La parola di Papa Francesco

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

Continua la catechesi del Papa sulla famiglia. Nell’udienza generale di mercoledì 24 giugno ha evidenziato che se famiglia si divide e si svuota “dell’amore coniugale”, la disgregazione “frana” addosso ai figli. In essa “tutto è legato assieme” e se la sua anima è ferita in qualche punto, “l’infezione contagia tutti”. Infatti “quando un uomo e una donna, che si sono impegnati ad essere ‘una sola carne’ e a formare una famiglia, pensano ossessivamente alle proprie esigenze di libertà e di gratificazione, questa distorsione intacca profondamente il cuore e la vita dei figli. Tante volte i bambini si nascondono per piangere da soli”. Ci sono nella vita familiare parole, azioni “e omissioni” che “invece di esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, lo mortificano”: se queste ferite “vengono trascurate, si aggravano: si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a quel punto possono diventare lacerazioni profonde, che dividono marito e moglie, e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso questi ‘sostegni’ non pensano al bene della famiglia”. Bisogna essere attenti a non essere anestetizzati rispetto alle ferite dell’anima dei bambini: “quanto più si cerca di compensare con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite, più dolorose e profonde, dell’anima”!
Francesco ha poi invitato a soffermarsi sul “peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino”, il peso di “scelte sbagliate”: se “ognuno pensa a sé stesso solamente (…) l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita”.
A volte “ci sono casi in cui la separazione è inevitabile, a volte può diventare persino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza”. Non mancano coloro che, “sostenuti dalla fede e dall’amore per i figli”, testimoniano la loro fedeltà ad un legame nel quale hanno creduto, “per quanto appaia impossibile farlo rivivere”; non tutti i separati, però, sentono questa vocazione, riconoscendo “nella solitudine un appello del Signore rivolto a loro”.
Di qui l’interrogativo del Pontefice per aiutare le famiglie i difficoltà: “come accompagnarle? Come accompagnarle perché i bambini non diventino ostaggi del papà o della mamma?”. Per questo ha invitato a chiedere al Signore “una fede grande”, per guardare la realtà con lo sguardo di Dio, e “una grande carità”, per accostare le persone con il suo cuore misericordioso.
Rifacendosi ai testi della liturgia domenicale, all’Angelus di domenica 28 giugno, Francesco ha ricordato che, come la donna, sofferente di perdite di sangue, guarita da Cristo, “chi crede ‘tocca’ Gesù e attinge da Lui la Grazia che salva”. Così è per la risurrezione di una bambina gravemente ammalata,  salvata dalla grande fede del padre, che aveva supplicato Gesù. “Qui si vede il potere assoluto di Gesù sulla morte, che per Lui è come un sonno dal quale ci può risvegliare. Gesù ha vinto la morte, anche ha potere sulla morte fisica”.
Ora “il messaggio è chiaro, e si può riassumere in una domanda: crediamo che Gesù ci può guarire e ci può risvegliare dalla morte? Tutto il Vangelo è scritto nella luce di questa fede: Gesù è risorto, ha vinto la morte, e per questa sua vittoria anche noi risorgeremo”. Non bisogna però confondere la resurrezione con la reincarnazione, perché “la Risurrezione di Cristo agisce nella storia come principio di rinnovamento e di speranza”.
Così “chiunque è disperato e stanco fino alla morte, se si affida a Gesù e al suo amore può ricominciare a vivere. Anche incominciare una nuova vita, cambiare vita è un modo di risorgere, di risuscitare. La fede è una forza di vita, dà pienezza alla nostra umanità; e chi crede in Cristo si deve riconoscere perché promuove la vita in ogni situazione, per far sperimentare a tutti, specialmente ai più deboli, l’amore di Dio che libera e salva”.
Gian Paolo Cassano

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.