ora non basta rispondere una volta “sì” all’invito, ma serve “l’abitudine a vivere l’amore ogni giorno”. E’ l’insegnamento dei Santi canonizzati, soprattutto “i tanti Martiri”, ad indicare questa via: essi non hanno detto “sì” all’amore per un po’, ma “con la vita e fino alla fine” e il loro abito quotidiano è stato l’amore di Gesù, “quell’amore folle che ci ha amati fino alla fine” , lasciando il suo perdono a chi lo crocifiggeva.
All’Angelus Il Papa ha annunciato l’indizione di un’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione Panamazzonica, nell’ottobre 2019 a Roma, accogliendo il “desiderio” di alcune Conferenze episcopali dell’America Latina, nonché la “voce” di pastori e fedeli di tutto il mondo. “Scopo principale di questa convocazione è individuare nuove strade per l’evangelizzazione di quella porzione del Popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza la prospettiva di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta Amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta. I nuovi Santi intercedano per questo evento ecclesiale, affinché, nel rispetto della bellezza del creato, tutti i popoli della terra lodino Dio, Signore dell’universo, e da Lui illuminati percorrano cammini di giustizia e di pace”.
In vista della Giornata del rifiuto della miseria (17 ottobre) ha evidenziato che “la miseria non è una fatalità: ha delle cause che vanno riconosciute e rimosse, per onorare la dignità di tanti fratelli e sorelle, sull’esempio dei Santi”.
Gian Paolo Cassano

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