La bellezza nella Parola

“In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».” (Mt 22,1-14)

A commento della parabola mi servo del dipinto di Francisco Goya conservato presso l’Oratorio di Santa Cueva a Cadice, in Spagna (146 x 340 cm.), realizzato tra il 1796 e il 1797. L’olio su tela fa parte di una serie di dipinti religiosi commissionati per l’oratorio e permette (1796-1797) permette di cogliere un momento di profonda transizione nel suo stile, quando rimase sordo, cambiando radicalmente la sua visione dell’arte.

La prospettiva che Goya adotta presuppone una visione dal basso, in quanto il quadro era collocato in alto sulle pareti curve della cappella. La scena evangelica, grandiosa e teatrale, è presentata su due piani, con i due gruppi che si fronteggiano in un’atmosfera di grande drammaticità. In un’ampia sala, al pavimento rialzato, si vede innanzitutto il re, coronato, con i suoi cortigiani, raffigurati con una ricca tavolozza di colori, che condanna l’uomo senza abito nuziale (sulla destra) ad essere cacciato fuori dalla sala mentre, reso con tonalità di marrone e grigio, mentre viene legato dai servi. Nell’altro, sullo sfondo, la scena si sviluppa intorno a una tavola circolare dove i convitati portano l’abito nuziale (la mantellina che riveste i propri abiti) che non rappresenta la ricchezza materiale, ma la disposizione dell’anima, la conversione interna e la purezza spirituale necessarie per entrare nel Regno dei Cieli.

Le figure sullo sfondo non sono rifinite nei dettagli, ma sono evocate attraverso rapide macchie di colore e contrasti di luce, dove l’espressività d’insieme è preferita al realismo del dettaglio. I volti degli invitati non ricordano le classiche figure sacre tradizionali, ma sono carichi di espressività e a tratti quasi deformate dall’ombra.