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La parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO

a cura di Gian Paolo Cassano

Una folla calorosa si è stretta attorno a Benedetto XVI durante il suo viaggio in Portogallo dall’11 al 14 maggio. Una grande folla (forse 200-250.000 fedeli), in rappresentanza delle diverse aggregazioni ecclesiali italiane è stata quella anche che domenica 16 maggio ha voluto manifestare al Papa la propria solidarietà ed affetto.

Il Pontefice ha invitato a combattere il peccato “il vero nemico da temere e da combattere … il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa”. Soffermandosi poi sulla solennità dell’Ascensione del Signore, ha sottolineato che Gesù “rimane nella trama della storia umana, è vicino a ciascuno di noi e guida il nostro cammino cristiano: è compagno dei perseguitati a causa della fede, è nel cuore di quanti sono emarginati, è presente in coloro a cui è negato il diritto alla vita”.

Meta centrale della visita papale in Portogallo è stata Fatima quella casa “che Maria ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni”, per pregare “per la nostra umanità afflitta da miserie e sofferenze“. Qui ha parlato della fede che “apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’Amore che sostiene il mondo“. Ha poi ricordato come la missione profetica di Fatima non sia conclusa, poiché l’invito di Maria alla conversione e alla penitenza conserva tutta la sua urgenza.

La figura del “buon samaritano“, immagine di Gesù “che si fa vicino ad ogni uomo e lo conduce all’albergo, che è la Chiesa” è stata richiamata dal Pontefice incontrando i rappresentanti della pastorale sociale portoghese: “L’amore incondizionato di Gesù che ci ha guarito - ha affermato - dovrà ora trasformarsi in amore donato gratuitamente e generosamente, mediante la giustizia e la carità” verso “i poveri, i malati, i detenuti, quelli che vivono da soli e abbandonati, le persone disabili, i bambini e i vecchi, i migranti, i disoccupati e quanti patiscono bisogni che ne turbano la dignità di persone libere”.

Incontrando a Lisbona il mondo della cultura, Benedetto XVI, ha sottolineato come la Chiesa ritenga “come sua missione prioritaria, nella cultura attuale, tenere sveglia la ricerca della verità e, conseguentemente, di Dio“, promuovendo nello stesso tempo un dialogo rispettoso ma senza ambiguità.

E’ il tema della testimonianza della fede oggi a ritornare spesso negli interventi del Papa. Così, incontrando i Vescovi portoghesi li ha incoraggiati: “mantenete viva la dimensione profetica, senza bavagli, nello scenario del mondo attuale, perché la parola di Dio non è incatenata!“. E’ la necessità di “autentici testimoni di Gesù Cristo, soprattutto in quegli ambienti umani dove il silenzio della fede è più ampio e profondo: i politici, gli intellettuali, i professionisti della comunicazione che professano e promuovono una proposta monoculturale, con disdegno per la dimensione religiosa e contemplativa della vita.” Qui c’è bisogno di “un vero ardore di santità“.

Lo ha ricordato ai sacerdoti e ai consacrati (a Fatima). “La principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata e del ministro dell’altare – ha affermato – deve essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore”. Infatti “sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalista e di una religiosità superficiale”, in un mondo in cui “molti dei nostri fratelli vivono come se non ci fosse un aldilà, senza preoccuparsi della propria salvezza eterna“.

E’ lo stile del cristiano che cammina sulle strade del mondo, dove “la fede in ampie regioni della terra” rischia “di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata.”

Allora, “la priorità al di sopra di tutte è rendere Dio presente in questo mondo e aprire agli uomini l’accesso a Dio“, non è “il semplice enunciato del messaggio”, poiché “ciò che affascina è soprattutto l’incontro con persone credenti” che rendono affascinante la fede attraverso alla vita. Per questo “non abbiate paura di parlare di Dio - ha esortato i fedeli a Fatima - e di manifestare senza vergogna i segni della fede, facendo risplendere agli occhi dei vostri contemporanei la luce di Cristo” !

Gian Paolo Cassano

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