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LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO a cura di Gian Paolo Cassano

LA PAROLA DI PAPA FRANCESCO
a cura di Gian Paolo Cassano

All’Udienza generale di mercoledì 16 maggio Il Papa ha concluso la catechesi sul battesimo ricordando il ruolo di genitori e padrini nell’aiutare i bambini a perseverare nella fede. “Se si tratta di bambini, è compito dei genitori, insieme a padrini e madrine, aver cura di alimentare la fiamma della grazia battesimale nei loro piccoli, aiutandoli a perseverare nella fede. L’educazione cristiana è un diritto dei bambini; l’educazione cristiana è un diritto dei bambini!”. In particolare Francesco si è soffermato sulla veste bianca e la candela accesa, segni che manifestano gli effetti spirituali del Battesimo che sin dai primi secoli si chiamava anche “illuminazione” e quello che era battezzato era detto “l’illuminato”. Infatti fin dai primi secoli i neobattezzati sono stati rivestiti di una veste candida, simbolo dello splendore della vita conseguita in Cristo e nello Spirito Santo: “rivestirsi di Cristo significa coltivare virtù di tenerezza, bontà, perdono ma soprattutto di carità”. La fiamma attinta dal cero pasquale, invece, simboleggia la chiamata a ricevere da Gesù il suo splendore: è la carità del Signore ad infiammare i cuori dei battezzati, come il cero dà luce alle singole candele. La vocazione cristiana è quella di camminare nella luce perseverando nella fede. L’educazione cristiana li porta, poi, a “ratificare personalmente la fede nella quale sono stati battezzati”. La presenza viva di Cristo, da difendere in noi, è “lampada che rischiara i nostri passi, luce che orienta le nostre scelte, fiamma che riscalda i cuori nell’andare incontro al Signore” e ci rende capaci di aiutare gli altri, a scegliere Dio, “sempre di nuovo”.
Celebrando la S.Messa in San Pietro nella solennità di Pentecoste domenica 20 maggio il Papa ha affermato che lo Spirito Santo ci porta verso Dio e verso il mondo, è un “ricostituente di vita” e porta un ”sapore di infanzia” nella Chiesa. Lo Spirito Santo è la forza divina che cambia il mondo, “entra nelle situazioni e le trasforma”, che “cambia i cuori e cambia le vicende”, è una forza centripeta, che “spinge verso il centro”, perché “agisce nell’intimo del cuore”, ed una forza centrifuga verso l’esterno, “verso ogni periferia umana” e “ci spinge verso i fratelli”. E’ Lui che “sblocca gli animi sigillati dalla paura” e che porta “al servizio chi si adagia nella comodità. Fa camminare chi si sente arrivato. Fa sognare chi è affetto alla tiepidezza”. A differenza di ogni tentativo terreno di cambiare le cose “il cambiamento dello Spirito è diverso: non rivoluziona la vita attorno a noi, ma cambia il nostro cuore; non ci libera di colpo dai problemi, ma ci libera dentro per affrontarli; non ci dà tutto subito, ma ci fa camminare fiduciosi, senza farci mai stancare della vita. Lo Spirito mantiene giovane il cuore”. Lo Spirito, poi, “cambia le vicende” e “raggiunge anche le situazioni più impensate”. Infatti “quando c’è lo Spirito succede sempre qualcosa”, e “quando soffia non c’è mai bonaccia”, anche se noi spesso “ammainiamo le vele”. Chi vive secondo lo Spirito sta quindi in una tensione spirituale verso Dio e verso il mondo. Lo Spirito soffi sulla Chiesa perché non porti altro che Lui, e soffi sul mondo “il tepore delicato della pace e il fresco ristoro della speranza”.
Al Regina Coeli ricordando la “festa di Pentecoste”, con la quale “culmina il tempo pasquale, centrato sulla morte e risurrezione di Gesù”, ha parlato della santità che “non è un privilegio di pochi, ma vocazione di tutti” e dello Spirito Santo che è “la fonte della santità”. Da Pentecoste “questa santità, la cui pienezza è Cristo, viene donata a tutti coloro che si aprono all’azione dello Spirito Santo e si sforzano di esserle docili”. Se assecondiamo lo Spirito “allora ci incamminiamo sulla via della santificazione, che consiste nel vivere in maniera degna di Dio e che ci fa sperimentare una gioia piena”. Così lo Spirito Santo “sconfigge l’aridità, apre i cuori alla speranza, stimola e favorisce la maturazione interiore nel rapporto con Dio e con il prossimo”.
Gian Paolo Cassano

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