La bellezza nella Parola

“In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».” (Mt 22,15-21)

A commento del testo evangelico mi servo dell’olio su tela di Mattai Preti, detto il “cavalier calabrese” (nominato cavaliere dal Papa e di origini calabresi), uno dei maggiori esponenti del barocco napoletano (eseguito intono al 1675 e conservato a Napoli, al Museo di Capodimonte). In quest’opera, in un’atmosfera tipicamente caravaggesca, Preti mette in scena la disputa evangelica in un preciso equilibrio visivo. Si possono distinguere due piani orizzontali, quello dei volti in alto, quello delle mani in basso.

Nel primo piano Gesù è al centro con un’espressione soave del volto, in contrapposizione con quello del fariseo (ritratto di profilo) che, alla destra, sta porgendola con insistenza una moneta per interrogarlo. A sinistra si può notare un fatto iconografico singolare, il ritratto di un anziano con gli occhiali (impossibile all’epoca di Gesù, in quanto vennero inventati solo nel XIII secolo) che, con un’espressione enigmatica, guarda la scena; sta a simboleggiare la scienza, lo scrutinio minuzioso, il desiderio di approfondire gli insegnamenti del Maestro. Dietro a Gesù si nota un altro uomo (vestito alla maniera del Seicento), che sta sgranando gi occhi, con un sopracciglio alzato in un’espressione enigmatica, che potrebbe essere un autoritratto dell’artista.

Il piano orizzontale più basso è invece dedicato alle mani, quelle del fariseo che porge la moneta con la sinistra mentre la mostra con l’indice della mano destra e quelle di Cristo che con la destra indica la moneta mentre la sinistra, aperta verso lo spettatore, accompagna la sua dichiarazione: “date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.