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La Parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 19 aprile il Papa ha dedicato l’udienza generale all’annuncio gioioso della Risurrezione di Gesù. Francesco sottolineato che il cristianesimo nasce da “un fatto”: infatti “non è un’ideologia, non è un sistema filosofico, ma è un cammino di fede che parte da un avvenimento, testimoniato dai primi discepoli di Gesù”. Paolo, scrivendo ai Corinti, “lo riassume in questo modo: Gesù è morto per i nostri peccati, fu sepolto, e il terzo giorno è risorto ed è apparso a Pietro e ai Dodici. Questo è il fatto. E’ morto, è sepolto, è risorto, è apparso. Cioè, Gesù è vivo! Questo è il nocciolo del messaggio cristiano”.
Centrale è soprattutto l’ultimo elemento del mistero pasquale: la Risurrezione. Di qui nasce la fede.
San Paolo fa poi un elenco delle persone a cui apparve Gesù risorto: da Pietro fino a lui stesso che “non era un chierichetto”, ma un persecutore della Chiesa e si sentiva un uomo arrivato. Ma con l’incontro con Gesù risorto sulla via di Damasco “il persecutore diviene apostolo”, perché lo ha visto vivo, risorto ! “Questo è il fondamento della fede di Paolo, come della fede degli altri apostoli, come della fede della Chiesa, come della nostra fede”.
Il cristianesimo allora consiste non tanto nella nostra ricerca di Dio  ma nella “ricerca di Dio nei nostri confronti” perché è Gesù che “ci ha afferrati” e “conquistati per non lasciarci più”. E’ necessario però un cuore aperto: “il cristianesimo è grazia, è sorpresa, e per questo motivo presuppone un cuore capace di stupore. Un cuore chiuso, un cuore razionalistico è incapace dello stupore, e non può capire cosa sia il cristianesimo. Perché il cristianesimo è grazia, e la grazia soltanto si percepisce, di più: si incontra nello stupore dell’incontro”. “Anche se siamo peccatori”, anche se nella nostra vita abbiamo sommato tanti insuccessi, possiamo “andare al nostro sepolcro: tutti ne abbiamo un pochettino dentro. Andare lì, e vedere come Dio è capace di risorgere da lì. Qui c’è felicità, qui c’è gioia, e vita, dove tutti pensavano ci fosse solo tristezza, sconfitta e tenebre”.
Bisogna quindi partire dall’amore di Dio che ha sconfitto “la nostra acerrima nemica” la morte. “E se ci diranno il perché del nostro sorriso donato e della nostra paziente condivisione, allora potremo rispondere che Gesù è ancora qui, che continua ad essere vivo fra noi, che Gesù è qui, in piazza, con noi: vivo e risorto”.
Al Regina Coeli, domenica 23 aprile, festa della Divina Misericordia, il Papa ha reso omaggio a san Giovanni Paolo II che ha voluto dedicare questa domenica alla Divina Misericordia con l’invito “a riprendere con forza la grazia che proviene dalla misericordia di Dio”.
Commentando il Vangelo domenicale, ha parlato del “senso della misericordia che si presenta proprio nel giorno della risurrezione di Gesù come perdono dei peccati”. Così la Chiesa è chiamata da Gesù a “portare a tutti l’annuncio concreto del perdono”. E’ un “segno visibile della sua misericordia” che “porta con sé la pace del cuore e la gioia dell’incontro rinnovato con il Signore”.
E la misericordia diviene “vera forma di conoscenza” del mistero che viviamo”, in aggiunta ai sensi, all’intuizione, alla ragione e altre forme. Essa “apre la porta della mente (…) per comprendere meglio il mistero di Dio e della nostra esistenza personale. Fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso, e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti, perché si priva della propria dignità”.
La misericordia “apre anche la porta del cuore” permettendo “di esprimere la vicinanza soprattutto con quanti sono soli ed emarginati, perché li fa sentire fratelli e figli di un solo Padre”. Essa “riscalda il cuore e lo rende sensibile alle necessità dei fratelli con la condivisione e partecipazione”, impegnandoci “ad essere strumenti di giustizia, di riconciliazione e di pace”, perché “è la chiave di volta nella vita di fede, e la forma concreta con cui diamo visibilità alla risurrezione di Gesù”.
Gian Paolo Cassano

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