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La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Continuando a riflettere sulla speranza cristiana, il Papa nell’udienza generale di mercoledì 15 febbraio ne ha colto la “radice” nella consapevolezza dell’amore di Dio per noi. La speranza che il Signore ci ha donato “non ci separa dagli altri”, né ci porta “a screditarli o emarginarli”. Essa non delude “mai”, perché è “solida” ed il suo “fondamento” è “ciò che di più fedele e sicuro possa esserci”, cioè l’amore che Dio nutre “per ciascuno di noi”. Infatti “Dio mi ama. Questa è la radice della nostra sicurezza, la radice della speranza. E il Signore ha effuso abbondantemente nei nostri cuori lo Spirito - che è l’amore di Dio - come artefice, come garante, proprio perché possa alimentare dentro di noi la fede e mantenere viva questa speranza”. Il fatto che Dio ci ami sempre è dunque una “sicurezza” che “nessuno” ci può togliere, perché la speranza è un “dono straordinario” del quale siamo chiamati a farci “canali”, con “umiltà e semplicità”, per tutti. Così “il nostro vanto più grande sarà quello di avere come Padre un Dio che non fa preferenze, che non esclude nessuno, ma che apre la sua casa a tutti gli esseri umani, a cominciare dagli ultimi e dai lontani, perché come suoi figli impariamo a consolarci e a sostenerci gli uni gli altri”.
Riflettendo sulla Lettera ai Romani, dove Paolo esorta a vantarci (nonostante non sia una “bella cosa”, perché tradisce anche una mancanza di rispetto nei confronti degli altri) il Pontefice ha osservato che “è giusto vantarsi dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo”, per mezzo della fede, perché “se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito Santo” ci accorgiamo che “tutto è grazia” e “tutto è dono”. Infatti ad agire nella storia “non siamo solo noi, ma è anzitutto Dio. È Lui il protagonista assoluto, che crea ogni cosa come un dono d’amore, che tesse la trama del suo disegno di salvezza e che lo porta a compimento per noi, mediante il suo Figlio Gesù. A noi è richiesto di riconoscere tutto questo, di accoglierlo con gratitudine e di farlo diventare motivo di lode, di benedizione e di grande gioia”. Così siamo “in pace” con Dio e facciamo esperienza della libertà.
Paolo esorta poi a vantarci nelle tribolazioni: e questo è il presupposto “più autentico, più vero” di ogni condizione di pace. La pace che ci offre il Signore non è “l’assenza di preoccupazioni, di delusioni, di mancanze, di motivi di sofferenza”, ma quella “che scaturisce dalla fede è invece un dono: è la grazia di sperimentare che Dio ci ama e che ci è sempre accanto, non ci lascia soli nemmeno un attimo della nostra vita.” Ciò “genera la pazienza, perché sappiamo che, anche nei momenti più duri e sconvolgenti, la misericordia e la bontà del Signore sono più grandi di ogni cosa e nulla ci strapperà dalle sue mani e dalla comunione con Lui”. Per questo Paolo esorta a vantarci dell’amore di Dio: perché il Signore “mi ama” !
Gian Paolo Cassano

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