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La Parola di Papa Benedetto

LA PAROLA DI PAPA BENEDETTO
a cura di Gian Paolo Cassano

Nell’Udienza generale di mercoledì 21 novembre Benedetto XVI ha sviluppato un’intensa catechesi sulla “ragionevolezza della fede”, ribadendo che essa non è contro la scienza, ma la sostiene nella sua ricerca “per il bene di tutti”. Dando “l’assenso” alla fede, ha affermato il Papa, la ragione umana non viene “avvilita”, perché “la fede porta a scoprire che l’incontro con Dio valorizza, perfeziona ed eleva quanto di vero, di buono e di bello c’è nell’uomo (…): è un “sàpere”, cioè un conoscere che dona sapore alla vita, un gusto nuovo d’esistere, un modo gioioso di stare al mondo (…) E’ la conoscenza di Dio-Amore, grazie al suo stesso amore. L’amore di Dio poi fa vedere, apre gli occhi, permette di conoscere tutta la realtà, oltre le prospettive anguste dell’individualismo e del soggettivismo che disorientano le coscienze”. La fede porta a conoscere Dio anzitutto attraverso un incontro d’amore, “vitale”, con Lui che “illumina” la fede “con la sua grazia”. Per questo “la fede costituisce uno stimolo a cercare sempre, a non fermarsi mai”. Allora “è falso il pregiudizio di certi pensatori moderni, secondo i quali la ragione umana verrebbe come bloccata dai dogmi della fede. E’ vero esattamente il contrario, come i grandi maestri della tradizione cattolica hanno dimostrato (…) Intelletto e fede, dinanzi alla divina Rivelazione non sono estranei o antagonisti, ma sono ambedue condizioni per comprenderne il senso, per recepirne il messaggio autentico, accostandosi alla soglia del mistero”. Dio schiude orizzonti nuovi e “infiniti” da esplorare. “La fede cattolica è dunque ragionevole e nutre fiducia anche nella ragione umana”. Benedetto XVI, citando alcuni pensatori cristiani (S. Paolo, S. Agostino fino a Giovanni Paolo II) tocca il nevralgico rapporto tra fede e scienza: “la fede, vissuta realmente, non entra in conflitto con la scienza, piuttosto coopera con essa, offrendo criteri basilari perché promuova il bene di tutti, chiedendole di rinunciare solo a quei tentativi che - opponendosi al progetto originario di Dio - possono produrre effetti che si ritorcono contro l’uomo stesso”.
Credere “è ragionevole”, perché se la fede considera la scienza “una preziosa alleata” per comprendere il disegno di Dio nell’universo, la fede “permette al progresso scientifico di realizzarsi sempre per il bene e per la verità dell’uomo, restando fedele a questo stesso disegno”. Infatti senza Dio, “l’uomo smarrisce se stesso. Le testimonianze di quanti ci hanno preceduto e hanno dedicato la loro vita al Vangelo lo confermano per sempre. E’ ragionevole credere, è in gioco la nostra esistenza. Vale la pena di spendersi per Cristo, Lui solo appaga i desideri di verità e di bene radicati nell’anima di ogni uomo”.
Domenica 25 novembre, nella solennità di Cristo Re, celebrando l’Eucaristia con i sei nuovi cardinali (James Michael Harvey, Béchara Boutros Raï, Baselios Cleemis Thottunkal, John Olorunfemi Onaiyekan, Rubén Salazar Gómez e Luis Antonio Tagle) ha affermato che chi segue Cristo sulla via della croce partecipa alla sua regalità.
“Con il suo sacrificio, Gesù ci ha aperto la strada per un rapporto profondo con Dio: in Lui siamo diventati veri figli adottivi, siamo resi così partecipi della sua regalità sul mondo. Essere discepoli di Gesù significa, allora, non lasciarsi affascinare dalla logica mondana del potere, ma portare nel mondo la luce della verità e dell’amore di Dio”.
All’Angelus ha incoraggiato a “prolungare l’opera salvifica di Dio convertendosi al Vangelo”, perché Cristo Re “non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare testimonianza alla verità”. Di qui, il pensiero è andato ai sei nuovi cardinali che, provenienti da diverse parti del mondo, “ben rappresentano la dimensione universale della Chiesa” invitando a pregare per loro “affinché lo Spirito Santo li rafforzi nella fede e nella carità e li ricolmi dei suoi doni, così che vivano la loro nuova responsabilità come un’ulteriore dedizione a Cristo e al suo Regno”.
Infine un affidamento alla Vergine perché “ci aiuti tutti a vivere il tempo presente in attesa del ritorno del Signore, chiedendo con forza a Dio: «Venga il tuo Regno», e compiendo quelle opere di luce che ci avvicinano sempre più al Cielo, consapevoli che, nelle tormentate vicende della storia, Dio continua a costruire il suo Regno di amore”.
Gian Paolo Cassano

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