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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

Mercoledì 22 gennaio, all’Udienza generale, il Papa, ricordando la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ha riflettuto sull’approdo di Paolo a Malta, ricordando che l’accoglienza è “un’importante virtù ecumenica”, capace di generare molti doni spirituali. “In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari… Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti. Ma, purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini. Sono sfruttati da trafficanti criminali. Oggi! Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti. Oggi! A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti.” Il naufragio e l’ospitalità a Paolo a Malta è il tema scelto per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani; qui ricevono dai maltesi testimonianza di “rara umanità”, trovando riparo, cibo, calore. “Manifestano l’amore di Dio in atti concreti di gentilezza. L’ospitalità degli isolani maltesi è ripagata dai miracoli di guarigione che Dio opera attraverso Paolo sull’isola. Quindi, se la gente di Malta fu un segno della Provvidenza di Dio per l’Apostolo, anche lui fu testimone dell’amore misericordioso di Dio per loro.” Essere fratelli in Cristo significa riconoscersi come tali, solo così l’ospitalità diventa “un’importante virtù ecumenica” che non è “un atto di generosità a senso unico, perché quando ospitiamo altri cristiani li accogliamo come un dono che ci viene fatto”. E’ questa la grazia dello Spirito Santo, è abbracciare ciò che il Signore compie nelle vite degli altri. “Accogliere cristiani di un’altra tradizione significa in primo luogo mostrare l’amore di Dio nei loro confronti, perché sono figli di Dio – fratelli nostri -, e inoltre significa accogliere ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. L’ospitalità ecumenica richiede la disponibilità ad ascoltare gli altri cristiani, prestando attenzione alle loro storie personali di fede e alla storia della loro comunità, comunità di fede con un’altra tradizione diversa dalla nostra.” Il mare di allora come il mare di oggi: pericoloso, pieno di insidie, rischioso per i viaggi di chi fugge dalla violenza, dalla guerra e dalla povertà: “noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo. Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio.”
Domenica 26 gennaio, all’Angelus, ha fatto memoria della tragedia della shoah, invitando a pregare e “dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più”; ha ricordato ha anche ricordato la Giornata mondiale dei malati di lebbra, esprimendo vicinanza “a tutte le persone affette dal morbo di Hansen e a quanti in diversi modi si prendono cura di loro”. Celebrando poi la prima Domenica della Parola di Dio, Francesco ha chiesto di fidarsi della Parola di Cristo, aprendosi “alla misericordia del Padre ed a lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirito Santo”. Si è poi riferito al vangelo domenicale, alla chiamata dei primi discepoli e all’inizio della missione pubblica di Gesù in Galilea, dove comincia la sua predicazione con l’invito: “convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Un annuncio che “è come un potente fascio di luce che attraversa le tenebre”; infatti “con la venuta di Gesù, luce del mondo, Dio Padre ha mostrato all’umanità la sua vicinanza e amicizia”, donate “gratuitamente al di là dei nostri meriti”. Sono doni da custodire. A volte sembra difficile “cambiare vita, abbandonare la strada dell’egoismo” perché si incentra solo su sé stessi “e non su Cristo e il suo Spirito. Ma la nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale, no. Credere questo anche sarebbe un peccato di superbia. La nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale, deve invece esprimersi in un’apertura fiduciosa del cuore e della mente per accogliere la Buona Notizia di Gesù. È questa – la Parola di Gesù, la Buona Notizia di Gesù, il Vangelo – che cambia il mondo e i cuori! Siamo chiamati, pertanto, a fidarci della parola di Cristo, ad aprirci alla misericordia del Padre e lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirto Santo.” Da qui comincia “un vero percorso di conversione. Proprio come è capitato ai primi discepoli” perché “l’incontro con il Maestro divino, col suo sguardo, con la sua parola ha dato loro la spinta a seguirlo, a cambiare vita mettendosi concretamente al servizio del Regno di Dio.” Tutti, però, sono chiamati ad essere messaggeri della Parola di Dio: come i primi discepoli, così “ciascuno di noi possa muovere i passi sulle orme del Salvatore, per offrire speranza a quanti ne sono assetati.”

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