Nessuno ne parla (o quasi)

Cinque mesi e mezzo dopo la caduta del governo di Ilie Bolojan, rovesciato da una mozione di sfiducia il 5 maggio, la Romania si è dotata martedì 20 ottobre, di un nuovo governo, guidato da Luca Niculescu, che ha ottenuto 280 voti, ovvero 47 in più rispetto ai 233 richiesti. Il parlamento ha accordato la fiducia alla squadra dell’indipendente Luca Niculescu, costituita in maggioranza da tecnici ma con una rilevante rappresentanza del Partito socialdemocratico (Psd), la prima formazione del Paese. Il nuovo premier, ex ambasciatore rumeno a Parigi, ha 55 anni ed è attualmente il coordinatore del processo di adesione della Romania all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Grandi sfide attendono il nuovo governo, specialmente sul fronte dell’economia. Infatti il deficit di bilancio in rapporto al pil è il più alto tra i paesi dell’Unione Europea, (7,9% del PIL nel 2025). mentre la valuta locale ha toccato a inizio mese il minimo storico nel cambio con l’euro. L’instabilità politica rischiava di aggravare ulteriormente questa situazione, compromettendo l’accesso del paese ai fondi europei. Nel suo programma, Niculescu si è impegnato a riportarlo al di sotto del 3% del PIL entro il 2030, attraverso il contenimento della spesa, misure di lotta all’evasione fiscale e il miglioramento della riscossione delle entrate.

L’instabilità politica rischiava di aggravare ulteriormente questa situazione, compromettendo l’accesso del paese ai fondi europei come il Dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf).  Le prossime elezioni parlamentari sono invece previste nel 2028.