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La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Continuando il ciclo di catechesi dedicate alla speranza cristiana, il Papa, nell’udienza generale di mercoledì 21 dicembre, ha ricordato che questa è una virtù che ci fa camminare mentre le nostre sicurezze, specialmente materiali, non ci salveranno. Ora la speranza normalmente si riferisce a ciò che non  si vede, ma il Natale ci parla di una speranza visibile perché fondata su Dio, che entra nel mondo con l’Incarnazione di Gesù, speranza nella vita eterna:  “Egli entra nel mondo e ci dona la forza di camminare con Lui: Dio cammina con noi in Gesù e camminare con Lui verso la pienezza della vita ci dà la forza di stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso. Sperare allora per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende. La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare”. Ma “io cammino con speranza o la mia vita interiore è ferma, chiusa? Il mio cuore è un cassetto chiuso o è un cassetto aperto alla speranza che mi fa camminare non da solo, con Gesù?” Di qui l’invito a guardare il presepe (per vedere “quanta speranza c’è in questa gente”) che nella sua semplicità trasmette speranza, a cominciare dal luogo, Betlemme, e per questo preferito dalla Provvidenza divina, “che ama agire attraverso i piccoli e gli umili”. E’ qui che nasce Gesù “nel quale la speranza di Dio e la speranza dell’uomo si incontrano”. Quindi i personaggi che lo compongono: Maria, “Madre della speranza”, che con il suo “sì” apre a Dio la porta del nostro mondo e accanto a lei, Giuseppe, che medita guardando Gesù, mediante il quale “Dio salverà l’umanità dalla morte e dal peccato”. Quindi i pastori, i piccoli, che aspettano il Messia e vedono nel Bambino la realizzazione delle promesse. “Mettiamoci questo in testa: le nostre sicurezze non ci salveranno; l’unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio. Ci salva perché è forte e ci fa camminare nella vita con gioia, con la voglia di fare il bene, con la voglia di diventare felici per l’eternità”. Una speranza che si esprime anche nel coro degli angeli, ringraziando Dio che ha inaugurato il suo Regno di pace. “Contemplando il presepe, ci prepariamo al Natale” e “sarà veramente una bella festa, se accoglieremo Gesù, seme di speranza che Dio depone nei solchi della nostra storia personale e comunitaria”, perché “ogni ‘sì’ a Gesù che viene è un germoglio di speranza. Abbiamo fiducia in questo germoglio di speranza, in questo sì: ‘Sì, Gesù, tu puoi salvarmi, tu puoi salvarmi’!”
Nel Messaggio natalizio con la Benedizione Urbi et Orbi il Pontefice ha invocato il sollievo portato dal Bambino Gesù a chi è colpito da conflitti o soffre a causa del terrorismo, per i migranti, i rifugiati, i terremotati, per chi è in povertà, nella fame e per i bambini. Francesco ha chiesto pace per la Siria, la Terra Santa, l’Iraq, la Libia, lo Yemen, il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo…. Il suo abbraccio è andato anche all’Ucraina orientale, alla Colombia, al Venezuela, al Myanmar e alla penisola coreana ….C’è bisogno di pace anche per i popoli impoveriti dalle “ambizioni economiche di pochi e dall’avida ingordigia del dio denaro che porta alla schiavitù, per chi è segnato dal disagio sociale ed economico, per chi patisce le conseguenze dei terremoti o di altre catastrofi naturali”. Come non pensare poi “ai bambini, in questo giorno speciale in cui Dio si fa bambino, soprattutto a quelli privati delle gioie dell’infanzia a causa della fame, delle guerre e dell’egoismo degli adulti”. Francesco ha chiesto infine a tutti gli uomini di buona volontà di continuare a “costruire un mondo più umano e più giusto, sostenuti dalla convinzione che solo con la pace c’è la possibilità di un futuro più prospero per tutti”. Un cammino guardando al Bambino Gesù, portatore di fratellanza e concordia, il cui potere non è quello “di questo mondo, basato sulla forza e sulla ricchezza; è il potere dell’amore”, ma è quello “che ha creato il mondo, la vita, che perdona le colpe, riconcilia i nemici, trasforma il male in bene. Questo potere dell’amore è il potere del servizio, che instaura nel mondo il regno di Dio, regno di giustizia e di pace”.
Nel giorno di S. Stefano il 26 dicembre, all’Angelus, ha evidenziato come “il martirio cristiano continua ad essere presente nella storia della Chiesa”. Infatti “da Stefano fino ai nostri giorni”, il rifiuto, la persecuzione, il martirio dei cristiani erano stati preannunciati da Gesù ai discepoli: “sarete odiati da tutti a causa del mio nome”. E’ il mondo ad odiare “i cristiani per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché Lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvage”. Appare chiaro come ci sia sempre “opposizione tra la mentalità del Vangelo e quella mondana”; così “seguire Gesù vuol dire seguire la sua luce, che si è accesa nella notte di Betlemme, e abbandonare le tenebre del mondo”. “Il protomartire Stefano”, infatti, “scegliendo la verità (…) è diventato nello stesso tempo vittima del mistero dell’iniquità presente nel mondo. Ma in Cristo Stefano ha vinto!” Il Papa ha quindi rammentato come oggi la Chiesa sperimenti “in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio” ed i martiri di oggi siano “in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli”, con la stessa crudeltà di allora. Per questo “oggi vogliamo pensare a loro, che soffrono persecuzioni ed essere vicini a loro con il nostro affetto, la nostra preghiera e anche il nostro pianto”, come i cristiani dell’Iraq, che danno un “esempio di fedeltà al Vangelo” e “vivono il Vangelo impegnandosi a favore degli ultimi, dei più trascurati, facendo del bene a tutti senza distinzione; testimoniano così la carità nella verità”. Da qui l’invito di Francesco a tutti i fedeli a rinnovare “la gioiosa e  coraggiosa volontà” di seguire Gesù “come unica guida (…), perseverando nel vivere secondo la mentalità evangelica e rifiutando la mentalità dei dominatori di questo mondo”.
Gian Paolo Cassano

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