“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».” (Mt 5,1-12)

Il discorso della montagna (nel vangelo di Matteo), dove Cristo proclama le Beatitudini, è illustrato nell’affresco (349 x 570 cm.) sulla parete settentrionale della Cappella Sistina (parte di un ciclo che raffigura le Storie della vita di Gesù), realizzato tra il 1491 ed il 1492 da Cosimo Rosselli, uno tra i maggiori esponenti della pittura fiorentina del Quattrocento. È rappresentato, insieme (come spesso accadeva a quei tempi) ad un altro episodio, la guarigione del lebbroso (che rappresenta gli emarginati e i dimenticati), che potrebbe essere colto come l’applicazione da parte del Signore del suo insegnamento di compassione e di misericordia.
Siamo sul monte dove Gesù (dai classici colori iconografici e con il nimbo crociato sulla testa), in piedi su un’altura, sta pronunciando il suo discorso alla folla, mentre i suoi discepoli sono raccolti dietro a lui (a rappresentare la nascente comunità cristiana). Si vedono, in secondo piano, mentre stanno arrivando con il Maestro al lugo prescelto. Sullo sfondo appare una città, immersa in un rigoglioso paesaggio che si perde in lontananza. Tra la folla si notano le donne con un velo bianco (quasi tutte) e, in primo piano, un uomo vestito di nero di spalle, mentre discute. Sono anche riconoscibili alcuni contemporanei, tra cui l’uomo con il cappello nero che guarda verso lo spettatore, in ultima fila (il suo autoritratto?).
Occorre notare la grande abilità di Rosselli nell’uso della tecnica dell’affresco, con l‘uso dello sfumato (come faceva Leonardo), creando crea transizioni morbide tra luce e ombra. Non è una semplice rappresentazione biblica, ma un microcosmo vibrante e pulsante di umanità che si confronta con profonde verità spirituali, un’opera che invita alla contemplazione ed ispira la riflessione.
