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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO

a cura di Gian Paolo Cassano

S. Giovanna d’Arco un esempio per i laici impegnati in politica. Lo ha indicato il Papa nell’udienza dello scorso mercoledì 26 gennaio, individuando nella “bontà”, nel “coraggio” e nella “straordinaria purezza” le qualità della santa francese, morta a 19 anni nel 1431.

S. Giovanna e S. Caterina da Siena “due giovani donne del popolo, laiche e consacrate nella verginità”, “mistiche impegnate” fuori dal chiostro, “in mezzo alle realtà più drammatiche della Chiesa e del mondo del loro tempo”, due donne “ forti che alla fine del Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende della storia”.

Sono gli anni del grande scisma d’Occidente e della “Guerra dei cent’anni”. Giovanna a 17 anni entra nell’agone politico per mediare senza successo una vera pace nella giustizia tra i due popoli cristiani; “la liberazione del suo popolo è un’opera di giustizia umana, che Giovanna compie nelle carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio di santità per i laici impegnati in politica, soprattutto nelle situazioni più difficili.”
Il Papa ne ripercorre la storia fino al “Processo di condanna”, i cui giudici “sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima: non sapevano di condannare una Santa”.

Vengono alla mente – ha aggiunto Benedetto XVI – le parole di Gesù secondo le quali i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti a dotti e sapienti.” Il processo “è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, è ‘allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione’”.

La sua è una testimonianza valida anche per noi perché “ci invita ad una misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei, nell’Amore di Gesù un profondo amore per la Chiesa”.

Domenica 30 gennaio, all’Angelus, ha liberato le colombe della pace insieme coi ragazzi dell’ACR ed ha affermato che la “Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.

E’ chiamata a vivere infatti il Vangelo delle Beatitudini chepuò essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù”. Si tratta diun insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla (…) Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli”.

Gian Paolo Cassano

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